Informazioni postume del viaggio nel Comune più povero d’Italia. Il luogo, il paese di un grande paradosso. Dinami, provincia di Vibo Valentia, dove prevale evidentemente l’economia sommersa. Poco di duemila abitanti, reddito medio pro capite 9.051 euro, l’amministrazione è retta dalla lista civica "Le ali della libertà". Due bar in paese e finora, fortuna loro e toccando ferro, non sfiorato dal contagio. Il coronavirus non abita lì, in quel lembo di Calabria, dove però non ha residenza neppure il reddito di cittadinanza. Nessuno l’ha mai chiesto, malgrado Dinami sia ritenuto appunto "il comune più povero d’Italia". Il paradosso di un paese reale meglio di tanti fatti di numeri. Siamo in Calabria, sotto i monti delle Serre, il mare azzurrissimo s’intravvede appena, è lontano. A perdita d’occhio la cima dell’Etna bello e minaccioso.

Dinami è in coda alla classifica italiana del benessere. Come da certificazione del ministero dell’Economia e come si evince dalle dichiarazioni dei redditi del 2017. Nel frattempo la situazione però non è cambiata. Anzi. Nel 2018 c’è stato un solo nato nel paese, a fronte della celebrazione di sei funerali. Ma la spiegazione del paradosso di Dinami non sta nel fatto demografico. I modelli economici esistenti sul posto fanno del paese il più povero d’Italia solo sulla carta. Vi sono infatti uliveti a perdita d’occhio e l’agricoltura che contribuisce in misura consistente. L’intreccio positivo tra il sistema delle giornate lavorative, del versamento dei contributi, delle malattie, dell’indennità di disoccupazione e degli assegni per i figli a carico. Tutto ciò consente a tante persone di mantenersi dignitosamente. I controlli sono oltretutto scarsi. Traduzione: esiste quell’economia tra sommerso e elusione su cui si basa gran parte del Mezzogiorno, e non solo. Per i quali il Reddito di cittadinanza, evidentemente, rappresenta un’inutile complicazione burocratica. A meno che – ma nessuno l’ha fatto – non si voglia rischiare aggiungendolo al lavoro nero.

Al sette marzo 2019, nessuno a Dinami si era presentato nell’ufficio postale e nel Caf del paese a presentare domanda per il Reddito di cittadinanza. E non più di sette persone, in tutto il Comune, hanno usato il reddito di inclusione, molto più logico e trasparente del Reddito di cittadinanza. In paese, qualche giovane forse ne avrebbe anche il diritto, ma tutto sommato con la pensione dei genitori e dei nonni campa bene, potendosi dedicare anche a qualche lavoretto episodico. Questo tipo di giovane tira avanti comunque. Mentre la maggior parte dei coetanei continua a lasciare Dinami. La denominazione di "Comune più povero d’Italia" non va comunque giù al sindaco Gregorio Ciccone. Il quale sostiene, e con ragione, di aver conosciuto la povertà vera. Famiglia con sei figli a casa hanno vissuto col lavoro solo del papà. "Mangiavamo la carne ogni tanto e non sapevano cosa fosse la frutta a tavola". Da qui l’enunciazione di una teoria che spiega l’atteggiamento dell’intero paese e il paradosso che caratterizza Dinami. "Non credo che debba essere lo Stato a coprire le difficoltà delle persone. Semmai i soldi andrebbero investiti nei servizi e nelle infrastrutture".

Ascoltate e meditate, signori del Movimento Cinque Stelle. Fosse anche umile e disponibile ad accogliere consigli e suggerimenti, il ministro Di Maio farebbe suo il paradosso di Dinami. Il reddito di cittadinanza è un’invenzione del M5S, a scopo chiaramente elettorale. Leggi raccolta di suffragi in sede di votazioni. Soldi del Governo da destinare a servizi e infrastrutture, ma a qual pro, signor sindaco? "Così chi va a lavorare in altre parti del territorio può mantenere le radici dove è nato". Dinami e la Calabria al tempo del virus, questo, cioè oggi. La regione resta il fanalino di coda dell’economia italiana. Il tasso di disoccupazione è al 22,3% (prima della devastazione causa Covid-19): il doppio di quello medio nazionale e il triplo di quello europeo. La ripresa dell’attività economica – dati Bankitalia – è tuttora insufficiente a colmare la caduta registrata durante la crisi. Le proiezioni Inps dicono questo: i calabresi potenzialmente beneficiari del reddito di cittadinanza sono 144mila. I picchi a Cosenza, Crotone, Cirò Marina. Ma il paradosso di Dinami qualcosa dovrebbe insegnare al M5S. Quelli di Luigi Di Maio ne hanno fatto un vessillo anche in Calabria. E continuano a sventolarlo, laddove farebbero cosa giusta e santa a guardare in direzione di Dinami. Lembo di Calabria in provincia di Vibo Valentia, dove nessuno si è preoccupato di chiedere il Reddito di Cittadinanza. Non solo per una mera questione di stile.

Franco Esposito

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