alitalia (foto depositphotos)

Rischio processo per ventuno persone. L’accusa di reato a sistemarli nella condizione di indagati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia: avrebbero truccato i conti Alitalia per favorire Etihad, consentire ai dirigenti della compagnia araba di guadagnare fette di mercato per centinaia di milioni e mettere ginocchioni, prona, la compagnia di bandiera italiana. Il tutto alle spalle dello Stato, che nel periodo finito sotto la lente d’ingrandimento dell’indagine è intervenuto con 900 milioni per evitare il fallimento. La Procura di Civitavecchia ha avviato l’inchiesta nel maggio del 2018. Ricostruiti gli atti della società tra il 2014 e il febbraio del 2017. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, ostacolo alla vigilanza, falso in atto pubblico. Una bella lista di pasticci creati evidentemente ad arte intorno ad un’azienda, Alitalia, ormai decotta e dichiarata fallita. Ventuno gli indagati, dirigenti, componenti del consiglio di amministrazione, commissari e consulenti che nel corso di quasi tre anni si sono alternati alla guida della società Alitalia-Etihad. Rischiano il processo, gli ex amministratori delegati Silvano Cassano, Luca di Montezemolo e Cramer Ball; l’ad di Etihad Jean Pierre Mustiere e la vice presidente di Confindustria, Antonella Massi, in quanto di passaggio dal Cda di Alitalia. L’elenco degli indagati comprende anche il nome di Enrico Laghi: gli viene tra l’altro contestato di aver raccontato il falso al ministero dello Sviluppo economico quando ha accettato l’incarico di commissario Alitalia. Ricostruiscono i magistrati: "Aveva detto di non aver prestato collaborazione al Alitalia nei due anni antecedenti. Invece era stato loro consulente, emettendo un parere sul valore delle azioni". Le accuse principali riguardano i falsi in bilancio. Manager e consiglieri di amministrazione che si sono avvicendati avrebbero fornito "falsamente dati di segno positivo difformi dal vero, consentendo il progressivo aumento dell’esposizione debitoria". Cagionando di conseguenza, secondo i pm, o comunque "concorrevano a cagionare il dissesto della società, anche aggravandolo". Accuse quindi pesantissime. La Guardia di Finanza, nello specifico, ha individuato plusvalenze fittizie per 136 milioni e 700mila euro nel 2015 e per 83 milioni nel 2016. Ma come mai la vigilanza non è riuscita ad intervenire in tempo e a porre fine al presunto grave sconcio? Semplicemente perché Mustier, Laghi e Mansi avrebbero raccontato bugie sulla effettiva situazione "economico patrimoniale della società all’Enac, occultando con mezzi fraudolenti fatti che avrebbero dovuto comunicare". degli obiettivi degli indagati pare fosse il raggiungimento "attraverso accordi incoerenti, irragionevoli e dannosi per gli interessi di Alitalia di favorire Etihad, determinando perdite per circa 100 milioni". Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli intanto stringe la mano ai magistrati che indagano. "Ci sono responsabilità penali da accertare, ma anche responsabilità politiche su quanto fatto e non fatto su Alitalia dal 2008 in poi". I magistrati definiscono tutto quanto "un disegno criminoso travestito da piano industriale". Sarebbero stati firmati e approvati bilanci fasulli con plusvalenze fittizie da 200 milioni di euro, assegnate rotte improduttive ad Alitalia e, al contrario, quelle più redditizie alla compagnia degli Emirati Arabi. Ipotizzata la presenza e la partecipazione al "disegno criminoso" di Enrico Laghi, già commissario Ilva, appena scelto come liquidatore di Air Italy: è accusato di aver mentito agli organi di controllo, Enac e Mise, sulla reale situazione di Alitalia. La Procura di Civitavecchia e il nucleo economico di Polizia della Guardia di Finanza di Roma hanno ricostruito in ventisei pagine la conclusione delle indagini. Ma i reati contestati non si fermano all’elenco sopra sviscerato. C’è molto altro, e si tratta soprattutto di cose disgustose. Del tipo: colazioni aziendali da 900 euro, aperitivi che valgono una cena di gala, costati anche 26mila euro. Roba che un qualsiasi umano si sogna per tutta la vita di frequentare. Sogni che erano realtà per un gruppo di manager. Quelli dell’Alitalia in dissesto economico che non badava però a spese. Un festone per 300 invitati a Villa Miani, il gioiello architettonico e paesaggistico che domina Roma da Monte Mario. I dirigenti Etihad, nuovi padroni, e i manager italiani insieme col numero uno del gruppo arabo e il vice presidente Alitalia, l’ex rugbista australiano James Hogan, gli ammiratori della Grande Bellezza della città eterna. Eventi da conti stellari, in totale 600mila euro. E 1333mila euro spesi per dei catering in occasione delle riunioni del Cda. Mentre l’azienda barcollava sul bavero del default e si parlava di tagli e della necessità di prestito statali. Al top dei costi inutili, superflui - arroganti dimostrazioni di strafottenza manageriale - quei 458 milioni per quattro eventi aziendali. Spese sostenute da Etihad, successivamente accollate alla miserabile Alitalia. Il Dream Team dei dirigenti, che la sera "si riunivano a banchettare sulla terrazza di un noto hotel con vista sulla Capitale. Ostriche e champagne, caviale però senza lenticchie, e piatti tipici della cucina italiana: tutto a spese di Alitalia. Vergogna e schiaffo, un manrovescio alle miserie della compagnia di bandiera, provocate evidentemente da manager imbroglioni, non solo incapaci. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco servito il punto di non ritorno toccato in occasione della festa di compleanno della nuova responsabile dei "rapporti con i passeggeri". Un party a suon si catering di lusso organizzato nella Palazzina di addestramento a Fiumicino. L’evento immagine di superbia a arroganza che mandò in bestia i dipendenti Alitalia alle prese con pesanti tagli agli stipendi.

FRANCO ESPOSITO

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