Se anche soltanto uno, tra coloro che con una vera e propria supernova cerebrale ha consentito l’ingresso delle grandi navi da crociera nei canali di Venezia, avesse mai – anche di sfuggita – posato il suo miope sguardo su un dipinto del Canaletto o di Carpaccio (che non è un piatto di carne fredda) o di Francesco Guardi e altri grandi vedutisti veneti, avrebbe immediatamente capito – anche con i limiti angusti della propria intelligenza – che è pura follia far entrare natanti di quelle dimensioni gargantuesche in una via d’acqua che non è mai stata concepita per questo.

I canali di Venezia, per secoli, anche i più grandi tra loro, sono stati progettati per accogliere vascelli che nulla hanno a che vedere con la mole incombente delle attuali supernavi turistiche, e per di più concepiti per “legni” solitamente privi di motore e che quindi non distruggono i pali lignei sui quali poggia la Serenissima.

Ma la presunzione del parvenue, l’arroganza dell’uomo che utilizza la bellezza e l’arte – in questo caso Venezia – come una merce, un qualcosa sa sfruttare “fruendolo” (orrida terminologia tanto cara a chi oggi parla con sicumera di beni culturali e con relativa privazione di ogni sapienza), spinge per ottenere facili e cospicui guadagni a far sì che i gitanti marittimi possano guardare le pietre millenarie della città lagunare senza alzare il culo dal proprio posto in coperta, sorseggiando un Bellini (ignari quasi certamente che tale aperitivo debba il proprio nome a uno dei più grandi pittori di Venezia).

Inutili le “denunce” artistiche di Banksy e inosservati i sogni metafisici di un grande artista veneziano come Ludovico De Luigi, con i suoi sommergibili nucleari emergenti dal Canal Grande. È l’arte per tutti, il bello alla portata dell’imbecille, quella che poi fa sì che, poche ore or sono, una nave da crociera si sia scontrata con un battello gran turismo nel Canale della Giudecca. È la minor cosa che possa succedere facendo entrare leviatani di ferro in un simile ambiente ristretto.

Ma volete mettere il gusto del turista, ignorante e cialtrone, di poter entrare in Venezia senza bagnarsi le Sneakers? Ecco l’umana bestialità che si ripresenta spinta dal facile incasso, e mentre i “gretini” stanno a piagnucolare ogni giorno sulla rete, noi perdiamo una parte di uno dei luoghi più rari e preziosi del mondo. Una patria della bellezza millenaria che ha per secoli congiunto Oriente e Occidente, se ne va ad ogni onda, silenziosamente, senza che a nessuno importi… Così muore Venezia, ed è colpa di tutti coloro che tacciono.

Dalmazio Frau