Giacomo Leopardi (foto depositphotos)

"Sempre caro mi fu quest’ermo colle" è il primo verso de "L’infinito" di Giacomo Leopardi, una delle poesie più celebri della letteratura italiana scritta nel 1819 a Recanati, nelle Marche. In occasione del duecentesimo anniversario di quest’opera, mercoledì sera la Biblioteca Nacional di Montevideo ha ospitato una conferenza con la partecipazione del professor Sergio Givone e della poetessa Ida Vitale. Con loro ha partecipato anche l’attore Massimo Tenuta che ha recitato alcune poesie dell’autore. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Marchigiani in Uruguay come ha raccontato la sua presidente Anna Claudia Casini: "Per la nostra associazione era doveroso fare qualcosa in omaggio a un grandissimo marchigiano e italiano nonché letterato riconosciuto mondialmente. Forse in Uruguay Leopardi non ha avuto la giusta considerazione che meritava, ecco perché l’idea di questa conferenza era proprio quella di diffondere anche qui la sua opera contando con la presenza di illustri relatori e il risultato è stato pienamente soddisfacente". Intervistato da Gente d’Italia poco prima dell’inizio della sua esposizione, la riflessione del professor Sergio Givone ha toccato le principali questioni relative all’infinito, un tema verso il quale ha dedicato numerosi saggi e anche un libro. "Duecento anni dopo continuiamo a rileggere l’opera più rappresentativa di Giacomo Leopardi, troviamo sempre qualcosa che parla di noi e continuiamo a interrogarci sul significato. Insomma, resta sempre molto attuale".

Ma che cos’è esattamente l’infinito? Rispondere a questa domanda richiede una profonda riflessione: "Una chiave di lettura può essere quella della comprensione di una realtà misteriosa ed enigmatica. In questo mistero troviamo però qualcosa, una luce. Attraverso questa illuminazione possiamo dare un senso al nostro viaggio dal nulla e dentro il nulla. Non riusciremo mai a sapere perché siamo al mondo ma, nonostante tutte le sofferenze, Leopardi ci dice che un senso c’è. Non sappiamo che cosa sia di preciso e restiamo in attesa di coglierlo ma nel frattempo viviamo. L’infinito può essere solo simulato e finto". Docente di filosofia estetica presso l’Università di Firenze, Givone affronta temi complessi con un linguaggio sempre comprensibile tanto in italiano come in spagnolo. "Porci queste domande sull’esistenza è il motore della vita. Riflettere ci fa sentire vivi. L’alternativa sarebbe l’indifferenza ma così saremmo morti già prima di nascere. Leopardi non ama la vita ma la interroga, non la subisce come una condanna. Vive a modo suo. Sia chiaro non si tratta di una filosofia dell’assurdo e neanche di nichilismo".