Giuseppe Conte (Depositphotos)

C’è voglia di rimpasto? Non si dice, ma probabilmente si farà a settembre se il governo Conte vuol continuare ad andare avanti. Rimpasto, perchè? Troppi ritardi con questo esecutivo. Oppure: il presidente del consiglio deve muoversi con maggiore celerità. Ancora: si parla tanto, ma si conclude poco. Renzi approfitta di questo momento e emette la sua sentenza: "Serve più competenza, altrimenti non si potrà proseguire fino alla fine della legislatura".

Che si abbia voglia di uno scossone sono in tanti ad ammetterlo, perché su diversi argomenti le due forze politiche di maggioranza non sono in sintonia.

Primo fra tutti il problema del Mes, il salva stati. Pd e Italia Viva lo vogliono con urgenza, i Grillini non ne vogliono sentir parlare. Però, Berlusconi si schiera con il si ed allora la confusione diventa grande.

Traballa la poltrona del premier? Se ne parla da mesi, ma alla fine vince sempre lui servendosi della mediazione di cui è maestro. A settembre qualcosa dovrà cambiare se Conte vorrà rimanere a Palazzo Chigi. Che cosa più specificamente? Un rimpasto appunto che veda entrare nell’esecutivo persone più preparate. Chi, in particolare? Nessuno si azzarda a fare ipotesi per non essere poi smentito. Ma la voce di popolo dice che Elena Boschi ha un sogno nel cassetto. Quello di andare al ministero dell’istruzione approfittando del fatto che l’attuale ministro, Lucia Azzolina, non gode di una buona critica per via di una scuola che ogni giorno cambia. D’altronde, la pupilla di Renzi non ha dimenticato i suoi ruoli precedenti, come ad esempio, di essere stata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ai tempi di Paolo Gentiloni. Insieme con la Boschi quanti vorrebbero entrare in un nuovo esecutivo? Nomi non se ne fanno, il silenzio è di rigore se si vuole arrivare al traguardo. Chi parla è perduto, ma la voglia di cambiare è tanta.

Lo stesso premier non si opporrebbe nel caso in cui si dovesse optare per un Conte ter. Allora ritorna l’interrogativo di sempre: quanto durerà questo governo e con chi si affiancherà in futuro se la situazione dovesse cambiare? Berlusconi è forse il primo della lista. Ha ripetuto più volte che innanzitutto ci sono gli interessi dell’Italia, così per il Mes si schiera dalla parte di coloro che dicono si e perciò con Zingaretti e Renzi. Non solo, ma quando si parla di Recovery Fund il Cavaliere sostiene che l’ultima parola deve essere di una commissione parlamentare, ipotesi che vede d’accordo pure il premier. Mentre nei Palazzi si continua a dibattere e a scontrarsi, i problemi del Paese non vengono risolti, anzi ristagnano. Rispunta da qualche giorno il dramma dei migranti. Ne sono sbarcati circa mille a Lampedusa. L’isola non ne può più, è assediata da una popolazione che arriva in Italia, anche se il livello di disoccupazione è altissimo e le possibilità di trovare un lavoro sono assai scarse.

Il ministro degli Interni si occupa di questa tragedia? Certo, ne è pienamente consapevole. Ma il sindaco di quel pezzo di territorio che guarda verso l’Africa è perentorio. Sostiene con forza Salvatore Martello: "Se lo Stato non si sbriga sarò io a dichiarare l’emergenza". A questo gravissimo problema, se ne aggiunge un altro che divide le forze politiche: una nuova legge elettorale che potrebbe sostituire quella odierna in vista delle elezioni del 2022. In questo caso, il braccio di ferro non ha tregua perchè tutti tirano l’acqua al proprio mulino. Di queste acrobazie la gente non si cura affatto.

Di più: salta gli articoli dei giornali quando si accorge che l’argomento è questo. E’ tutto vero: così l’editoriale odierno di un quotidiano di prestigio sostiene: "I partiti di oggi non fanno più politica. Sono soprattutto macchine di potere". Si può dar torto a queste parole?

Bruno Tucci

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