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Ormai é noto che l’Italia é sotto la mira dei paesi europei per l’apparizione di un importante numero di persone a rischio in determinate zone del nord, a causa della propagazione del coronavirus, meglio identificato nel nostro paese como Covid-19.

Le immagini mostrano stadi vuoti, il carnevale di Venezia con poche maschere e molte “mascherine” per proteggere la respirazione, strade deserte e via di seguito. Ma qual é l’impatto piú importante? Mi riferisco ovviamente all’impatto su lavoro, su cui vi é molta preoccupazione, ma di cui se ne parla poco. Il giornale La Stampa di Torino afferma che la situazione potrebbe portare addirittura alla chiusura di 15.000 piccole imprese, specialmente nei settori della ristorazione, la ricettivitá, le imprese di distribuzione e i servizi. L’impatto sull’occupazione potrebbe superare i 60mila posti di lavoro.

Intanto nel fine settimana scorso, per precisione il 23 febbraio, il Governo ha varato il Decreto-legge N° 6 per contenere al massimo gli spostamenti nelle zone interessate, e risolvere problemi relativi alle attività produttive e a i lavoratori. Molte sono infatti le domande che si pongono: Il lavoratore in quarantena perde il salario? Cosa succede con i divieti di spostamento, quando il lavoratore vuole lavorare, ma non puó raggiungere la sua fabbrica? Ci si può assentare dal lavoro per timore al contagio? Il nuovo decreto-legge prevede che il lavoratore che é nella impossibilità a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla sua volontà e per decisione della Pubblica Amminsitrazione, conserverá il diritto a percepire la sua retribuzione.

Ma chi paga? I datori di lavoro si sono giá messi in moto affinché sia emanato un provvedimento normativo che preveda la cassa integrazione ordinaria (seguro de desempleo, come si dice in spagnolo) per queste tipologie di eventi, e non il loro obbligo di pagare il salario. Un’altra norme interessante del decreto-legge N° 6 é quella che prevede la possibilita che impresa e lavoratore accordino provvisoriamente modalitá di “lavoro agile”, nei termini della legge 81/2017.

E ció cosa vuol dire? Perché “lavoro agile”? L’espressione é una traduzione delle parole inglesi “smart work”, le quali in qualche modo riinviano all’idea dello “smartphone”, un cellulare che ha avuto molto successo. Quindi per “lavoro agile” la legge italiana intende quel lavoro svolto da una persona – autonoma o dipendente – con l’aiuto di un cellulare, una tablet o una laptop, senza obblighi di orari e senza necessaria presenza in azienda. In altre parole, il “lavoro agile” é quel lavoro che si puó fare da casa via cellulare o laptop.

Grazie alla normativa approvata il 23 febbraio 2020, nelle zone a rischio (per ora Lombardia e Veneto) si potrá quindi lavorare da casa nella modalitá del “lavoro agile”. L’assenza per quarantena sará invece regolata dalla normativa generica in materia sanitaria sul lavoro. Quindi il lavoratore, che non può essere presente in fabbrica o in ufficio a causa di misure di quarantena, rientrerá nel trattamento ‘latu sensu’ sanitario e, pertanto, la sua assenza dovrà essere disciplinata secondo le previsioni di legge e contrattuali, che riguardano l’assenza per malattia, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro. Il governo intanto studia come assistere gli imprenditori che devono pagare dipendenti, senza poter godere delle loro prestazioni.

Gli interventi pubblici si centreranno sull’uso dei fondi della cassa integrazione ordinaria (per le imprese medio-grandi) e il Fondo d’Integrazione salariale (per le imprese con non più di cinque dipendenti). Siamo in piena psicosi collettiva e l’Italia agisce rapidamente su un contagio globale che puo avere complesse conseguenze sociali ed economiche. Non so che dire; ma il fatto che voglio ricordare é che oggi, piú che mai, la salute e l’economia di un paese sono sempre legate al lavoro dei suoi cittadini. Quindi ritengo rapido ed opportuno l’intervento del governo, per sostenere lavoratori costretti a restare a casa e aziende con le porte chiuse in un momento grave della vita del paese.

JUAN RASO