Nel 2050 Italia fuori dai grandi: dominerà la Cina.

Dopo il mio viaggio in Oriente e dopo essermi reso conto che la Cina è l’economia più grande del mondo, non mi ha sorpreso un rapporto di Pricewaterhouse Cooper sulle previsioni per l’anno 2050. Oggi l’Italia è l’ottava economia mondiale, davanti al Canada e tanti altri, ma, aldilà delle crisi e dei “casini” interni che hanno minato il nostro paese, non è difficile capire che fra appena 30 anni, quella Cina che 30 anni fa era un paese emergente che si affacciava al mondo copiando e cominciando a comprare bonds americani, fra 30 anni dominerà in assoluto, lontano dagli Stati Uniti che, per quasi 1 secolo, hanno padroneggiato senza avversari. Ci sono anche tante sorprese nel top 10 mondiale ma, soprattutto, la conferma che l’epicentro del mondo si è trasferito in Oriente. Al decimo posto, con un PIL di 5.1 trilioni di dollari appare la Russia che si difende come riserva di metalli preziosi, petrolio e gas naturale, al di là del fatto che mantiene un ferreo controllo economico interno con un buon mercato interno. Al nono posto appare una delle 2 grandi isole “Imperiali”, la Gran Bretagna che, con un PIL di 5.4 trilioni sarà la seconda economia del vecchio continente che potremo considerare più anziano e meno dinamico che quello del ventesimo secolo.
La supremazia europea del Regno dipende molto anche dall’annosa alleanza con i “figliocci” nordamericani che continueranno ad essere meravigliosi “dealers” dello spirito sassone.
All’ottavo posto la prima sorpresa, il Messico, che con i suoi 150 milioni di abitanti, gli accordi con gli USA, il petrolio, il turismo ed i suoi 5,6 trilioni di dollari di PIL diventa la prima economia latinoamericana e nel giro di appena 15 anni passa, dal posto numero 15 all’otto.
Al settimo posto appare la prima economia europea che, dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla caduta del muro di Berlino, appare come il paese più stabile del mondo con i suoi 6.1 trilioni di dollari di PIL ed una supremazia continentale che continuerà a dare fastidio agli immediati inseguitori.
Dopo 20 anni fra il terzo e quarto posto nel mondo, la Germania perderà un po’ di terreno, pur mantenendo quell’immagine di nazione controllata e matura. Continuerà a sostenersi con il hardware industriale, la durabilità e affidabilità dei propri prodotti, nonché le proprie caratteristiche socioeconomiche di avanguardia.
Davanti alla Germania appare quel mostro brasiliano che ha saputo accompagnare lo sviluppo dei big. L’enorme bacino naturale, il petrolio (sarà prima potenza mondiale), un mercato interno in continua espansione e 6,5 trilioni di dollari di PIL, sono i principali argomenti di un paese che, in superficie, è quasi come la Cina.
Per decenni è stata la terza economia del mondo ma, davanti al grande sviluppo demografico di altri big e con l’impossibilità materiale di crescere, al quinto posto, con 6.8 trilioni di dollari di PIL appaiono i giapponesi, sempre forti nella tecnologia, ordinati e robotizzati. Ecco che, al quarto posto, appare un’enorme sorpresa, l’Indonesia, con 7,3 trilioni di dollari. Quarta al mondo in popolazione, l’Indonesia parte da Yakarta per diventare un giocatore enorme a livello mondiale.
Nei pressi e al terzo posto con un PIL di 28 trilioni ed una popolazione di quasi 2 miliardi di persone, ecco l’India che, nel 2050 avrà superato anche il numero di abitanti della Cina e potrà vantare un mercato interno prospero e molto più organizzato di oggi. Nel 2018 gli USA hanno perso quella supremazia assoluta, mantenutasi per oltre un secolo e sono la seconda potenza mondiale. Oggi il suo PIL supera di poco i 20 trilioni ma nel 2050 avrà superato i 34 e continuerà ad essere, per qualche secolo ancora, il grande giocatore globale del pianeta Terra.
Al primo posto, come oggi ma con il doppio di PIL appare la Cina che avrà raggiunto i 50 trilioni di dollari. Nel 2018 ha raggiunto i 25 trilioni ma il ritmo di crescita continuerà altissimo e se non ci saranno guerre mondiali o grandi catastrofi naturali, nel 2080, da sola, avrà un PIL equivalente alla terza parte dell’intero pianeta.

Stefano Casini