Andrea Martella

Egregio Sottosegretario con delega all’Editoria Andrea Martella, prendiamo come di buon auspicio per il prossimo futuro la Sua frase formulata all’interno della trasmissione ‘L’Italia con voi’, in onda qualche giorno fa su Rai Italia. Ma secondo noi tale dichiarazione può essere ulteriormente migliorata. Come? "Vogliamo far sì che l’informazione di qualità e l’editoria, compresa quella italiana all’estero, venga ancora sostenuta dallo Stato, così come accade in tutta Europa, sia in maniera diretta che in maniera indiretta, attraverso diversi benefici", Lei ha detto.

Non vi è dubbio alcuno che si tratta di certo positiva nei confronti dei giornali, della democrazia e del pluralismo dell’informazione, senza le quali vivremmo in una dittatura e all’interno di una casta come vorrebbero quelli del MoVimento 5 Stelle, coloro che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno e ora invece sono incollati alle poltrone per la paura di perdere i propri privilegi. Ma questo è un discorso che approfondiremo in un altro momento e non in questa lettera aperta a Lei indirizzata.

Dobbiamo innanzitutto ringraziarLa perché da sempre è stato vicino a quella piccola editoria pura e sana e alle cooperative, che fanno tanti sacrifici pur di mettersi al servizio della gente. Ma diciamo altresì che non basta sic et simpliciter il sostegno economico dello Stato affinché tutto possa funzionare al meglio. E prendiamo spunto proprio dalle Sue parole quando parla di "informazione di qualità". Caro Sottosegretario Martella, vorremmo coinvolgere in questa riflessione anche il segretario generale della Federazione Stampa Raffaele Lorusso e il presidente dell'ordine dei giornalisti Carlo Verna... Perché a nostro avviso per poter arrivare all 'informazione italiana di qualitá nel mondo c’è bisogno soprattutto di giornalisti veri....

Una caratteristica nella stampa italiana all'estero, sempre più rara, ed è inutile girarci intorno: senza di questa non si fa strada. In giro, purtroppo, ci sono tante persone ‘giornalisti per caso’, che non hanno nessuna attitudine verso questo mestiere. Per carità, anche gente perbene, ma che magari fa spesso altri lavori e che dunque si divide su più fronti. Sottraendo spazio e risorse alle varie occupazioni. Ma i giornali, anche all'estero hanno bisogno di giornalisti ‘veri’, pronti a sacrificarsi 24 ore al giorno per uno scoop o semplicemente per seguire la cronaca senza altre distrazioni. Fa il giornalista. Stop. Purtroppo qui all’estero, viene dato spazio un po’ ‘alla qualunque’. Come potete immaginare, è evidente che sia difficile così tenere alta la qualità di cui ha auspicato Martella nel suo intervento.

Cosa si potrebbe fare? Beh, il referendum sul taglio dei parlamentari (che quasi tutti i partiti compreso il Pd hanno purtroppo appoggiato per il sì) è stata una mazzata per il controllo del territorio da parte dei rappresentati dello Stato (che già prima erano, secondo noi, sempre pochi per poter essere presenti in zone molte estese come per esempio questa del Sud-America). Oramai i Comites su questa materia, servono a poco o nulla ed è, secondo noi, un grave errore quello di averli ridimensionati in materia di editoria (il loro parere sull'editoria quotidiana o periodica é infatti: "NON VINCOLANTE" mentre invece quello dell'ambasciatore o del Console puó addirittura essere determinante....) Molto male, perché non dimentichiamolo, i Comites sono la vera espressione della collettivitá.

Il loro compito, ai sensi dell'art. 1, co. 2 della legge 286/2003: "Contribuiscono - recita la legge - a individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento; promuovono, in collaborazione con l'autorità consolare, con le regioni e con le autonomie locali, nonché con enti, associazioni e comitati operanti nell'ambito della circoscrizione consolare, opportune iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale, con particolare riguardo alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all'assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero...".

E il parere sull'informazione? Non si é mai voluto dare loro questo "potere" , ma a favore di chi? Del politico di turno che comanda alla Farnesina e che così ha la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo, inviando agli ambasciatori ed ai consoli la propria "disposizione" da girare ai giornali... Di conseguenza grande potere anche ai responsabili di ambasciate o consolati, i quali, spesso, unitamente alle veline del Mae aggiungono richieste di pubblicazioni di foto che li ritraggono in posa con il potente locale di turno cercando cosí di "influenzare" questo o quel giornale (per fortuna non è il nostro caso, anche se ne stiamo pagando le conseguenze...) ‘mettendosi anche di traverso’ compilando "rapporti dubbiosi sull'esistenza stessa del giornale o sulla effettiva circolazione e bontá dell'informazione nella collettivitá".

E noi ne sappiamo qualcosa in merito alle vicenda che ci ha visto chiedere maggiori ragguagli sulll’edificazione della nuova area consolare di Montevideo o perché abbiamo dato voce agli italiani bloccati da mesi in Uruguay per la pandemia.... e dunque ci ha visti contrapposti (dal nostro punto di vista democraticamente) a coloro che dovrebbero rappresentare gli italiani all’estero e non sempre ci riescono. Tornando nello specifico sul tema di questa lettera, caro Sottosegretario pensiamo che a questo punto potrebbero essere coinvolti proprio Federazione della Stampa e Ordine nazionale dei giornalisti (oramai gli ultimi baluardi rimasti) per ‘trovare’ i giornalisti adatti alla missione di questo mestiere all'estero. Che potrebbero promuovere corsi di giornalismo "multimediale" via internet, o addirittura incentivi affinché giovani colleghi o pensionati antitempo possano spostarsi dall'Italia e lavorare per i giornali italiani nel mondo per garantire finalmente una informazione italiana vera e di qualitá.

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