Con protocollo numero 10536 l’Ambasciatore italiano in Uruguay fa quello che avrebbe dovuto fare da tempo in nome di una trasparenza tanto invocata soltanto a parole: mercoledì 17 luglio alle ore 18:30 ci sarà un incontro alla Casa degli Italiani di Montevideo per informare sulle ultime vicende che riguardano il consolato, da una parte il progetto di costruzione di un nuovo immobile e dall’altra l’affitto di una sede temporanea. Improvvisamente, dopo mesi di silenzio più assoluto oltre ai proclami propagandistici dei soliti politici, forse (sempre volendo essere ottimisti) a breve si conoscerà qualcosa in più su un’operazione fortemente voluta dal Maie (Movimento Associativo degli Italiani all’Estero) e avallata dal Ministero degli Esteri nonostante i tanti punti oscuri e un’interrogazione presentata al Senato dopo le denunce di Gente d’Italia e l’opposizione di buona parte della collettività italouruguaiana.

Nella lettera inviata ai rappresentanti del mondo istituzionale e associativo italiano a sorprendere è l’ultima frase che racchiude tutto lo spirito della gestione di Gianni Piccato in Uruguay: “Per motivi logistici sarò grato ricevere cortese conferma, possibilmente entro il giorno 16, di coloro che intendono partecipare alla riunione in oggetto”. Sarà una riunione aperta a tutti o solo a coloro che invieranno la conferma? E cosa succederà se qualcuno si presenterà senza la fantomatica conferma? È davvero un bel metodo di fomentare la partecipazione quello scelto dall’ambasciatore che ci ha abituati ormai a comportamenti di questo genere. Perché oltre al fastidio di muovere qualche sedia di “motivi logistici” non se ne sente proprio la necessità.

La questione fondamentale è invece un’altra e riguarda i numerosi interrogativi che serpeggiano da tempo su questa storia del consolato di Montevideo piena zeppa di sospetti e assurdità. Quanto costerà alle tasche dei contribuenti il piano voluto dal sottosegretario agli Esteri e leader del Maie Ricardo Merlo e dal suo rappresentante uruguaiano Aldo Lamorte? Ci sarà una gara d’appalto per la gestione del trasloco nella sede affittata? Quale architetto amico degli amici ne uscirà arricchito da questa operazione lontana dal risolvere i problemi che patiscono quotidianamente i connazionali? Da tempo in aperto contrasto con Piccato, il Comites di Montevideo è imbufalito per l’organizzazione della riunione del 17 su cui non è stato minimamente coinvolto.

“È la prima volta nella storia del Comites che succede una cosa del genere. Questo ambasciatore se ne strafotte dell’organismo che rappresenta la cittadinanza e cui rapporti con le istituzioni italiane sono regolate dalla legge” dice a Gente d’Italia Filomena Narducci, membro dell’esecutivo. “Per essere corretti, la prima cosa da fare era parlare con il Comites o almeno con il suo presidente. Invece si convoca una riunione a casa altrui e per di più si impongono le proprie regole chiedendo addirittura una conferma anticipata. Questo bisogna sottolinearlo perché è inaccettabile e glielo diremo in faccia nella riunione”.

Matteo Forciniti