Quello che era nell’area da diversi giorni è stato ufficialmente stabilito nella giornata di ieri dal governo italiano: il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari previsto per il 29 marzo è stato rinviato a causa dell’emergenza coronavirus. Non c’è ancora una nuova data ma dall’esecutivo assicurano che la decisione sarà presa entro il 23 marzo e in ogni caso il referendum si dovrà tenere nel mese di maggio tra il 10 e il 31. Una notizia, questa, che è stata accolta con una certa preoccupazione all’estero dove tutta la macchina organizzativa viene avviata chiaramente con largo anticipo rispetto all’Italia per consentire il diritto di voto. Proprio quello che stava succedendo anche in Uruguay fino alla scelta di ieri.

Soltanto pochi giorni fa, nel corso dell’ultima seduta del Comites, il capo della cancelleria consolare Antonella Vallati informava i rappresentanti della collettività italiana sull’andamento della situazione che procedeva secondo i piani stabiliti. Circa 90mila sono gli elettori aventi diritto nel Paese che avrebbero avuto tempo fino al 26 marzo per poter consegnare il plico elettorale all’Ambasciata. Il sistema di voto con cui si sarebbe dovuto svolgere il referendum prevedeva lo stessa modalità delle ultime elezioni politiche in cui si verificarono una serie di problematiche: la distribuzione era affidata al Correo Uruguayo mentre ad Abitab andava il compito di ricevere e trasmettere all’Ambasciata i plichi.

Pur non fornendo una data precisa sull’inizio delle operazioni di distribuzione dei plichi, le autorità consolari avevano parlato di "un allungamento dei tempi" nel lavoro del Correo Uruguayo che avrebbe così avuto più tempo per recapitare le buste ai cittadini. Quanti plichi sono stati già recapitati? È questo chiaramente il principale problema che potrebbe provocare all’estero la decisione del governo di rinviare il referendum e su cui non c’è stata ancora alcuna comunicazione ufficiale. Secondo i piani inizialmente previsti, i plichi sarebbero arrivati a casa degli elettori entro il 15 marzo, ossia entro domenica prossima.

"Dalla giornata di mercoledì i plichi sono iniziati ad arrivare in Argentina, specialmente a Buenos Aires" sostengono con preoccupazione i rappresentanti della collettività italouruguaiana Renato Palermo e Filomena Narducci. Entrambi comprendono le ragioni dell’emergenza dovuta al coronavirus che ha portato il governo a prendere questa misura ma restano in attesa di capire cosa si farà per il voto estero e dicono di non sapere se in Uruguay il processo di distribuzione sia già iniziato.

"Questa è una delle diverse misure adottate dal governo per cercare di contrastare la diffusione del virus" ha spiegato Renato Palermo, consigliere del Comites e del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). "Restiamo in attesa di conoscere la nuova data e capire come verrà risolta la la partecipazione estera al voto". "Cosa succede all’estero dove tutta l’organizzazione comincia prima?" Appare molto più preoccupata Filomena Narducci, membro dell’esecutivo del Comites di Montevideo, che attende di conoscere nuove informazioni al riguardo.

Matteo Forciniti

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