David Napodano e Sara Taglialatela sono due giovani architetti napoletani che vivono da alcuni anni in Uruguay e lavorano insieme all’interno dello studio Atmósfera diretto da Rafael La Paz. Durante questa settimana saranno protagonisti del Festival de la Madera che si svolgerà a Rivera, città di frontiera del nord dell’Uruguay confinante con il Brasile. Con loro parliamo dei segreti del legno nel suo utilizzo come materiale da costruzione durante un’interessante chiacchierata svoltasi all’interno della splendida Facoltà di Architettura dell’Udelar pochi giorni prima della partenza. Da oggi al 9 dicembre la località Campo Abierto -uno spazio di 10 ettari situato sulla Ruta 27- ospiterà diversi progetti di architettura collaborativa con workshop, laboratori ed altre attività aperte gratuitamente al pubblico. Quattro gli studi che parteciperanno al Festival, ognuno con una sua proposta: Santiago Cirugeda (Siviglia, Spagna), con un progetto di alloggi sociali, Hello Wood Studio (Budapest, Ungheria) con opere basate sull’idea di architettura temporanea, Zuloark (Madrid, Spagna) con la costruzione di una serra e Atmósfera Arquitectura di Montevideo con il suo progetto Playground, ossia un parco giochi per bambini. L’iniziativa è organizzata da un’associazione locale e ha ricevuto l’appoggio di diverse istituzioni tra cui la Intendencia di Rivera. L’idea di fondo -come scrivono gli organizzatori nel manifesto- è quella di "scommettere sullo sviluppo sociale a partire dall’arte e dalla cultura".
"L’Uruguay ha un potenziale enorme nell’uso del legno ma ciò attualmente viene fatto
abbastanza male" sostiene con convinzione Napodano, trentenne di Castellammare di Stabia mentre sorseggia un caffè cortado. Spesso bistrattato, oggi "stiamo assistendo
a una vera e propria riscoperta" di questo materiale nelle costruzioni. Ma quali sono i vantaggi del legno? "Eco-sostenibile, economico e di facile utilizzo. Se trattato bene, il legno ha una grande durabilità, è sicuro e isola anche molto bene". L’Uruguay però sembra non accorgersi di tutto questo potenziale inespresso offerto dal suo territorio e finisce per destinare la maggior parte della sua legna nella crescente industria della carta e della cellulosa che viaggia a gonfie vele: "Qui esistono solo 2 grandi aziende che lavorano esclusivamente vendendo legna all’estero. Il problema è come fanno crescere gli alberi che vengono praticamente abbandonati e finiscono per riempirsi di nodi. Una volta tagliato, poi, deve essere fatto seccare adeguatamente ma qui il clima spesso ostacola questo processo vista la frequente umidità. Si potrebbero usare delle macchine ma ovviamente comportano costi aggiuntivi per i produttori". L’altro problema segnalato che finisce per incidere negativamente sugli standard del mercato locale è "l’assenza dei requisiti di qualità", ossia di una normativa che ne regoli le caratteristiche come succede in Italia. Il progetto presentato da Atmósfera a Rivera è totalmente inclusivo come ci raccontano i suoi ideatori: "L’obiettivo principale di Campo Abierto è quello di coinvolgere diversi settori sociali e, in particolar modo, da anni collaborano nel processo di costruzione anche i detenuti del carcere della città. Dunque, è un’ottima occasione di riscatto attraverso il lavoro. Inoltre, il parco giochi da noi presentato è stato pensato per essere totalmente accessibile adatto alle persone disabili". Per quanto siano posizioni completamente diverse, il riscatto dei detenuti va di pari passo con l’inclusione dell’artigianato locale che sta attraversando notevoli difficoltà e lotta continuamente per sopravvivere. Così lo argomenta Sara Taglialatela originaria di Giugliano: "Negli ultimi anni l’Uruguay ha perso tanti falegnami che sono stati costretti a chiudere le loro attività per diverse ragioni. Si tratta di una perdita enorme che è ancora più problematica nelle realtà dell’interno. Con iniziative come queste si cerca di diffondere un nuovo modo di intendere l’architettura attraverso la collaborazione e la condivisione". Come ricorda Rafael La Paz, Atmósfera è alla sua "terza esperienza del genere ma questa volta l’intervento sarà ancora più rilevante. Siamo nuovi nel tema ma abbiamo un’esperienza previa che ci aiuterà. Noi lavoriamo in diversi campi e ci adattiamo in base alla situazione. La diversità culturale e generazionale è la nostraricchezza".

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