Da presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera ha firmato la proposta di legge che vuole almeno un terzo della programmazione delle radio dedicata alle canzoni italiane, “opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia”. Ed è un salto notevole per il leghista che è anche capogruppo in Comune a Milano e, da sempre, un salviniano di ferro.

Perchè all’esordio della sua carriera – quella politica, giacchè come lavoro risulta essere direttore del sito Il populista ed ex direttore di Radio Padania – provocò più di un ghigno in consiglio comunale a Milano per il suo discorso di insediamento come assessore della giunta di Letizia Moratti, nel 2010, parlando delle “radici padane” di Milano. Storia vecchia: perché Alessandro Morelli, calato a Roma per la prima volta a marzo dopo l’elezione, aveva già annusato l’aria, iniziando a mescolare, nelle sue battaglie, l’italianità con l’orgoglio milanese.

Non sempre con risultati apprezzati, in realtà. Perché quando Letizia Moratti l’aveva scelto come assessore al Turismo e all’Identità territoriale nell’ultimo scorcio di mandato, si era inventato una iniziativa per finire su giornali e tv: il merchandising a marchio Milano, dal panettone alle magliette, passando per le palline dell’albero di Natale. Peccato che era bastato guardare con attenzione i prodotti per scoprire che – panettone a parte – erano tutti prodotti in Bangladesh, Cina e Cambogia, con ironie feroci del centrosinistra, imbarazzi in giunta e lui che si era difeso: “Colpa delle norme sul libero mercato varate da Prodi”, variante dell’epoca del ‘E’ colpa del Pd’.

Il pallino della difesa dell’italianità, meglio se associata alla guerra allo straniero e a tutti ciò che non è tradizione, resta un suo punto forte. Ed eccolo, nel 2017, proporre come candidato all’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza milanese, il cantante Povia, “perché condividiamo le sue battaglie, come quella contro l’immigrazione selvaggia” (candidatura caduta in corso d’opera), ma soprattutto in piazza Duomo e in Consiglio comunale – sempre a favore di telecamere – nello stesso anno, per una imperdibile distribuzione di banane ai passanti per protestare contro la scelta della giunta Sala di affidare l’aiuola della piazza a Starbucks che, appunto, aveva scelto un allestimento con palme e banani. Slogan, in questo caso, “No all’africanizzazione di Milano” (dimenticando o non sapendo che le palme, in piazza Duomo, c’erano già all’inizio del Novecento).