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"L’Ambasciatore d’Italia in Argentina, audito in Senato nell’ambito dell'indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità degli italiani nel mondo ha clamorosamente glissato sugli argomenti più rilevanti, evitando palesemente di dare riscontro ai senatori che hanno sollevato appositi quesiti circa - in particolare - le criticità correlate all’assistenza sanitaria degli impiegati a contratto in Argentina, che assumono dei tratti di maggiore rilevanza in questa delicata congiuntura emergenziale." Lo dichiara in una nota Iris Lauriola, Segretario Nazionale della Confsal-Unsa esteri. "Una pesante coltre di silenzio è stata posta sulla condizione drammatica dei nostri lavoratori operativi in Argentina privi di un’adeguata garanzia sanitaria da parte dell’Italia, - evidenzia - abbandonati alla mercè di un sistema pubblico locale, i cui standard qualitativi sono stati dichiarati dallo stesso MAECI nel 2009 non corrispondenti a quelli europei. Ricordo che la Farnesina avrebbe, all’epoca, segnalato, come unica alternativa per garantire un livello adeguato di tutela, la stipula di un’assicurazione sanitaria privata a carico dello Stato per tutto il personale, peccato che poi dalle parole non è passata ai fatti. Fortunatamente in Argentina non sono stati riscontrati fino ad oggi impiegati che hanno contratto il Covid in maniera grave, altrimenti sarebbe stato verosimile un esito avverso date le condizioni della sanità locale. Un vero e proprio paradosso in un momento in cui l’Amministrazione sostiene a più riprese di avere a cuore l’incolumità dei suoi dipendenti". "Grandi assenti nel dibattito in Senato anche le anomalie legate alla condizione degli impiegati a contratto in Argentina – continua Lauriola - dei quali il MAECI non notifica lo status allo Stato di residenza, malgrado sia chiaramente previsto dalla Convenzione di Vienna, alimentando in tal modo una spirale di illegittimità e disagi, amplificati esponenzialmente nell’attuale congiuntura emergenziale: l’assenza di una notifica ufficiale dell’Italia in loco, non solo compromette la libera circolazione del personale, in ragione degli attuali vincoli di mobilità correlati all’emergenza sanitaria, ma espone il personale ad ingenti rischi economici, legati ad un eventuale processo di pesificazione dei conti correnti in euro, su cui al momento si avvertono rumors in ragione dell’attuale emergenza e delle misure economiche attuate da Buenos Aires, che potrebbe aggredire gli stipendi già provati da anni di stallo, con decurtazioni, conseguenti alla conversione in pesos al tasso ufficiale, che oscillerebbero tra il 25 e 30%." "Inoltre – aggiunge Lauriola - nessun cenno è stato fatto alla condizione di stallo del riadeguamento salariale in Argentina: in un momento delicato come quello attuale, al danno siunisce la beffa, e per ragioni oscure l’Ambasciata non trasmette ancora al MAECI le tabelle di comparazione reddituale in loco, ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 157 del DPR 18 del 1967, indispensabili per avviare l’aggiornamento delle retribuzioni, ferme ormai da anni, malgrado ripetuti solleciti da parte della Confsal Unsa". Lauriola conclude: "Riteniamo grave che il Parlamento non sia stato debitamente informato circa la condizione reale dei nostri lavoratori in Argentina, e che un’audizione si sia risolta in un panegirico di informazioni frammentate ed alterate.

Ci troviamo dinanzi ad un’altra occasione persa per tutelare la dignità ed i diritti dei nostri lavoratori, e di conseguenza la qualità dei servizi e dell’assistenza ai connazionali, sempre più compromessa da un sistema fragile e disattento alle reali esigenze delle nostre comunità. Chiediamo a gran voce al Ministro Di Maio di fare chiarezza sulla situazione argentina ed individuare celermente soluzioni percorribili a tutela dei lavoratori e connazionali".

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