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Seconda ondata di coronavirus, in realtà la prima non era mai finita. In parallelo e strettamente collegata, seconda ondata di soldi sotto il materasso. Da primavera non c’è mai stata risacca nello spendere un po’ di meno e soprattutto investire niente. La prova, la pistola fumante è nella cifra oggi (in piena seconda ondata) depositata nei conti correnti degli italiani: 1.682 miliardi, miliardi di euro. Quanti sono 1.682 miliardi depositati sui conti correnti degli italiani, tanto, poco, giusto, medio? Sono una enormità. Non in assoluto. Sono una enormità relativa alla costituzione economica del paese, sono l’intero Pil, l’intera ricchezza prodotta dal paese in un anno. Per abusare dell’abusata immagine, come se una famiglia mettesse nel cassetto (sotto il materasso) l’intero reddito di un anno (detratte, forse, le spese di sopravvivenza e di queste comunque non poche finanziate a nero). A settembre la corsa a mettere i soldi sul conto corrente ha visto incremento dell’otto per cento e si stima ad ottobre sarà ancora maggiore. Otto per cento di accelerazione sul ritmo già sostenuto partito da marzo. I risparmiatori di qualsiasi taglia, piccoli, medi, grandi mettono sul conto corrente. Cioè vogliono avere liquidi, soldi che si possano prendere se del caso velocemente. Risparmiatori di ogni taglia, cioè in Italia molti milioni di cittadini, non cercano soldi che diano soldi. Non investono. Preferiscono sempre più una quota crescente dei loro risparmi e del loro patrimonio in soldi che perdono soldi. Anche ad inflazione bassissima i soldi sul conto corrente o quelli sotto il materasso son soldi a perdere soldi. Eppure non senza ragione sempre più risparmiatori vogliono liquidi per ogni evenienza. Soldi liquidi, cioè conti correnti (o altre soluzioni e strumenti similari) che stiano al riparo dei mercati. Ma non è solo questo, anzi è più di questo. Non è solo riempire il freezer di lasagne e hamburger, non è solo non fidarsi della possibile perdita di accesso. E’ soprattutto non fidarsi, al fondo non fidarsi che andrà tutto bene e che quindi sia cosa saggia investire sul domani, sulla ripresa. E’ la sensazione che non solo del domani non c’è certezza, è la sensazione montante che il domani sia, se va bene, un… dopodomani.

RICCARDO GALLI

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