Foto_giornale

La Città della Salute e la Regione Piemonte, senza aver in alcun modo salvaguardato e vincolato il sacrario delle vittime della strage nazista del 1944, hanno venduto il Pian del Lot, ove nascerà un agriturismo. Il sacrario dovrebbe essere fruibile e preservato come luogo della memoria per i cittadini.

La sera del 30 marzo 1944 un gappista, appartenente ai Gruppi di azione patriottica, uccise il caporale tedesco Walter Wohlfahrt, che si trovava sul ponte Umberto I a comando.

La mattina del 2 aprile 1944 i nazisti prelevarono dalle carceri Le Nuove 27 giovani, rastrellati in precedenza in Val di Lanzo e in Val Pellice, e li portarono su quello che era uno dei luoghi capisaldi delle truppe nazifasciste nella Seconda Guerra Mondiale per la sua posizione strategica. E fucilarono a gruppi di quattro, le mani legate dietro la schiena i 27 partigiani. L’eccidio è ritenuto la più sanguinosa rappresaglia compiuta dai nazisti sul territorio cittadino torinese. Ogni anno viene celebrata in loco una cerimonia commemorativa delle vittime della strage. Da tempo, la Regione e l’azienda ospedaliera Città della Salute hanno tentato di vendere quel terreno di 95 mila metri quadri, due laghi e un bosco. Al suo interno sorge la Cascina Rabby di strada antica di Revigliasco, costituita da un’abitazione rurale della metà del 1.700 e vari locali attigui. È proprio qui che prenderà vita il progetto dell’acquirente di installarvi un agriturismo. All’interno di uno degli appezzamenti ci sono otto bunker antiaerei costruiti dalle truppe colpevoli dell’eccidio.

Non sono stati vincolati. Ora il terreno è stato venduto, ma almeno la parte del Pian del Lot dove è avvenuto l’eccidio, e dove si trovano i bunker, sia dedicato alle vittime. Nel rispetto di vincoli paesaggistici e urbanisti ove sono presenti otto basamenti di postazioni antiaeree e la fossa dove furono trucidati i 27 giovani partigiani si faccia, sia pur tardivamente, quanto necessario perché quel luogo sia disponibile per essere visitato e perché quel sacrificio non sia dimenticato. Quel luogo deve essere restituito alla cittadinanza.

Antonio Caputo

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome