Meloni e Salvini, esponenti dell'opposizione.

L'opposizione a Conte è una tigre di carta. Esiste solo nello spazio mediatico. Chi spara un giorno sì e l’altro pure sull'ex avvocato del popolo avrebbe a disposizione un’arma infallibile per farlo fuori: schierarsi apertamente per il "No" al referendum costituzionale. Ma si guarda bene dall'usarla.
Un’eventuale vittoria del “No” segnerebbe anche l’inevitabile uscita di scena di Zingaretti dalla segreteria del Pd. Per lui, che avrebbe inutilmente trascinato il partito a cedere alla demagogia pentastellata senza avere nulla in cambio, sarebbe impossibile resistere a una tale sconfitta.
Per farla breve, un esito del genere terremoterebbe la maggioranza e il Governo in maniera talmente forte che a palazzo Chigi sarebbero costretti a sloggiare tutti. Se poi l’affermazione del “No” fosse accompagnata da quella dei candidati di centrodestra alle Regionali, la crisi giallorossa sarebbe pressoché certa.
Ora, se i leader dell’opposizione avessero mirato per davvero (e non solo nelle dichiarazioni a favore di telecamera) a far cadere Conte, a rigor di logica non avrebbero dovuto esitare a cavalcare il “No”. Con pochi sforzi avrebbero potuto trasformare la consultazione in un referendum pro o contro il Governo. Invece che cos'è successo?
Che Salvini e Meloni hanno fatto addirittura la scelta opposta, schierando Lega e Fdi per il “Sì” (Berlusconi si è sfilato, ma solo fuori tempo massimo). Peggio: lo hanno fatto in maniera tiepida, con una campagna sottotono e poco convinti finanche del merito
del referendum; consapevoli che dopo, a Costituzione invariata, cambierà poco o nulla.
E quel poco sarà anche in peggio. Tanto che nelle loro basi elettorali serpeggia molto malumore e il “Sì” non sfonda. Eppure non hanno esitato a fare una mossa che li schiera, di fatto, al fianco di Conte, Di Maio e Zingaretti. Come mai? Sono mesi che vi spieghiamo che i cannoni del centrodestra puntati sul premier sparano a salve. Anzi, proprio la scelta di Salvini e Meloni di accentuare sempre di più i loro temi barricaderi e demagogici - il taglio dei parlamentari senza spostare una virgola  dell'architettura costituzionale è tra questi - finisce per essere funzionale a unire e tenere in vita una compagine sempre più debole, divisa e poco credibile.
Un’ipotetica caduta di Conte, infatti, rischierebbe di aprire la porta ad un Esecutivo diverso che Salvini e Meloni rifiutano a priori e al quale, in virtù di tutto quanto detto e fatto finora, comunque non potrebbero partecipare. Se poi un nuovo Governo si presentasse con l’obiettivo di porre rimedio ai guai provocati dai giallorossi, avendo in più la possibilità di gestire i 209 miliardi degli aiuti europei, evidentemente l’imbarazzo di Lega e Fdi sarebbe ancora maggiore.
Dunque per il centrodestra è conveniente che al comando restino M5S e Pd con la loro squadra indebolita, priva di qualsiasi visione strategica e sfibrata da scontri e liti. Meglio un Governo composto in gran parte da dilettanti, senza un consenso reale tra gli elettori e con un futuro di galleggiamento. Che siano loro ad affrontare incertezza, crisi economica e rischi sanitari dei prossimi mesi. Per gli altri sarà molto più facile continuare a fare una semplice e comoda opposizione senza sconti. In fondo le parole sono gratis. Le azioni no.

VINCENZO NARDIELLO

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