Renato Borghetti è nato a Porto Alegre il 23 luglio 1963, ma nelle sue vene scorre sangue italianissimo. Oggi è di certo uno dei musicisti più conosciuti e amati del Brasile, e non ha mai perso occasione per stringere un profondo legame con l’Italia. Visto che Borghetti è molto attento alle sue origini, abbiamo chiesto all’esperto in genealogia di “La Gente d’Italia”, Pier Felice degli Uberti, un cenno sulla storia del suo cognome: “Borghetti deriva da soprannomi a indicare che la famiglia abitasse in un borgo, cioè in contrade periferiche, e quindi potrebbe averlo preso proprio da Borghetto sull’Adige, da lì i Borghetti si trasferirono altrove. Il cognome Borghetti ha un ceppo nel milanese e nel nord della Lombardia, uno nel bresciano ed uno tra le province di La Spezia e Massa. In Italia ci sono 638 famiglie diffuse in vari comuni. Nella provincia di Trento, dove ha origine il ramo di Renato, esistono ancora 15 famiglie, e in provincia di Mantova ve ne sono 8. In Brasile - conclude Pier Felice degli Uberti - dal 1889 al 1955 sono giunti 15 Borghetti”.

Tra questi, probabilmente anche l’avo di Renato Borghetti. Veniva proprio da questo borgo in provincia di Trento e per qualche tempo ha vissuto a Goito (in provincia di Mantova), per poi imbarcarsi per il Brasile, destinazione Rio Grande do Sul. Così, tra i tanti viaggi in Europa per una lunga serie di seguitissimi concerti, non ha fatto mancare una visita proprio a Borghetto dove ha suonato in mezzo ai filari di viti (chissà come è stata quell’annata!), tra incontri con altri Borghetti, abbracci e tanta emozione. Sempre alla ricerca dei luoghi dei suoi avi, Borghetti ha visitato anche Goito, accolto dall’Associazione Mantovani nel Mondo. Oggi Renato Borghetti è un musicista, un “pifferaio”, quasi un corpo e un’anima con la sua gaita ponto (organetto diatonico), anche questa fortemente legata all’emigrazione visto che furono proprio i pionieri a portarla in Brasile nei primi anni del 1800.

Il suo primo incontro con la musica a 12 anni “mi regalarono un organetto, all’inizio solo un giocattolo come tanti. Per la precisione, era un acordeón di otto bassi. Solo dopo due anni ho scoperto che quel giocattolo era in grado di creare musica. Così ho cominciato a suonare”. E da allora, in pratica, non ha più smesso. Il suo primo disco, “Gaita Ponto”, è del 1984, e subito irrompe nel panorama musicale non solo brasiliano: ben 100mila copie vendute, e tanto per citare qualche dato da “record”, è il primo brasiliano ad aver vinto il disco d’oro e di platino con un cd strumentale. Grazie a “Fandango” ha vinto il Premio Açorianos (Porto Alegre) come migliore cd e dvd dell’anno; nel 2005 ha conquistato il Latin Grammy e nel 2009 si è esibito per un live showcase al Womex di Copenhagen, il più grande salone per la World Music. Numerose anche le collaborazioni con altri maestri brasiliani con i quali ha spesso duettato, o per dirla con Yamandù Costa definito “la chitarra brasiliana”, “duellato”, regalando ad ogni esibizione un colore, un’emozione diversa, in un misto di “antico” e moderno. Proprio con Yamandù, lo scorso anno ha suonato a Lugano nell’ambito della rassegna “Chitarre dal mondo”.

Il suono della fisarmonica è familiare al pubblico europeo e anche se i concerti durano molto, visto che Borghetti ama concedersi al suo pubblico, non manca mai la richiesta di un bis… come a non voler mai finire di ascoltarlo. Un particolare successo riscuote in Austria dove conta anche un fan club. Tra le sue prime tourneé, non potevano mancare quelle in Argentina e Uruguay nel 1995. Renato Borghetti è un personaggio amato e seguito tanto da avere già alle spalle una biografia. L’inseparabile cappello, la lunga capigliatura e i bombachas, i tipici pantaloni indossati dai gaucho, lo rendono riconoscibilissimo ancor prima che le luci si accendano per segnare l’inizio di un suo concerto ricco di atmosfere musicali attinte dal jazz e dalla milonga, oltre che dalle melodie tradizionali gauche, come rancheira, chamamé, chacarera. Nel Rio Grande do Sul è considerato quasi un “patrimonio nazionale”, e tanto per ribadire il forte legame con le origini, numerosi sono i concerti anche nella “sua” Italia, alcuni realizzati grazie al gemellaggio tra cinque comuni del Trentino con Bento Gonçalves, città del Rio Grande do Sul dove si sono insediati moltissimi emigrati partiti dalla Vallagarina.

Tra chi ha avuto modo di conoscerlo e di ascoltarlo dal vivo, Maurizio Tomasi, Direttore della rivista Trentini nel Mondo. Proprio su invito dell’omonima Associazione, Renato Borghetti ha partecipato all’evento, tenuto nel 2019 a Garibaldi, nel Rio Grande do Sul, per ricordare la figura di Rino Zandonai, direttore della Trentini nel Mondo, tragicamente scomparso nel 2009, insieme a Giovanni Battisti Lenzi e Luigi Zortea, durante il volo di ritorno dal Brasile dove avevano incontrato i loro corregionali. “Ho avuto l’onore di conoscere Rino a Bento Gonçalves – ha affermato Renato Borghetti in un servizio di Maurizio Tomasi e Rosanna Barchiesi - e poi l’ho rivisto più di una volta quando sono venuto in Italia. Ci univa un’amicizia molto grande. Di Rino ricordo l’affetto che aveva per le persone e in particolare per i brasiliani. Era una figura umana meravigliosa. Mi sembra giusto e corretto che la gente lo abbia nel cuore. Per me è molto importante conservare la memoria dei bei momenti che ho avuto con il mio grande amico Zandonai. Quando nel 2010 abbiamo suonato a Trento, abbiamo dedicato il nostro concerto a Rino. A lui, alla sua memoria, ho dedicato anche un dvd”.

Borghetti con Maurizio Tomasi, direttore della rivista Trentini nel Mondo

E tra un concerto e l’altro, Renato Borghetti ha creato la “Gaiteiros Factory”, un progetto per avvicinare i giovanissimi allo studio di questo strumento molto popolare nel sud del Brasile. Grande attenzione alla tradizione, al bisogno di trasmettere alle nuove generazioni un’arte e una passione, e anche all’ambiente considerato che gli strumenti, come è spiegato sul loro sito (www.fabricadegaiteiros.com.br), sono realizzati con legno di eucalipto proveniente da piantagioni rinnovabili. Il progetto riguarda diverse città e coinvolge oltre 500 giovanissimi tra i 7 e i 15 anni. In sintesi, Renato Borghetti è “un musicista di grande inventiva, un virtuoso consapevole di esserlo ma senza menarne vanto, e come tutti i veri grandi, è di una generosità estrema. Basta citare il suo progetto dedicato ai ragazzi cui trasmette tutta la sua esperienza e il suo amore per la musica, e magari anche una prospettiva.

Nei suoi concerti non si risparmia mai, sempre pronto a regalare emozioni nuove grazie a quel suo particolarissimo tocco, alla sua personalità, tra genio e semplicità. Ma sul palco non si pone mai come il protagonista assoluto, l’unico sul quale sono puntati i riflettori. Quando suona in quartetto, l’affiatamento è totale e i suoi tre compagni non lo affiancano come gregari, ma ognuno ha il suo spazio per degli assoli. E questo – sono parole di Maurizio Tomasi che di Borghetti ha visto una quindicina di concerti - la dice lunga sulla sua disponibilità e generosità come musicista”.

Giovanna Chiarilli

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