Luigi Di Maio (Depositphotos)

Dunque, Luigi Di Maio non è più il capo politico del MoVimento 5 Stelle. Lo ha comunicato lui stesso prima ai ministri pentastellati e successivamente alla base grillina con una diretta Facebook.

Reggente, fino agli Stati generali che si terranno a fine marzo sulla piattaforma Rousseau, in quanto membro più anziano del comitato di garanzia, Vito Crimi, oggi viceministro dell’Interno e invece sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria nel Governo Conte I. Già, proprio quello che ha fatto della battaglia all’editoria il suo punto di forza, un personaggio di certo anti-democratico e nemico del pluralismo dell’informazione.

Dei giornali, che tutto sommato per lui avevano un grande difetto: raccontare la verità e non affossarla. E dunque, perché non eliminare i contributi all’editoria cosicché mandare in frantumi un intero settore e far perdere migliaia e migliaia di posti di lavoro? Il settimanale ‘L’Espresso’ pubblicò un fuorionda dell’allora capogruppo M5S al Senato: “I giornalisti li sto rifiutando tutti perché mi stanno veramente sul cazzo (…) Noi finora in Parlamento non abbiamo fatto un cazzo… abbiamo solo votato per scegliere cariche. Cioè passiamo un mese e mezzo senza fare un cazzo con uno stipendio che è quello che è…”.

Insomma, avete capito il tipo. Di certo comunque è un nome che non fa impazzire i seguaci del M5S, quello di Crimi. C’è addirittura chi gli avrebbe preferito il gaffeur per eccellenza, quel Danilo Toninelli che appena apre bocca non fa altro che allontanare l’elettorato pentastellato dal MoVimento. Insomma, non è di certo un momento facile per il partito nato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. La sensazione è che si sia caduti dalla padella alla brace. E in molti sperano che marzo arrivi presto… la possibilità che il M5S perda altri consensi, adesso, è più forte che mai.

Già quando era capogruppo e portavoce del MoVimento, i suoi atteggiamenti erano stati oggetto di scherno da parte dei social: su twitter andava forte l’hashtag “#Romanzocrimi” e il successivo tormentone “Vito lo smentito” perché Beppe Grillo era costretto sovente a smentire quello che usciva dalla bocca di Crimi. Senza dimenticare la famosa frase “Napolitano non si è addormentato” ommentando il colloquio tra il presidente e lo stesso comico durante le consultazioni al Colle. Salvo poi dover chiedere scusa e, successivamente, appisolarsi lui, platealmente, sugli scranni di Palazzo Madama. Un altro schiaffo ricevuto: in occasione del voto a palazzo Madama sulle dimissioni presentate dalla senatrice del Movimento 5 Stelle, Giovanna Mangili.

Crimi invitò i colleghi a “non andare a cercare in dibattiti in rete le motivazioni di questa scelta che sono personali”, ma fu subito contraddetto dalla bocciatura delle dimissioni da parte di tutti i gruppi, escluso il suo e la Lega. Fidatevi, per un paio di mesi il divertimento è assicurato…

STEFANO GHIONNI