Il 40 per cento delle esportazioni dell'Uruguay è diretto verso paesi con i quali non ci sono accordi commerciali

Sì, è iniziato molto bene il 2018 per i prodotti uruguaiani nel mondo. Nel mese di gennaio il paese ha esportato beni per quasi 700 milioni di dollari come riferito dall’ultimo rapporto dell’istituto Uruguay XXI che evidenzia un aumento del 20,8% in comparazione al gennaio del 2017.

A farla da padroni, all’interno di questo scenario, sono le industrie della carne e della cellulosa, i due settori che dominano le esportazioni. La previsione è che per il 2018 le esportazioni possano aumentare dell’1,5%.

In termini numerici al primo posto troviamo il marchio di fabbrica dell’Uruguay, ossia la carne bovina in crescita del 32% e con un valore di 156 milioni di dollari. Secondo lo studio, l’aumento si deve a una maggiore richiesta nel volume dato che i prezzi sono rimasti relativamente stabili rispetto al 2017.

La vendita di cellulosa all’estero (e l’Italia ne è un buon esempio) ha avuto un vero e proprio boom grazie all’aumento del prezzo internazionale cresciuto di oltre un terzo. 140 milioni di dollari e un incremento del 51% sono stati i risultati della cellulosa nel mese di gennaio.

La notizia d’altronde non deve sorprendere: secondo le previsioni ufficiali, il Paisito si trasformerà presto in un grande distributore di questo prodotto nel mondo favorito dall’imminente costruzione del mega impianto ad opera della multinazionale finlandese Upm.

La carne dunque perderà il suo storico primato. Le altre voci segnalate dal rapporto sono la legna e i suoi derivati con con USD 43 milioni e i prodotti lattiero-caseari con USD 40 milioni. Seppur con numeri simili, le due situazioni sono completamente diverse: nel primo caso le vendite registrate si sono triplicate ma a prezzi inferiori, nel secondo caso invece c’è stata una caduta del 24%.

Un settore profondamente legato all’emigrazione italiana quello del latte che sta attraversando negli ultimi anni una profonda crisi. Anche la soia e il riso sono in controtendenza rispetto al passato e hanno fatto registrare dati negativi.

Il rapporto di Uruguay XXI ha poi confermato una tendenza degli ultimi anni, la Cina continua ad essere di gran lunga il principale compratore dei prodotti dell’Uruguay. Lo studio cita anche il caso dell’Unione Europea la cui tendenza continua ad assere in crescita dal 2014 con l’unica eccezione dello scorso anno in cui ci fu una diminuzione del 9%.

Secondo i dati citati, inoltre, l’incremento della richiesta di cellulosa in Italia è stata una delle voci con maggiore incidenza all’interno del contesto europeo che ha visto diminuire gli acquisti da parte di paesi importanti come Germania e Francia.

Gli ultimi dati relativi agli scambi commerciali tra Italia e Uruguay risalgono invece al 2017 e si mantengono stabili. Uruguay XXI ha risaltato in particolare la crescita del 22% nella vendita dei prodotti uruguaiani nel Bel paese. Oltre alla cellulosa, anche la lana e la soia hanno contribuito a questo andamento positivo. Elettrodomestici, medicinali e macchinari agricoli sono invece i prodotti italiani maggiormente venduti in Uruguay.

Di Matteo Forciniti