La musica è stata la grande passione che ha segnato la vita di Pompeo Vassallo, celebre animatore delle feste della collettività italiana in Uruguay, che è scomparso recentemente dopo una lunga malattia. Nato a Centola in provincia di Salerno, Vassallo è stato un migrante anche negli Stati Uniti e in Venezuela per poi stabilirsi definitivamente in Uruguay, a Montevideo, dove è morto all’età di 81 anni. A portarselo via è stato il vizio del fumo che ha progressivamente distrutto i suoi polmoni togliendogli il respiro.

"Cantare è stata la cosa che mi è piaciuto di più fare nella vita cercando di dare allegria alla gente" era solito ripetere con quel suo stile unico da uomo del sud elegante, colto e raffinato. Ovunque si trovava lui cantava, quando era in vacanza in Italia o in Uruguay: nelle feste della comunità italiana -specialmente tra i campani e i calabresi- era il cantante aggiunto pronto per ogni occasione a salire sul palco per regalare emozioni. Ad accompagnarlo nelle esibizioni spesso c’era anche Cono Vallone con cui condivideva l’amore per la musica, specialmente quella napoletana ma non solo.

"Oggi provo un grande dolore, sento un vuoto dentro e non riesco a vedere i video dove cantavamo insieme. Mi vengono in mente tanti bei ricordi vissuti insieme" dice l’amico rimasto senza il suo compagno di avventura. Venivano dalla stessa terra, il Cilento, due paesi a una distanza di una ventina di chilometri: "Tra di noi c’era un rapporto forte, quando non ci sentivamo per un po’ di tempo lui mi chiamava e mi rimproverava. Ogni volta che tornavamo in Italia ci vedevamo per stare insieme, cantare e giocare a carte. Difficile dire quali erano le sue interpretazioni migliori ma forse possiamo citare "La romanina" e "Comme facette mammeta".

Era una persona molto allegra, rideva e scherzava in continuazione anche se negli ultimi tempi con il coronavirus era molto arrabbiato con il mondo". Pompeo Vassallo frequentava spesso l’Associazione Calabrese dove, oltre a cantare, giocava con gli amici a carte, a briscola, a scopa o a tressette. "Ha vissuto fino all’ultimo momento come ha voluto" sostiene un altro grande amico, Eugenio Nocito, riferendosi al vizio delle sigarette. "Noi amici gli dicevano di smettere ma lui non ne voleva sapere e ognuno nella vita fa quello che vuole. Pompeo era una persona piena di gratitudine, sempre pronto a collaborare per la collettività e per questo oggi merita di essere omaggiato. Per me non è morto dato che tutti noi lo continuiamo a ricordare con le sue canzoni che ci hanno regalato tante emozioni".

MAT. FOR.

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