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Più di 200 imprese italiane hanno già dato la disponibilità a produrre mascherine e altri dispositivi medici come camici: si sono insomma riconvertite solo ‘temporaneamente’ per mettersi al servizio del Paese, alcune a titolo gratuito. Da questa settimana la gran parte sarà già operativa. Si tratta di 80 aziende di Sistema Moda Italia e Confindustria moda e le restanti 120 sono di Cna Federmoda. “Abbiamo costituito uno sportello dove abbiamo chiesto alle aziende del settore se davano la disponibilità o meno a produrre” spiega Gianfranco Di Natale, direttore generale di Sistema Moda Italia (SMI) in un’intervista all’AGI “Abbiamo raccolto complessivamente circa 200 aziende tra noi, Confindustria moda e Cna Federmoda con lo sportello Amianto e con il supporto strategico di Pwc”. Lo scopo di questa operazione, spiega Di Natale “è stato quello di cercare di semplificare l’iter: abbiamo creato una sorta di prototipo di mascherine di terzo tipo, tipo chirurgico, per l’uso quotidiano non per l’uso professionale. Ce n’è comunque un forte bisogno, per ora stiamo iniziando a produrre queste”. In seconda battuta gli industriali si stanno organizzando per produrre le altre: “l’iter per produrre i dispositivi di protezione individuale – conclude – è piu’ complesso perché necessita di certificazioni. Su questo stiamo lavorando e ci arriveremo con un po’ più di tempo: l’iter non è molto agevolato, siamo in un periodo di guerra però la burocrazia è dei periodi di pace e qualche problema questo ce lo crea”. Da Armani a Prada, da Bacardi a Nannini è lungo l’elenco delle imprese aderenti a Confindustria che si sono messe a servizio del Paese alle prese con l’emergenza da coronavirus e hanno riconvertito la produzione per mettere a punto dispositivi medici di vario titolo. Eccone alcune:

EMMEVI MV S.P.A. Azienda di Cuceglio (To) specializzata nella produzione di tappeti, zerbini e passatoie. L’azienda, a tempo di record, ha avviato la produzione di mascherine per uso civile non medicale lavabili e riutilizzabili. HERNO Confezionano i camici per medici e infermieri degli ospedali di Domodossola, Verbania e Omegna con la stessa cura con cui realizzano i capi più esclusivi della griffe: sono le 15 giovani sarte di Herno che il titolare Claudio Marenzi ha messo a disposizione dell’AsIVco. L’azienda di Lesa è chiusa per le disposizioni governative ma resta aperto l’atelier, dove dietro le macchine da cucire ci sono ragazze che producono 400 camici al giorno, 10.000 in un mese. BACARDI L’azienda di alcolici nota per il rum, produrrà 1,1 milioni di litri di disinfettati per le mani, considerato che a livello globale la domanda continua a superare l’offerta nello sforzo di ridurre il rischio di contagio di Covid-19. Anche lo stabilimento di Martini a Pessione fornirà alcol per la produzione di igienizzanti per mani da fornire alla comunità locale, alla Croce Rossa e alle organizzazioni che lavorano per fronteggiare l’emergenza. Questa settimana si uniscono all’impegno già annunciato dallo stabilimento di Porto Rico, otto siti produttivi Bacardi tra Stati Uniti, Messico, Francia, Inghilterra e Scozia. Bacardi dona questi prodotti a organizzazioni locali in prima linea nell’emergenza, così come ai suoi impiegati e fornitori. ARMANI Il gruppo comunica la conversione di tutti i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati agli operatori sanitari. PRADA Su richiesta della Regione Toscana, ha avviato mercoledì 18 marzo la produzione di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario della Regione. NANNINI Ora sforna occhiali e visiere per proteggere medici e infermieri. Davide Degl’Incerti Tocci, titolare della reggiana Nannini Italian Quality insieme al socio e direttore commerciale Alberto Gallinari in pochi giorni sono riusciti a realizzare occhiali e visiere protettive anti-coronavirus in grado di non appannarsi e comodi da indossare. Veri e propri presidi ospedalieri che saranno prodotti dalla Nannini insieme all’impresa bolognese RALERI, entrambi specializzati nella produzione e commercializzazione di occhiali protettivi. HANITA Produce moda femminile di medio-alto livello. Non c’è stato bisogno di adattare grandi macchinari, è bastato comprare il tessuto adatto e spiegare alle sarte che confezionano i vestiti in maniera artigianale, con la macchina da cucire. LA VELERIA SAN GIORGIO Storica azienda ligure fondata nel 1926, ha dato il via alla produzione di mascherine chirurgiche destinate al personale della ASL4 che conta tre ospedali, Sestri Levante, Rapallo e Lavagna, che servono una popolazione di quasi 150.000 persone. MEDICI STYLE SRL Azienda di Vezzano, produttrice di interni in pelle per auto, ha convertito una linea di confezione alla produzione di mascherine. Riceve il tessuto certificato e tutti gli accessori dalla ‘Nuova Sapi’ di Casalgrande e si occupa poi della confezione con specifiche macchine da cucire. RADICI GROUP Multinazionale da oltre 3.000 dipendenti e 1,2 miliardi di fatturato che, nel cuore della Val Seriana, produce tecnopolimeri di poliammide che diventano poi filati in poliammide e poliestere. Ora crea camici, copriscarpe e cuffiette in grado di proteggere medici e infermieri: la richiesta di questi dispositivi di protezione arriva direttamente dall’ospedale di Bergamo. Coinvolta anche la PLASTIK che si è occupata di aggiungere al tessuto della Radici un prodotto che lo renda antibatterico e traspirante e quindi resistente agli agenti infettivi.