Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli (da YouTube)

Luna piena e mane vacante al San Paolo. L’Arsenal vince 1-0. Non ci resta che piangere. Spazzato via dall’Europa il calcio italiano. Giovedì sera, a Fuorigrotta, s’è spenta l’ultima fiammella, la fiammella azzurra del Napoli. La Juve ha fallito con Ronaldo i quarti di Champions. La Roma ne è uscita agli ottavi. L’Inter, scesa dalla Champions all’Europa League, è caduta negli ottavi del secondo torneo europeo. Fuori la Lazio ai sedicesimi di Europa League, il Milan addirittura nei gironi.

L’Atalanta spacciata in partenza, nei play-off di Europa League. Ci sono sogni che muoiono all’alba e sogni che muoiono nel primo tempo quando la punizione-gol di Lacazette (35’) rende ardua, problematica, praticamente impossibile la remuntada del Napoli. Barriera discutibile, Meret impietrito. Servirebbero quattro gol. Neanche uno a segno. Lo 0-2 di Londra, sette giorni fa, è risultato un punteggio secco e severo che avrebbe richiesto un’impresa, ma una grande impresa, per ribaltarlo a Napoli.

Doveva essere la partita perfetta, la remuntada, il ribaltone col triccheballacche, il colpo di cannone ad annunciare l’impresa, mille violini suonati dal vento di Fuorigrotta e, poi, a impresa compiuta, il sacrosanto piatto di cozze del giovedì santo. Aveva detto Ancelotti: ci vuole coraggio, intelligenza e cuore. Dagli spalti hanno chiesto sacrificio, fiato e spirito di collaborazione. Il Napoli, l’ultima squadra rimasta in Europa, dall’Europa viene esclusa dagli inglesi dell’Arsenal, loro che con la Brexit sono i maestri delle uscite.

Neanche il premio di un gol nel finale tutto avanti in cui il Napoli avrebbe meritato il pareggio contro il 5-4- 1 dell’Arsenal. Gli inglesi hanno spazzato via tutti i cross degli azzurri. Malinconia, per favore va’ via. Ma è andata così.

Mimmo Carratelli

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