(foto depositphotos)

Riappaiono le follie del calcio non giocato. Perchè a sospendere quello sono stati giustamente i Governi europei. Parliamo dei signori che dirigono questo mondo, i quali dovrebbero dare il buon esempio. A chi? Ai professionisti che riempiono gli stadi di migliaia di tifosi. Secondo una gran parte di questi dirigenti, il campionato di serie A (e forse anche quello di B) dovrebbe riprendere alla fine di maggio con un tour de force che non ha precedenti nel mondo. Due partite a settimana fino agli inizi se non alla metà di agosto. E il coronavirus, la paura che la pandemia dovrebbe ricominciare a mietere vittime come prima se non più di prima? No: per lor signori il business è il business e niente e nessuno potrà fermarlo. Follia. Dunque, vediamo. Gli allenamenti potrebbero iniziare subito, diciamo fra una settimana per dar modo ai giovanotti di tornare ad essere atleti in tutti i sensi. Soffermiamoci su questo primo problema. A scendere in campo non sarà un singolo elemento, ma l’intera squadra che si allenerà senza mantenere le distanze suggerite dagli scienziati di tutto il mondo. Pensiamo ad un tackle, ad una difesa a uomo, ad un disperato intervento di un terzino per fermare un compagno che sta andando in gol. Non un avversario, badate bene, ma un giocatore della stessa squadra visto che si vuole riprendere lo stato di forma precedente convincendo il mister che deve essere titolare. Non sono questi i pericoli che hanno tenuto e continuano a tenere centinaia di migliaia di persone in clausura a casa? Ebbene per i dirigenti del nostro football pare che questo sia un particolare di nessuna importanza. Rispondono: agli allenamenti si terranno presenti determinate accortezze, mentre alla ripresa del campionato si giocherà a porte chiuse. Fermi, attenzione: togliere dagli stadi il calore del pubblico significa dimezzare se non annientare il bello dello spettacolo. Non importa, lo show deve andare avanti, perché gli interessi prevalgono sulla salute di tutti noi. Ma questo non significa premunirsi dal male che sta affliggendo il mondo. Primo, perché ad ogni incontro, seppure nel silenzio delle gradinate, partecipano decine di persone. Certo non migliaia di tifosi, ma dirigenti, riserve, medici sportivi, massaggiatori, vigili del fuoco, forze dell’ordine. Insomma, una folla di gente che non potrà rispettare per ovvi motivi le indicazioni dei medici e degli scienziati. Poi, inizia la partita ed a questo punto il pericolo aumenta, perché pensiamo ad uno scontro di gioco, ad una palla che si contendono due giocatori, alla manifestazione di giubilo che segue un gol. Compagni di squadra che si abbracciano, si baciano a distanza più che ravvicinata. Ne abbiamo avuto un esempio lampante nelle pochissime partite che si sono giocate a porte chiuse prima della sospensione del torneo. Allora si può parlare di follia o di incoscienza per chi vuole riprendere a tutti i costi il calcio giocato? C’è un particolare di grande importanza che si deve sottolineare. Tutti gli altri sport, dalla pallacanestro al rugby, dal nuoto alla pallavolo hanno detto basta alle competizioni. Per quale ragione solo il calcio deve violare un divieto sacrosanto a cui se non si obbedisce può creare gravissime conseguenze?

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