In Italia il ritorno a scuola miscela speranza, ansia, timori. Semina paura e disgusto l’esplosione di violenza manifesta qua e là nel Paese. Sacche che incutono cattivi pensieri e preoccupazioni diffuse, pienamente giustificate. Ma sono le magagne della Lega oggetto di indagine della Procura di Milano a tenere banco. Un milione e 350mila euro spariti grazie ai contabili della stessa Lega. Soldi che sarebbero passati dal partito ai tre commercialisti arrestati attraverso l’ex direttore della Ubi di Seriate, Marco Angelo Ghilardi. Amico di Alberto Della Rubba, ma ora non più, a capo di quindici anni di solida amicizia. La causa? Appunto quel milione e 350mila ragioni.

"Ho sempre insabbiato tutto", rivela ora l’ex direttore di banca. E bonifici sarebbero stati emessi anche a favore dell’allora tesoriere della Lega, Centemero. Mentre, ma questa è attualità spicciola, semplice cronaca, il numero Uno del partito, Matteo Salvini, è stato contestato anche a Foggia da una cinquantina di manifestanti, con cartelli e striscioni. "Cercano denaro ovunque, anche sul pianeta Saturno", la replica dell’ex ministro e vice premier del defunto governo giallorosso alle notizie provenienti dalla Procura di Milano. "Io sono tranquillissimo". Poi, durante la trasmissione "L’Aria che tira", lo sfogo tra l’incazzato nero e una certa dose d’ironia. "Da anni c’è qualcuno che cerca soldi in Russia, a Panama, a San Marino, in un sottomarino. Semplicemente, i soldi non ci sono. La Lega li chiede ogni anno ai cittadini e alle imprese oneste che vogliono darci una mano, e ai parlamentari che li mettono di tasca propria".

La Lega è comunque nei pasticci. Ci è finita in seguito alla vicenda della Lombardia Film Commission, presieduta da Alberto Di Rubba, fino all’arresto dei commercialisti. Quel flusso di denaro finito a enti e soggetti vicini alla Lega. "Un’operazione senza giustificazione economica", afferma la Procura di Milano. Questa e altre operazioni vedono al centro, pienamente operativa, la filiale Ubi di Seriate, diretta da Marco Ghilardi, il custode dei conti leghisti, sentito due volte in Procura. Il quale ammette di non aver mai segnalato le operazioni sospette dei commercialisti. "Operazioni prive di ragioni economiche, che non ho mai visto nella mia carriera". Arresti domiciliari per Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scilleri, accusati di "peculato, evasione fiscale, turbativa d’asta". Oggi i primi interrogatori.

All’epoca la Lega accusa momenti di grande fibrillazione, che coinvolgono i vertici romani e il segretario Matteo Salvini. Il procuratore aggiunto Eugenio Franco e il pm Stefano Civardi scrivono di una cena improvvisa, il 26 maggio. E attraverso le intercettazioni, per evitare il rischio di inquinamento probatorio, avrebbero poi chiesto appunto i domiciliari per i tre commercialisti. La cronaca racconta. Ventisei maggio, ore 18:52, Di Rubba chiama al telefono Manzoni. "Ascolta, per la cena facciamo in albergo. Mi sai dire quanti siamo che così glielo dico?". Un numero preciso ancora non c’è. Ma nelle successive telefonate la Guardia di Finanza apprende che, insieme con Di Rubba e Manzoni, partecipano Stefano Marchesi, pure lui commercialista socio dei due, e Stefano Locatelli, coordinatore nazionale degli enti locali della Lega.

Una presenza altamente significativa. Proprio colui che, attraverso l’Ubi di Seriate, aveva architettato il progetto di conti correnti da intestare alle realtà locali del partito. "Una cassa esterna" dove far affluire i fondi. La mossa per metterli al riparo dai pm a caccia dei 49 milioni di rimborsi elettorali scomparsi. Alessandro Morelli e il leghista Roberto Simonetti indicati tra i partecipanti alla cena. Riferisce Manzoni, al cellulare con Matteo Salvini, della presenza di Roberto Calderoli, che negherà di aver partecipato. "Venerdì si fa una scaletta, perché da martedì a Roma…, per martedì mattina ci incontriamo con tutti i segretari politici". La ricostruzione della cena è avvenuta senza l’uso dei software spia inoculati nei cellulari, non usabili in presenza di membri del Parlamento. Il prestanome Luca Sostegni viene regolarmente intercettato. Risulta terrorizzato in particolare l’avvocato Lapo Becattini, che invita Michele Scilleri a evitare l’uso del cellulare. "Luca Sostegni non sta ricattando me, semmai ricatta i diretti interessati".

L’ex direttore Ghilardi oggi non se la passa bene. Si è ritrovato licenziato dall’Ubi per i suoi rapporti con Di Rubba e per non aver segnalato a Bankitalia le operazioni sospette. "Mi hanno sospeso per te e Manzoni, ho 47 pagine su cui devo rispondere tra sette giorni". La Gdf recupera ogni cosa. I flussi sporchi di denaro, i misteri presenti nei conti della Lega, i bonifici di Radio Padania, il conto intestato al tesoriere Centemero, i rapporti con la filiale Ubi di Seriate, le società riconducibili al grande tessitore Di Rubba, gli affari sporchi, la presenza ambigua e oscura della società Taaac, i ricatti di Luca Sostegni per ottenere soldi da Michele Scilleri, i conti SDC E Sudio CLD. Sui quali affluiscono numerosi accrediti da parte della Lega Nord con la dizione "saldo fattura". Operazioni strambe, spesso triangolari. "È questo un caso tipico di riciclaggio", affermano i pm. Serve altro?

Franco Esposito

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