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Prezzi e coronavirus, alla fine paga sempre Pantalone. La fase 2 è in pieno svolgimento: si fanno bilanci e congetture Ma chi ci ha rimesso? Molte categorie grandi e piccole protestano: scendono addirittura in piazza e mostrano le piaghe di questo virus che non lascerà scampo a molti di loro. In quale modo? Saranno costretti a non alzare le saracinesche e forse a chiuderle definitivamente. Bar, ristoranti barbieri, negozianti, conti alla mano, dimostrano quanto sia difficile se non impossibile andare avanti. Passeggiando per Roma, il premier Conte ha tentato di svelenire gli animi e a un cronista che gli chiedeva come mai i suoi capelli fossero sempre ordinati ha risposto:"Me li taglio da solo".

Capiamo l’umorismo del Presidente del Consiglio, ma a volte l’ironia non serve a nulla, anzi inasprisce gli animi. Questa crisi ha finito con il rivoluzionare anche i prezzi al consumo. Ad esempio a Roma la tazzina di caffè è passata da 1,10 euro a 1,50: a Milano da 1,30 a 2 euro. Ciononostante, al bar i proprietari protestano e dicono: "Apriamo più tardi e in molti la colazione la consumano a casa". Ok; ma in questo caso di chi è la colpa? Se poi senti gli umori di chi va a fare la spesa ai mercati rionali, la voce è unanime. "È aumentato tutto senza discriminazioni di sorta".

I sondaggisti sono d’accordo e sostengono che l’accrescimento dei prezzi è molto elevato. Soprattutto per i prezzi di frutta e verdura. Senza parlare delle ciliegie (sono di stagione) che sono andate alle stelle. Pare di stare in una gioielleria invece che a un banco del mercato. Insomma, la musica è sempre la stessa: a pagare è sempre Pantalone, e cioè noi consumatori. Qualsiasi legge venga discussa e approvata viene poi ad aggravare le tasche del povero cittadino che non ha certo contribuito a fare una scelta del genere. La vita è diventata più difficile di prima, lo si sapeva, ma dopo i grandi sacrifici compiuti da milioni di persone, recluse in casa, questa ennesima "sbiossa" non ci voleva proprio.

Sembra di essere tornati ai tempi del cambio dalla lira all’euro. I politici si affannavano a dire che, si, un aumento c’era stato ma era solo del venti per cento se non meno. La realtà è che la svalutazione fu vicina al novanta o addirittura al cento per cento. Lo sanno tutte quelle persone che alla fine del mese percepivano uno stipendio e non comprendevano proprio come si riusciva a malapena ad arrivare al trenta o trentuno di gennaio, febbraio, marzo e così via. Mentre questa è la situazione in cui si trova la maggior parte degli italiani, nei Palazzi si continua a polemizzare e a litigare spesso su questioni di nessun conto popolare, ma soltanto di potere.

"Conte è inadeguato", sostengono le opposizioni. E aggiungono: "Con Mario Draghi a Palazzo Chigi sarebbe tutta un’altra musica". Vero o falso che sia, a quanti debbono tirare avanti un discorso del genere non importa nulla. Ma il braccio di ferro non si ferma qui. Prosegue imperterrito la sua corsa e prende tutti i campi. Anche quello della scuola che interessa milioni di persone. Nell’occhio del ciclone finisce il ministro Lucia Azzolina, responsabile dell’Istruzione, che viene definita invece della "distruzione".

Pure nella maggioranza giallorossa non mancano le diatribe. Il Pd contro i 5 Stelle, il Movimento di Di Maio diviso in due; pure il Pd non ha una voce unanime, nemmeno tra i massimi dirigenti del partito. Quanto a Renzi ondeggia un giorno sì e un altro pure, rendendo quanto mai traballante la coalizione di governo. Se Conte è "impolitico", come affermano in tanti, quale altra soluzione potrà esserci in futuro?

BRUNO TUCCI

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