Lo stadio del Penarol nell'immagine che campeggia sulla copertina del profilo Twitter ufficiale del club

Leggo sempre con interesse e curiositá gli articoli di Pier Felice degli Uberti sui nostri antenati italiani. Lunedí scorso il Presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano ha scritto sul cognome Crosa, che fa probabilmente riferimento a una "crosa" (crocevia, in dialetto piemontese) e che ha ispirato il mio commento di oggi. La storia, che voglio raccontarvi, inizia con l’arrivo di Giovanni Battista Crosa con moglie e figli a Montevideo. Crosa non sapeva niente del calcio, anche perché il calcio nel 1776 non era stato ancora inventato. Eppure quel suo arrivo sarebbe stato inesorabilmente legato ad una delle piú grandi squadre - almeno per me - nella storia del gioco del pallone: il "Peñarol"!

Ancora giovane, pieno di forze e idee, Giovanni Battista sbarcó nel piccolo golfo di Montevideo, all’epoca una piccola cittá-fortezza abitata da un numero ridotto di militari e civili. Anche se pochi, giá all’epoca vi era esponenti di diverse comunitá nazionali, tra cui molti spagnoli e alcuni francesi. Crosa proveniva a Pinerolo, nel Piemonte, che all’epoca non era una vera e propria città, bensì una Corte formata da tanti borghi: San Verano, San Pietro Val Lemina, San Maurizio in alto e San Donato in basso. La famiglia Crosa, come tanta altra gente che il paese non riusciva a sfamare, intraprese il camino della emigrazione verso terre lontane e - come Montevideo - ancora ignote. Giovanni Battista capí che non c’era spazio per lui all’interno delle muraglie di Montevideo, perché quella zona privilegiata era giá stata accaparrata da emigranti spagnoli.

Intuí peró che poteva esserci una zona fuori della cittá per sviluppare un’attivitá commerciale: infatti alla perifería arrivavano paesani (chiamati gauchos) per vendere animali e prodotti della terra. Crosa capí che dopo quei lunghi e faticosi viaggi, i gauchos dovevano riposarsi, mangiare e bere, rifornirsi di quanto necessario. Decise quindi di istallare in quella zona una specie di emporio o magazzino generale con annessa ristorazione, che i paesani chiamavano pulpería. All’epoca gli emigranti molte volte erano identificati dalla zona di provenienza: gallegos, valencianos, napolitanos (da cui poi, tanos). Per i gauchos che arrivavano al suo magazzino/ristorazione, Giovanni Battista Crosa era semplicemente "el pinareul", perché si vantava davanti ai suoi clienti che lui veniva da Pinerolo (che foneticamente in piemontese dell’epoca si pronunciava pinareul). Per deformazione fonética, cominció a essere conosciuto come "el pinerolense " o "el piñorelense".

Col passase degli anni, la zona dove sorgeva la pulpería di Crosa - oggi all’incrocio della via "Coronel Raiz" e la Tangenziale 102 -, cominció a individuarsi come "Peñarol", cioé la zona del piñorelense. Crosa morí nel 1790 e fu sepolto nella cappella che fece costruire vicino alla pulpería, a cui puse il nome giá accettato popolarmente: la capilla de Peñarol. Un secolo dopo, verso il 1890, la zona giá solo identificata con il nome di Peñarol, fu sede della Societá di origine inglese Central Uruguay Railway Ltd. Company, che cominció a costruire treni e istallazioni ferroviarie, oltre a ospitare una stazione, la prima in Uruguay. Nel 1907 la Societá Ferro Carril Central era una potenza industriale, con 33mila metri quadrati di capannoni e 50 case per il personale di direzione e operaio.

Il 28 settembre 1891, i lavoratori di ogni ceto della societá ferroviaria, costituirono il "Central Uruguay Railway Cricket Club", con l’idea di sviluppare il gioco del cricket. Ma all’epoca un nuovo sport inglese affiancaca il cricket: lo chiamavano "football". Pochi mesi dopo la nascita del Cricket Club, debuttava una squadra di calcio amateur, promossa dall’ingegnere John Woosey, uno dei fondatori del club, che propose la costituzione di una squadra di calcio, che avrebbe preso il nome del quartiere "Peñarol" e avrebbe portato i colori - oro e nero -, che erano i colori del sindacato dei ferrovieri. Una storia curiosa, nata dall’intraprendenza di un piemontese, che - a propria insaputa - stampó il nome del suo paese "Pinerolo" sulla maglietta di una grande squadra nella storia del calcio mondiale, due volte campione della Coppa Intercontinentale.

JUAN RASO 

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