(foto depositphotos)

di FRANCO ESPOSITO

Duecentomila italiani evasori in Svizzera. Parte la caccia ai contribuenti che negli anni scorsi non hanno fatto rientrare i capitali in Italia. Quelli titolari di conti svizzeri. L’Agenzia delle Entrate è in possesso della lista. Se non escono allo scoperto, se non si autodenunciano, rischiano un procedimento penale per evasione fiscale. L’autodenuncia deve avvenire prima della lettera del Fisco. Il Fisco, lo scorso anno, ha ricevuto dalla Svizzera i dati appunto sui titolari di conti nel Paese elvetico. Si fa quindi dura la lotta ai titolari di depositi all’estero. Ma è una corsa contro il tempo. Una sorta di bivio che si approssima per coloro che non hanno aderito alla "voluntary disclosure" degli anni scorsi. A un anno dalla richiesta del 6 dicembre 2018, l’Agenzia delle Entrate ha incassato infatti li lunghissimo elenco di cittadini italiani che hanno un conto o un deposito nelle banche svizzere. Un database di duecentomila nominativi che potrebbe valere più di un miliardo di euro per le casse italiane. I soggetti – tutti, nessuno escluso – dovranno ora decidere se emergere con un "ravvedimento operoso" che permette di pagare tasse, interessi e sanzioni per evitare il provvedimento penale. Oppure aspettare che sia il Fisco a bussare alla loro porta. In questo caso, bisogna però inserire nel conto anche le conseguenze penali. Duecentomila conti di evasori italiani, un miliardo di euro l’alta posta in palio. In base alle differenti posizioni tributarie, il rischio per il plotone di evasori è di ritrovarsi indagati e dover affrontare un processo nel quale la giustizia può contestare la più leggera delle accuse, quella di dichiarazione infedele per chi ha denunciato i propri redditi in Italia nascondendo quelli in Svizzera, o le imputazioni più gravi. L’omessa denuncia o la dichiarazione fraudolenta. L’Amministrazione federale delle Confederazione svizzera ha inviato alle proprie corrispondenti in Italia la richiesta di dati, poi girati alle autorità italiane, su richiesta dell’ufficio Cooperazione Internazionale dell’Agenzia delle Entrate. Richiesta datata agosto 2019. L’attività istruttoria sugli elenchi è tuttora in corso. L’Agenzia delle Entrate, in questa particolare calda fase, ritiene di non dover rilasciare dichiarazioni. L’attenzione è rivolta in particolare alla valutazione di conti correnti nominativi e codici fiscali, incrociando le informazioni con la situazione tributaria in Italia. Nei prossimi mesi partirà l’offensiva verso coloro che hanno nascosto denaro non dichiarato. Il mezzo scelto? L’invio di questionari con cui ogni correntista potrà spiegare la natura delle sue disponibilità estere. Gli evasori individuati vorranno tutti adeguarsi alle richieste perentorie dell’Agenzia delle Entrate? In Italia l’ottimismo sulla piena riuscita della caccia all’evasore italiano in Svizzera è addirittura dilagante. "Nessuno sfuggirà", assicurano i funzionari chiamati a curare la spinosa questione. Come detto, qui balla un milione di euro. Gli interessati alla prossima ondata di lettere del Fisco saranno i domiciliati in Italia. Quelli che, tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016, risultavano titolari di uno o più conti presso istituti bancari svizzeri e non hanno aderito alla "voluntary disclosure". L’azione che avrebbe permesso di regolare la propria posizione dei potenziali evasori. Caccia o battaglia, l’inseguimento a duecentomila evasori da un miliardo sta creando un grande fermento nel mondo bancario. Innanzitutto negli studi legali italiani che si occupano di diritto tributario e si trovano a dover scegliere la migliore strategia per i clienti. "Il muro di protezione fiscale della Confederazione svizzera è ormai venuto meno", osservano alcuni noti avvocati milanesi titolari di studi che assistono numerosi clienti. Gli utilizzatori della "voluntary disclosure". In queste settimane sono tanti i titolari di conti in Svizzera, potenziali evasori, che si rivolgono agli studi legali milanesi "per capire come ridurre il potenziale danno". Il consiglio legale migliore è indirizzato verso la strategia migliore. Questa: "Anticipare l’Agenzia delle Entrate e procedere all’emersione, ma è anche importante un’analisi attenta del portafoglio e dei conti correnti". Il motivo è che in alcuni casi non si superino "determinate soglie di non punibilità". Ma accadrà cosa a chi non sarà in grado di spiegare provenienza e natura del denaro? Diverrà inevitabile la segnalazione alle procure. Una comunicazione che in quarantottore porterà all’apertura di un procedimento penale con l’avvio dell’indagine delle Fiamme Gialle.

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