La rete italiana dei ricercatori e professori in Uruguay è nata nel novembre dello scorso anno sotto l’impulso dell’Ambasciata di Montevideo. Tale rete si rivolge ad accademici di formazione universitaria o postuniversitaria italiana che svolgono attività di ricerca o di insegnamento nel paese e si propone di "creare una piattaforma informale di scambio e condivisione, uno strumento a disposizione degli accademici uruguaiani che vogliono collaborare con le istituzioni italiane ed essere aggiornati sulle opportunità di scambio, ricerca e formazione in Italia". L’iniziativa si inserisce nell’ambito della cooperazione universitaria che "rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella relazione bilaterale tra Italia e Uruguay".

Al momento, come si legge sul sito riipu.wordpress.com, la rete conta oltre cinquanta aderenti in prevalenza uruguaiani che "hanno svolto un periodo di formazione presso una università italiana" o altre persone che "hanno realizzato (o stanno tuttora realizzando) progetti di ricerca congiuntamente a istituzioni accademiche italiane". Lo scopo della rete è quello di rafforzare le relazioni accademiche tra le due nazioni e "incentivare maggiormente l’interscambio e la ricerca accademica" organizzando e promuovendo una serie di attività tra cui principalmente conferenze a scopo divulgativo, "sia per dare maggiore visibilità alla presenza accademica italiana in Uruguay, sia per favorire la circolazione di informazioni su progetti universitari uruguaiani ed europei".

Nel leggere la presentazione sorprende constatare l’incredibile silenzio su una questione di vitale importanza nell’ambito della cooperazione universitaria: la convalida del titolo di studio. Un ostacolo, questo, che continua ancora oggi a creare innumerevoli problemi ai cittadini di entrambi i paesi. Recentemente, in occasione della visita del ministro degli Esteri Moavero, se ne è timidamente parlato. Tra i diversi accordi di cooperazione firmati, c’era anche un memorandum di intesa sul quarto protocollo esecutivo di un accordo culturale risalente al 1985 e che "mira ad intensificare i rapporti culturali tra i due paesi in particolare nei settori dell’insegnamento della lingua e della diffusione della cultura italiana, della cooperazione universitaria, scientifica e tecnologica".

Nell’incontro del ministro con i rappresentanti della collettività, l’ambasciatore Piccato forniva ulteriori chiarimenti su questo memorandum che riguarda il periodo 2019-2021: una commissione bilaterale è stata incaricata di lavorare alla realizzazione dell’accordo sulla convalida del titolo. Due mesi dopo non esistono ancora informazioni ufficiali al riguardo. Riusciranno Italia e Uruguay a firmare questo accordo? Tra gli italiani in Uruguay sono in tanti ad aspettare la buona notizia dopo le solite belle parole e a credere che questo sia un aspetto cruciale per favorire gli scambi tra i due paesi e, specialmente, agevolare la mobilità e i trasferimenti.

"La convalida del titolo è una questione fondamentale per i nuovi arrivati. Spesso però questi ragazzi non possono sostenere le alte spese dei traduttori ufficiali" riconosce Filomena Narducci del Comites di Montevideo e responsabile del patronato Inas che accoglie quotidianamente richieste del genere. "Come in un sacco di altre cose, l’Italia continua ad essere in ritardo anche su questo tema. È giunto il momento di fare qualcosa, l’Ambasciata si deve dare da fare" afferma ricordando il caso del riconoscimento della patente. "Anche in quel caso siamo arrivati in ritardo replicando quanto fatto prima dalla Spagna. Forse adesso si farà qualcosa di simile ma resta sempre la stessa domanda: perché l’Italia è sempre in ritardo su queste cose?".

Per capire quanto sia difficile oggi parlare di convalida del titolo (e dunque di inserimento lavorativo) basta sentire i tanti ragazzi italiani che si sono trasferiti recentemente in Uruguay. Raccontano praticamente tutti la stessa cosa. Uno di loro è Daniele Pendezzini, trentenne bergamasco perito tecnico, ormai scoraggiato: "Lo scoglio principale sono le traduzioni dei programmi di tutti i corsi seguiti all’università. A parte il fatto che a volte può essere difficile recuperare questi programmi dato che nel frattempo sono cambiati, ma in ogni caso si richiede un costo molto elevato. Nel mio caso erano circa 2mila euro e ho lasciato perdere. Per questi motivi ho convalidato solo il titolo di scuola superiore presentando solo il certificato di studi e il diploma".

Avendo studiato in Uruguay all’Ipa (Instituto de Profesores Artigas), Daniele racconta anche che è ulteriormente difficile poter intraprendere la convalida di questo titolo dato che i programmi dell’istituto di formazione docente uruguaiano sono "chilometrici". In base alla sua esperienza ci sono due possibili soluzioni che dovrebbero essere prese in considerazione al più presto dai governi di Italia e Uruguay in vista di un possibile accordo: "Per facilitare l’inserimento dei cittadini nel nuovo paese occorre diminuire i costi delle traduzioni. Un’alternativa potrebbe essere invece quella di presentare programmi delle materie molto più sintetici rispetto a ciò che viene chiesto adesso".

Matteo Forciniti