Matteo Renzi (foto: depositphotos)

L’ultima notizia proveniente dagli ambienti governativi vuole che i fans dell’attuale Esecutivo siano alla ricerca di senatori per tenere in piedi come che sia una maggioranza parlamentare. Ed i senatori più richiesti – anzi, sembrerebbe, più disponibili alla bisogna – verrebbero proprio da Italia Viva, il neopartito messo su da Matteo Renzi all’indomani del varo del secondo Gabinetto Conte.

Questa legislatura sarà certamente ricordata. È nata con un’improbabile maggioranza, composta da due forze sino a quel momento poste su fronti opposti: il populismo Cinque Stelle associato al muscoloso partito salviniano. Una maggioranza artificiale – tale nel senso che non muoveva da alcuna intesa né da premesse culturali associabili – che fu possibile costituire solo grazie ad un considerevole strappo nelle prassi costituzionali, consentendo cioè che il Governo si formasse informalmente, mentre formalmente a non costituirlo era stato chiamato il presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli.

Un Governo che cominciò a confliggere quasi subito, avendo le due forze che lo componevano necessità d’inviare messaggi forti ai rispettivi elettorati, con i quali mantenevano e mantengono un rapporto piazzaiolo ed incapace di qualsiasi seria mediazione attraverso le articolazioni proprie della politica più matura. Il Governo, come si sa, è saltato in piena estate ma, in luogo d’andare alle urne per cercare di dare al Parlamento una base consensuale distinta, si è proceduto ad un secondo trasformismo. Il M5S, che sino ad allora aveva detto di vedere nel Partito Democratico la formazione espressione di tutte le forze che avrebbero condizionato l’azione dello Stato italiano producendo disservizio, spesa pubblica parassitaria, ingiustizia sociale – a voler esemplificare, il “partito dei Benetton“– s’è subitaneamente convertito a nuovi ideali, ed ha così deciso di formare la base parlamentare del nuovo Esecutivo insieme agli ex odiati nemici.

Nel frattempo, Matteo Renzi che mastica amaro dopo la fine del proprio potere, ha creato da una costola del Pd la sua IV; ma non ha fatto mancare formalmente la fiducia al Governo con i Cinque Stelle, benché ogni giorno non cessi di creare serie difficoltà al cammino dell’Esecutivo. Ora, nuovi nodi vengono al pettine, sempre che un pettine ci sia, quel che invece sembrerebbe mancare. Perché dinanzi ad una forza della maggioranza che minaccia di porre la questione di fiducia, non su d’un qualsiasi ministro, bensì sul ministro della Giustizia, nelle condizioni di stallo in cui versa il Paese, non ci sarebbe da fare altro che prendere atto dell’impossibilità di realizzare una seria azione di governo; dunque dimissioni dell’Esecutivo ed elezioni.

Invece, sembra di no, i nodi ci sono ma il pettine manca. Nella chiacchierata “segreta” tra premier – l’ineffabile Giuseppe Conte – e Presidente della Repubblica, perché tutto trovasse una sua via, certamente c’è stata la ricerca di soggetti eufemisticamente definiti “responsabili” o “delusi”, insomma di senatori che siano pronti a votare come che sia il Governo in carica. E pare che il serbatoio più generoso sarebbe proprio Italia Viva, quella formazione che si è costituita qualche mese fa intorno a Renzi, ma che oggi si vedrebbe, almeno in parte, pronta a tornare sui suoi passi, insomma a trasformarsi nuovamente. Dunque, in meno di tre anni, saremmo alla terza composizione parlamentare di maggioranze formali.

Perché tutto ciò, invece del più istituzionale canale del consenso democratico? Perché, si dice, le elezioni le vincerebbe quel terribile Salvini e, soprattutto, il nuovo Parlamento dovrebbe scegliere anche il Presidente successore di Sergio Mattarella, compito che di certo non può affidarsi al politico leghista ed ai suoi sodali. Tutto è possibile nella dimensione sovrana della politica; anche che si neghino le elezioni evidentemente necessarie, dato che una maggioranza per funzionare e portare avanti un Paese ha bisogno di coesione sostanziale, di una visione in cui identificarsi; ed identificarsi nel non voto e poco più è troppo esile sostanza perché le cose possano andare, nella nazione la cui crescita economica è la più lenta d’Europa.

Si aggiunga che, sempre in amor di Salvini, è stata accordata l’autorizzazione a procedere contro di lui per sequestro di persona nel caso della nave Gregoretti. Un sequestro che, evidentemente, se ci fosse stato, avrebbe coinvolto un’intera catena di comando, dato che Salvini, per attuarlo, si sarebbe servito dell’apparato amministrativo e militare dipendente dal Ministero dell’Interno di cui era titolare. Un processo che sarà un fattore di destabilizzazione non di poco momento, se ci si pensa bene e si valutano le implicazioni che esso comporterà, nel Parlamento, nelle piazze, negli apparati dello Stato che si scontreranno tra loro. Sì, questa legislatura sarà certamente ricordata.

ORAZIO ABBAMONTE