Possono riaprire i cinema, i teatri, i musei o gli spettacoli ma niente in Uruguay è comparabile con il calcio che torna protagonista in questo fine settimana dopo cinque lunghi mesi di stop, o per meglio dire 148 giorni di astinenza per il coronavirus. Una ripartenza simbolica per un’intera nazione e per tutto quello che può significare tornare a vedere scorrere il pallone in campo.

Il campionato era appena iniziato e, dopo solo tre giornate disputate, il 13 marzo arrivava l’emergenza sanitaria scombussolando tutto e provocando un terremoto in un sistema già di per sé sofferente e con seri problemi economici all’interno delle squadre. Con le date del calendario saltate, il mondo del calcio è finito nel caos più assoluto: c’è chi ha anticipato il ritiro, chi è rimasto svincolato poiché in scadenza di contratto e chi è stato più fortunato ed è riuscito ad ottenere la cassa integrazione, unica fonte di salvezza in questo periodo oscuro. Ma adesso si volta pagina. Ritorna il calcio in Uruguay e lo fa in grande, mettendo subito sul piatto "el clasico" Peñarol-Nacional, una delle rivalità sportive più sentite al mondo.

Il ritorno è stato preparato nei minimi dettagli come stabilisce il protocollo sanitario frutto di mesi di trattative e riunioni tecniche tra le parti coinvolte. Per il derby sono stati venduti dei biglietti "simbolici" come forma di collaborazione alla casse dei club: sugli spalti ci saranno le foto dei tifosi che daranno un tocco di allegria a uno stadio Centenario cupo come non mai. Come altrove la condizione fisica delle squadre sarà la grande incognita che si cercherà di alleviare con l’implementazione delle 5 sostituzioni.

In base al protocollo all’interno dei campi potrà entrare solo il personale autorizzato il cui numero viene ridotto ai minimi termini tra calciatori, funzionari, dirigenti, staff tecnico e giornalisti. Gli stadi saranno divisi in tre aree, tre zone definite in base ai colori, rosso, giallo e verde: alla zona rossa potranno accedere solo i giocatori e lo staff tecnico presentando un tampone negativo vigente al Covid 19 mentre giornalisti e dirigenti si troveranno nel settore giallo. L’ultima, classificata come zona verde, sono le aree adiacenti agli stadi dove gli operativi di polizia eviteranno eventuali assembramenti.

"Il ritorno del calcio è un ulteriore dimostrazione che in Uruguay le cose sono state fatte bene nella lotta contro il coronavirus ma non dimentichiamoci che l’emergenza sanitaria continua e ci sono delle regole da rispettare per la salute di tutti" avverte Pablo Ferrari della Secretería Nacional de Deporte elogiando allo stesso tempo lo "spirito di collaborazione" dimostrato dalla popolazione che ha seguito le raccomandazioni delle autorità senza ricorrere a una quarantena totale come successo invece in altri paesi. Ma oltre all’aspetto sanitario, Ferrari segnala l’importanza del ritorno di una passione che poi è anche una notizia positiva per l’economia: "Ritorna l’intrattenimento di uno sport che rappresenta un aspetto culturale del nostro paese e da allegria ai tifosi. Oltre a ciò deve essere considerato anche il punto di vista economico poiché stiamo parlando di tanti posti di lavoro che si mantengono in un periodo di difficoltà. In questi mesi è stato fatto un grande lavoro per preparare al meglio questo grande momento grazie alla collaborazione di diverse istituzioni" afferma riferendosi alle parti coinvolte tra cui il Ministero della Salute, la AUF (Asociación Uruguaya de Fútbol) e le squadre.

"Insistiamo sul fatto che sarà un ritorno sicuro e per questo abbiamo introdotto la figura di un responsabile che in ogni incontro vigilerà sul rispetto delle norme. Se ci saranno casi di coronavirus all’interno delle squadre verranno trattati con la stessa strategia rispetto agli altri insistendo sulla tranciabilità per evitare un aumento dei contagi e poi si valuteranno possibili situazioni speciali". Con un cauto ottimismo ritorna il calcio in Uruguay, nella nuova normalità dovuta alla pandemia ritorna anche la passione.

MA.FOR.

 

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