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Sembrano lontani i tempi in cui gli infermieri e i medici, al lavoro in condizioni al limite dell'umano ed esposti a rischi seri, venivano etichettati (giustamente ndr.) come "eroi". Oggi la situazione negli ospedali, in periodo di seconda ondata di coronavirus, vede poco personale al lavoro e poche tutele.

La denuncia viene dal Nord, quel Settentrione che - durante la prima ondata - aveva maggiormente risentito del virus. Da Verona, il dottor Claudio Micheletto, direttore dell'unità di penumologia dell'Azienda ospedaliera veronese, descrive una situazione peggiore rispetto a marzo: "Stiamo facendo una chiamata alle armi, devono tornare medici e infermieri". Ma l'emergenza non è confinata alle Regioni d'Italia più 'in alto': nei giorni scorsi nel quartiere napoletano di Secondigliano, un medico di base è deceduto dopo aver contratto il Covid-19 assistendo i suoi pazienti.

Paolo Mezzana, medico di Roma, tramite il gruppo Facebook "Coronavirus, Sars-Cov-2 e Covid-19 gruppo per soli medici", si è fatto portavoce del grido di aiuto disperato, che parte di numerosi colleghi soggetti a richiami disciplinari o licenziamenti per essersi lamentati della mancanza di protezioni come mascherine e guanti. "Abbiamo deciso di metterci in contatto con il ministro Speranza", afferma il dottore, che ha ribadito come sia imprescindibile svolgere il proprio lavoro certi di essere tutelati.

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