Palazzo Chigi, Roma (depositphotos)

Tra la valanga di films e serials che offre la televisione, ho scoperto una produzione danese titolata Borgen (in italiano "Borgen - Il Potere"), che non esito a considerare affascinante. La serie televisiva racconta la storia di Birgitte Nyborg, una politica carismatica, che inaspettatamente diventa il primo ministro donna di Danimarca. Borgen ("Il castello") è il soprannome del Palazzo Christiansborg, dove hanno sede i tre poteri più importanti dello Stato: il parlamento, l'ufficio del primo ministro e la Corte Suprema. "Borgen" é una storia sul potere, sulle concessioni anche etiche che il potere deve fare per sussistere, sulle ambizioni degli uni e degli altri che non dubitano a sacrificare vite altrui, dignitá, valori, famiglia e amici pur di conservare quel maledetto potere. La prima ministra Birgitte Nyborg sorride a tutti, mentra la sua vita pubblica e privata si sgretola: a misura che avanza la serie, il suo sorriso é ogni volta piú falso: proprio nella misura in cui i suoi valori cedono davanti alle esigenze dell’esercizio del potere. L’unico vero limite all’ascesa di Nyborg é la Katrine Fonsmark, una giornalista televisiva di TV1, che non esita a denunciare tutte le storture del sistema. Mi piace proprio questa visione della serie (che consente anche altre linee di riflessioni), perché mostra la stampa, come controllo e argine ultimo del potere politico: un potere, che é abituato a negoziare anche con il nemico, se é necessario, per restare a galla ed é il giornalismo - giornalismo serio, impegnato, non corrotto - l’ultima barriera di tutela di noi obbedienti cittadini. Non a caso il potere sempre critica la stampa e cerca di imbavagliarla e soffocarla ogni volta che sia possibile. La protezione della stampa non é altro che la protezione del cittadino ed é perció che tutte le nazioni democratiche, riconoscono questa libertá al piú alto livello. La Costituzione italiana nel suo articolo 21 sancisce: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Questo diritto naturalmente é riconosciuto al livello della Unione europea, come é sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, che riconosce la "libertà di espressione e d'informazione" (art. II-11). Mi piace - a distanza di quasi cinquant’anni ricordare la sentenza della Corte Costituzionale del 15 giugno 1972, N° 105, che definisce la duplice funzione della libertá di stampa: da un lato - quello attivo - é la "libertà di dare e divulgare notizie, opinioni, commenti"; dall’altro - quello passivo - é "l’interesse generale, anch’esso indirettamente protetto dall’articolo 21, alla informazione; il quale in un regime di libera democrazia, implica pluralità di fonti di informazioni, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee". Non ho dubbi che la libertà di stampa è una necessità per la vita democratica, ed è perció che ogni dittatura - tra le prime misure che adotta - chiude tutti quegli organi di stampa (scritta e radiotelevisiva), che si oppongano al proprio potere. Perché scrivo sulla libertá di stampa proprio questa mattina? Nella serie Borgen, Katrine Fonsmark é la giornalista che cerca di capire - a nome di noi tutti, uomini piccoli e lontani dai centri di potere - cosa succede nel "Castello": un castello, a cui nessuno di noi puó accedere, perché tra il potere e noi ci sono le mura inviolabili che proteggono i castellani. La libertá di stampa é per il cittadino l’ultima garanzia di tutela, perché informare, denunciare, rilevare la forza nascosta del potere é anche un modo di proteggerci dall’arbitrarietá. Perciò scrivo con vero piacere in questo giornale, che é espressione di libertá nella nostra logorata comunità.

JUAN RASO

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