Massimo Sacco

Da marzo ad agosto in carcere a Dubai, poi il trasferimento nella prigione federale ad Abu Dhabi. È l’inferno vissuto dall’italiano Massico Sacco, arrestato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. Come riporta Tgcom, la compagna, Monia Moscatelli, ha scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere l’intervento delle istituzioni: “Massimo è malato e viene sottoposto a minacce, alle istituzioni chiedo di aiutare un cittadino italiano”.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica italiana, al presidente del Consiglio, al ministro degli Esteri:

"Buongiorno,

mi chiamo Monia Moscatelli, sono la compagna di Massimo Sacco, un cittadino italiano detenuto da marzo ad agosto a Dubai e ora nella prigione federale ad Abu Dhabi. Massimo è malato ed è accusato di spaccio di sostanze stupefacenti. All’epoca dei fatti avevamo insieme una vita felice a Dubai: poi, una maledetta sera le nostre esistenze sono state stravolte. Con la presente vorrei informare tutte le autorità italiane che Massimo Sacco viene sottoposto a minacce. Per rispetto di Massimo e delle istituzioni e dei magistrati di Dubai non entro nel dettaglio.

Lui sta però dimagrendo a vista d'occhio. Le condizioni fisiche sono al limite. È stato in ospedale perché si è sentito male: il medico gli ha riscontrato una forma di anemia e gli ha prescritto una cura a base di ferro. Massimo ha rifiutato perché è affetto da una malattia genetica chiamata microcitemia che comporta una eccessiva produzione di ferro: per regolare quello in eccesso dovrebbe assumere acido folico ma i medici non hanno voluto sottoporlo a un esame specifico. Le forze dell’ordine volevano che firmasse una dichiarazione dove si assumeva ogni responsabilità in caso di morte “per non aver assunto ferro”. Non l’ha fatto e non se l’è passata bene.

Secondo me, l'ambasciata italiana finora ha fatto il minimo: come da “protocollo” gli è stata fatta visita in carcere dall'ambasciatore in persona. Ricordo che Massimo rischia la pena di morte per un reato che non ha commesso. Prima dell’udienza del 14 novembre scorso, il mio compagno ha richiesto un materasso, un cuscino e la possibilità di effettuare più di una chiamata a settimana visto che è da solo a Dubai e nessuno può fargli visita. Purtroppo non ha ottenuto nulla.

Un’altra cosa importante che vorrei far presente sta nel fatto che molti detenuti con reati ben peggiori sono stati aiutati dalle rispettive ambasciate inserendoli nella lista del Pardon (o della Grazia) del 2 dicembre. Per la festa nazionale infatti lo sceicco concede la grazia ad alcuni detenuti in tutti gli Emirati. Io, cittadina italiana, ho pregato l’Ambasciata italiana di includere il nome di Massimo nella mail di richiesta. Il nostro avvocato era pronto ma l’ambasciata non si è mossa.

Io confido sempre e comunque nelle istituzioni italiane: a voi chiedo di aiutare un cittadino italiano.

In fede

Monia Moscatelli".