Diventare un atleta e iniziare a correre maratone a 60 anni suonati, dopo una vita passata a lavorare. Utopia? Non per Edoardo Vaghetto, di Bagheria in provincia di Palermo, che alla bellezza di 79 anni è ormai un affermato runner, il migliore in Italia nella categoria under 75, il secondo al mondo. La sua storia, raccontata nel libro “Non ci resta che correre”, scritto da Biagio D’Angelo per Rizzoli, è uno straordinario esempio di forza e volontà.

L’illuminazione per Edoardo ci fu esattamente il primo gennaio 1999, quando compì 60 anni. Dopo una carriera da sottufficiale dell’aeronautica, e una vita passata al servizio della moglie e dei tre figli ormai grandi, anziché ritirarsi a fare il nonno a tempo pieno o a giocare a briscola al bar, pensò bene di iniziare a correre, e di farlo partendo proprio dalla maratona più importante del mondo: quella di New York. L’idea gli ronzava in testa da qualche mese, da quando aveva visto al telegiornale un servizio sulla maratona della Grande Mela.

Per prepararsi aveva bisogno però di un professionista, che Edoardo conosceva per via della frequentazione dei campi di calcio del Bagheria, squadra dilettantistica nella quale ricopriva in ruolo dirigenziale. Tommaso Ticali era il più importante allenatore di runner della Sicilia. Pur fra mille difficoltà e scetticismi, Ticali accetta, e dopo una dura
serie di allenamenti e il promettente esordio nella mezza maratona di Mazara del Vallo, nel novembre 1999 Vaghetto corre la sua prima maratona di New York. Ma anziché fermarsi, dopo quel giorno va oltre.

Continua con le maratone a Palermo, Napoli, Roma, Torino. Nel 2003 torna a New York anche per rivedere la città dopo il dramma dell’11 settembre 2001. Un giorno, nel 2005, Edoardo scopre da un amico dell’esistenza di una gara di 100 km. Si tratta della 100 km del Passatore, la più famosa ultramaratona italiana, che parte da Firenze ed arriva a Faenza attraversando l’Appennino. Naturalmente non poteva perdersela, e così fu: dal 2006 ad oggi Edoardo l’ha corsa ogni anno. La prima volta, a 67 anni, la chiude in poco più di 12 ore (per l’esattezza 12h01m35″, un tempo che gli vale il primo posto nella categoria M65), mentre nelle edizioni successive continua a mantenersi stabile, anche negli anni in cui passa di categoria diventando un M70 e un M75.

Nella leggendaria edizione del 2013 riuscì a concludere la gara in poco più di 16 ore nonostante una bufera di pioggia, vento e neve che provocò centinaia di ritiri e di abbandoni. In quello stesso anno torna a New York per la terza volta, portando con se il figlio neo 40enne. «La corsa è ciò che mi aiuta a tener duro – ha detto Edoardo al sito storyrunning.it – Correre mi ha insegnato che nella vita, se lo vuoi, non si finisce mai. Quando vedo qualcuno che piange perché non ha vinto, perché è arrivato secondo io mi sento di dirgli che non bisogna piangere quando si perde. Bisogna riflettere e cercare di capire dove si è sbagliato. E’ quando si arriva primi che si può piangere».

Edoardo non si ferma davvero mai, e dopo aver corso il 4 novembre 2017 la 100 km della Val di Noto in 16 ore e mezza classificandosi al primo posto della categoria M75 e lo scorso 8 aprile la Milano Marathon (nell’ambito della quale è stata anche organizzata una festa speciale per lui in Piazza Piemonte) in 5h 29’ 52’’, ora si sta preparando per correre la sua tredicesima 100 km del Passatore consecutiva, i prossimi 26 e 27 maggio. «È la gara più bella di sempre per me. Travalichiamo l’Appennino – ha dichiarato a La Stampa – e corriamo sulle strade che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento erano battute da un bandito, il Passatore appunto. Sono particolarmente affezionato a questa gara, che è molto dura ovviamente, ma quando arrivi al traguardo sei tutto adrenalina, al resto non ci
pensi».

Elida Sergi