Armeni: anche l'Olanda riconosce il genocidio. E' attesa l'ira turca

Anche l’Olanda riconosce il genocidio degli Armeni. I deputati olandesi hanno infatti votato in larga maggioranza a favore del riconoscimento come “genocidio” del massacro degli Armeni nel 1915, decisione destinata a scatenare l’ira della Turchia. “La mozione è accettata”, ha dichiarato la speaker del Parlamento olandese, Khadija Arib, annunciando l’esito del voto alla Camera con 142 sì e tre no alla proposta. Questa prevede anche che un rappresentante del governo sia mandato a Yerevan ad aprile per le commemorazioni del “genocidio”.

IL PRIMO PAESE A RICONOSCERE IL GENOCIDIO FU L’URUGUAY
Con il voto dell’Olanda sono oggi una trentina i Paesi a riconoscere il massacro perpetrate dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916, che causò la morte di circa 1,5 milioni di persone. Il primo Paese a riconoscere il “genocidio armeno” fu l’Uruguay nel 1965: poi Argentina, Austria, Belgio, Bolivia, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Italia Lituania, Libano, Lussemburgo, Paraguay, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Siria, Slovacchia, Svezia, Svizzera, Santa Sede, Venezuela e l’Ue.

L’OSTILITA’ TRA LA SUBLIME PORTA E L’IMPERO RUSSO
La genesi del genocidio è legata all’ostilità tra la Sublime Porta e l’Impero russo. Istanbul vedeva all’epoca gli armeni come una sorta di “quinta colonna” di Mosca, che appoggiava le spinte indipendentiste degli armeni. Nel 1890 si verificò un primo eccidio di massa, che secondo alcune fonti causò 50.000 vittime.

IL GENOCIDIO SI VERIFICO’ ALLO SCOPPIO DELLA GUERRA
Il “genocidio” si verificò nel 1915 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale quando l’esercito russo (alleato di Gran Bretagna, Francia, Italia e nemico della Turchia legata alla Germania) iniziò ad arruolare alcuni battaglioni di armeni che in precedenza avevano militato nell’esercito ottomano. Armeni finanziati anche dalla Francia. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’elite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì l’indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.

NELLE MARCE DELLA MORTE PERIRONO PIU’ DI UN MILIONE DI UOMINI
Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai “Giovani Turchi“. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Tutti i governi turchi dopo la fine dell’Impero Ottomano nel 1923 hanno sempre negato il “genocidio degli armeni”, elemento di tensione con l’Unione Europea. Elemento che da quando è al potere l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan è un tabù per Ankara. Erdogan, quando è costretto a parlarne, li cita come “i fatti del 1915”. . Inoltre, il Congresso Usa ha approvato a marzo 2010 una risoluzione che chiedeva allora presidente Bracak Obama il riconoscimento di tale tragedia. Cosa che non avvenne. Alcuni Paesi – come la Svizzera o la Slovacchia – ne sanzionano anche la negazione (un tribunale federale svizzero nel 2007 ha anche condannato un negazionista).