Servizi consolari e digitalizzazione: dibattito con i consiglieri del Cgie

Servizi consolari e digitalizzazione: due facce della stessa medaglia che però hanno bisogno della "spina dorsale" che li regga: i funzionari inviati dalla Farnesina. Questo in sintesi quanto hanno rivendicato sia l’amministrazione sia i consiglieri Cgie nel corso della sessione mattutina della plenaria, ieri in Sala Conferenze Internazionali. Sono intervenuti per il Ministero i direttori generali Vignali, Sabbatucci e Cascardi. Poi è seguito il dibattito. Il consigliere Mantione (Paesi Bassi) ha apprezzato lo "spiraglio di ottimismo" giunto dagli interventi dei tre direttori per risolvere i problemi dovuti alla carenza di personale tanto nei Consolati quanto negli IIC. Ha però sollevato il problema dei contrattisti, chiedendo un adeguamento dei loro stipendi, pena la "scarsa motivazione" che porta al "peggioramento dei servizi" se non alla loro fuga verso lavori meglio remunerati. Il consigliere Collevecchio (Venezuela) ha portato in plenaria "la gratitudine senza retorica degli italiani del Venezuela: al Cgie, che ci è stato sempre vicino, e al Maeci, perché oggi è una realtà che a Caracas, entro fine anno, saranno emessi circa 20mila passaporti contro i 7mila del 2016". Un risultato "reso possibile grazie al sacrificio degli operatori del Consolato", che lo stesso Collevecchio ha potuto vedere all’opera per 12 ore, dalle 8 del mattino sino a sera, per prendere le impronte di 800 connazionali in Amazzonia. "Si tratta di uno sforzo straordinario, ma il sacrificio premia", ha concluso, augurandosi che "il nuovo personale arrivi al più presto". Bene anche l’Uruguay, dove, come ha riferito il consigliere Palermo si è passati da 3mila a 12mila passaporti l’anno, ma "resta il problema del portale Prenota on line". Palermo ha chiesto inoltre che la sede di Montevideo sia dichiarata "sede disagiata" come Buenos Aires, perché l’organico è di 5 funzionari ma in Consolato ce ne sono solo 3. Nella realtà anglofona extra Ue, Silvana Mangione ha lamentato la chiusura in passato di tre Consolati "fondamentali ai fini della promozione del sistema Italia" ed oggi ha rilevato con soddisfazione che il Consolato a Durban sarà riaperto. Restano invece scoperti Edmonton in Canada, "dove ci sono tutte le società petrolifere del mondo tranne le nostre", e Newark, nonostante nel New Jersey ci siano "i più grandi importatori di beni italiani". Mangione ha chiesto all’amministrazione di "accelerare la consegna delle macchinette per le impronte digitali" in dotazione ai consoli onorari, rispetto ai quali, fra l’altro, andrebbe innalzata l’età pensionabile da 70 a 75 anni. Più critico l’intervento di Parisi (Germania), per la quale ad un aumento quantitativo dei servizi non sempre corrisponde altrettanta "qualità", come nel caso di "Prenota on line" che in alcune realtà tedesche sostituisce in toto il sistema classico di prenotazione e per ottenere la carta di identità talvolta l’attesa è di un anno.

La senatrice Garavini e il consigliere Collevecchio

"Io sono italiano e italiano rimango anche all’estero e come tale ho diritto al rispetto", ha confermato il consigliere Brullo (Germania), che, prendendo atto delle trasformazioni in corso, ha espresso l’auspicio che il cambiamento sia anche culturale e che sia preso ad esempio dalle altre amministrazioni.
Dritto al punto è andato Gazzola (Argentina): "comproviamo che c’è un aumento di produttività, è innegabile, ma non è un fatto miracoloso. A Caracas le cose sono cambiate perché è cambiato il Console, come a Rosario", dove oggi le attese sono di 15 giorni mentre prima erano di un anno. "Quando abbiamo consoli che si preoccupano e lavorano, i cambiamenti ci sono" e allora, ha chiesto Gazzola all’amministrazione, come si decide "chi va e in quale posto"? E in particolare "quali sono gli incentivi per andare in luoghi disagiati come Caracas?". Qualunque sia la risposta, "in certi Consolati non può essere inviato un capo missione che non conosca i servizi consolari". In alcuni casi, poi, ha continuato Gazzola, l’aumento della produttività dipende dalla presenza dei contrattisti, una "categoria che va tutelata e valorizzata nella giusta misura".
È un bene che entro l’anno da Roma arrivino nuovi funzionari, ma sino ad allora "l’emergenza va gestita" e a poco servono servizi come "Prenota on line" se "la carenza di personale non ti permettere di prendere più di 20 appuntamenti al giorno".
Non solo il Sud America si trova in difficoltà. Stabile (Spagna) ha chiesto le ragioni per cui il numero previsto di personale a contratto nel suo territorio, ovvero Madrid, non sia ancora stato assegnato. Eppure, ha ricordato, "la Spagna deve far fronte ad un elevatissimo numero di connazionali, provenienti soprattutto dal Sud America" ed il Consolato si trova in una "grave situazione". Come pure, ha aggiunto Stabile, sarebbe opportuno sollecitare il Ministero degli Interni affinché i comuni aggiornino il loro indirizzo Pec, comunicandolo ai Consolati: la scarsa comunicazione in tal senso provoca spesso ritardi nella consegna delle carte d’identità ai connazionali. A metà del dibattito il dg Sabbatucci ha voluto fornire alcuni chiarimenti. Sugli impiegati a contratto e la richiesta di aumento retributivo "bisogna fare i conti con il bilancio che abbiamo", ha spiegato, e "con la legge", che prescrive che si possano dare aumenti retributivi solo qualora la media degli stipendi che percepiscono i contrattisti delle Ambasciate dei nostri Paesi partner o, laddove esistano, dei pari funzione a livello locale siano superiori. "Se questi due condizioni non sussistono, non possiamo dare aumenti". È accaduto che si sia fatto lo scorso anno in Francia e ancora prima in Germania, Paesi dove lavorano "decine e decine di impiegati a contratto" e dunque si parla di "milioni di euro che vengono messi a bilancio e che poi negli anni successivi devono rimanere nelle nostre capacità". Sabbatucci ha voluto ringraziare i parlamentari eletti che ha consentito un aumento di bilancio per il Maeci, ma poi ha tenuto a precisare: "lo Stato italiano paga, ma non può competere con le aziende multinazionali. Chi serve lo Stato italiano sceglie di servire il pubblico" e qui "la componente monetaria è inferiore".
Quanto agli incentivi per recarsi nelle sedi all’estero, il dg ha spiegato che c’è stato un aumento della indennità di sede del 15 o 20% per gli impiegati di ruolo inviati in America Latina o in Australia. A causa della prolungata assenza di concorsi, c’è stato "non solo decremento quantitativo, ma anche un innalzamento dell’età media" dei funzionari ed "è molto difficile spingere questa tipologia di impiegati in posti lontani e complessi". Ad ogni modo, "tutto questo sarà superato con l’entrata in ruolo dei giovani" funzionari,
ha assicurato Sabbatucci, che con questo.
Il dibattito è proseguito con Paglialunga (Argentina), che ha illustrato all’assemblea la "situazione critica" del Consolato a Bahia Blanca, dove ci sono solo due persone di ruolo, supportate da pochi vice consoli onorari e agenzie consolari e ciò nonostante, ad esempio, più di mille chilometri separino Bariloche da Bahia Blanca.
Sempre Paglialunga ha chiesto che anche i Comites possano comunicare via Pec con l’amministrazione. Al suo debutto in assemblea plenaria il consigliere Aldo Lamorte (Uruguay) che ha riferito delle difficili condizioni in cui versa il Consolato
a Montevideo: avrà una nuova sede, come annunciato dal sottosegretario Merlo, ma al momento vi sono solo due funzionari: uno lavora per i cittadini e l’altro come segretario per l’ambasciatore. Cinque posti a disposizione nella Cancelleria Consolare sono "vacanti" e intanto "le situazioni di indigenza e le lunghe liste di attesa" rischiano di erodere il rapporto dei connazionali con le istituzioni italiane.
Sempre in America Latina, Villone (Brasile) ha chiesto a che punto siano le ipotizzate aperture delle agenzie consolari di Vittoria Spirito Santo e Florianopolis, due regioni molto vaste dove la presenza italiana raggiunge e a volte supera il 72%. In Europa si attende la Brexit e per Billè (Gran Bretagna) è importante che il Ministero stabilizzi l’assunzione di personale a contratto in via permanente, perché di sicuro con l’uscita del Regno Unito dall’UE la produttività subirà una impennata.
"Non sono troppo ottimista", ha esordito Musella (Francia). "Il Consolato di Nizza non impiega meno di tre mesi per dare un appuntamento", che si tratti di carta d’identità o passaporto, e nella Francia, dove pure vi è una "numerosissima comunità" la struttura consolare e quella dei Comites "è stata smantellata". Forse, ha suggerito Musella, bisognerebbe ripristinare almeno i Comites.
Lodetti (Cisl) ha riconosciuto i "moltissimi passi in avanti" compiuti con la digitalizzazione, ma restano delle necessità che potrebbero essere superate attraverso un aiuto esterno, quello dei patronati. Eppure la Convezione con il Maeci ancora non c’è e "non se n’è parlato neanche nella relazione di governo". Lodetti ha chiesto dunque a che punto sia "realisticamente", considerando che si ha a disposizione "una rete con mille operatori e 500 uffici nel mondo", nonché una struttura, almeno per i patronati più grandi, avanzata anche in termini di digitalizzazione.
Ultima in ordine di tempo ad intervenire è stata Laura Garavini, senatrice del PD eletta in Europa, che si è complimentata con la Farnesina per lo "sforzo" compiuto in questi anni. "Continuate in questa direzione", il suo augurio. Poi qualche richiesta: intanto che anche i cittadini italiani residenti all’estero possano avere la carta d’identità elettronica, peraltro necessaria in alcuni Paesi in cui "una serie di Istituti di credito chiedono solo documenti di identità elettronici".
E poi che "nell’assegnazione del personale si pensi ai Consolati e non alle rappresentanze diplomatiche", per "non perdere il contatto" con i connazionali. Quanto infine alla convenzione tra Maeci e patronati, Garavini ha detto che sarebbe "utile" sottoporlo all’attenzione del sottosegretario Merlo perché trovi "concretezza". Terminato il dibattito, la chiusura della sessione è stata affidata a Luigi Vignali, che ha fornito alcune "risposte dirette" ai consiglieri. Parisi: in base a verifica diretta ad Hannover i tempi di attesa sono tra le 4 e le 6 settimane; Stabile: "ha ragione" e Vignali riporterà al collega Sabbatucci "l’emergenza nelle Canarie e nella cancelleria consolare a Madrid"; Paglialunga: "ha fatto bene a ricordare la gravità della situazione a Bahia Blanca. Solo Londra e Rosario hanno un carico di lavoro maggiore" e questo perché "ci sono circa 800mila italiani per funzionario";
Villone: "per Vittoria e Florianopolis stiamo andando avanti" e "proprio ieri le autorità di Florianopolis hanno messo a disposizione una sede a titolo gratuito", ma intanto si registra che è una delle realtà in cui è più usata la macchinetta per la raccolta delle impronte digitali; Lodetti e Garavini: quanto alla convenzione con i patronati, "personalmente quello che dovevo fare ho fatto e posso firmarla anche domani, ma si attende una decisione politica". Infine un annuncio: la questione della carta d’identità elettronica è sempre al centro del tavolo tecnico con il Ministero dell’Interno, ma ora c’è un obiettivo, che è quello di "partire entro la fine dalla primavera 2019 con le prime carte elettroniche".
È stata dunque una discussione ricca di "stimoli e spunti" quella odierna e questo, ha osservato Vignali, è "il senso degli incontri del Cgie con l’amministrazione: una presa diretta sul territorio, una conoscenza altra rispetto a ciò che ci viene detto dai nostri consoli", perché alla fine "siamo dalla stessa parte".

R. ARONICA\AISE

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