Sette milioni e mezzo di elettori, il 30,36% dei votanti, hanno trasgredito le indicazioni dei rispettivi partiti. Sette milioni e mezzo di elettori, il 30,36% dei votanti, hanno richiamato all’ordine il 97% dei deputati. Sette milioni e mezzo di elettori, il 30,36% dei votanti, rappresentano un’inattesa rottura con la retorica antipolitica che da un quarto di secolo caratterizza vecchi e nuovi media, vecchi e nuovi soggetti politici. Sette milioni e mezzo di elettori, il 30,36% dei votanti, hanno detto basta con la demagogia imperante e con orgoglio si sono fatti scudo alla funzione del Parlamento e all’onore della Politica.

Non è poco, è molto. È qualcosa di simile a quel che accadde nei primi Anni Settanta, quando una "maggioranza silenziosa" di italiani prese coraggio contro il conformismo e l’aggressività di una Contestazione che andava via via degenerando in terrorismo. Allora, un gigante del pensiero liberale come Isaiah Berlin così sintetizzò il milieu culturale dell’epoca: "La retorica pretenziosa, l’oscurità e la vaghezza deliberate o coattive, il chiacchiericcio metafisico farcito di irrilevanti o fuorvianti allusioni a teorie scientifiche e filosofiche comprese solo a metà, o a nomi famosi, sono vecchi espedienti per occultare la povertà o la confusione del pensiero".

Non sono meno confusi e distruttivi i pensieri dell’antipolitica odierna. Ma, oggi come allora, la società italiana mostra di possedere gli anticorpi necessari a debellare la malattia. Quei sette milioni e mezzo di elettori che, contro tutto e contro tutti, hanno votato No al referendum costituzionale sono un capitale da apprezzare e, soprattutto, da mettere a frutto.

Andrea Cangini

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