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Questa non è più una protesta sociale contro il razzismo. È una rivolta, senza giustificazioni, contro le istituzioni, la storia, la libertà, un pericolosissimo viaggio verso il totalitarismo che sta tenendo in ostaggio gli Stati Uniti, ogni giorno di più. Pestaggi per le strade, nomi che vengono cambiati (anche di prodotti alimentari) solo per la paura di essere definiti razzisti. Poliziotti assaliti, uccisi, e che, quando va bene, sono derisi, umiliati anche men- tre aspettano (invano) un caffè da McDonalds’. Quartieri di città come Seattle proclamati ‘zone autonome’ controllate poi da piccoli signori della guerra che piazzano i loro uomini, armati, agli illegali confini creati. Poi c’è chi deve discolparsi, come Mike Gundy, coach di football americano a Oklahoma State, per aver creato ‘dolore e sconforto’ per essere stato immortalato in una foto indossando una t-shirt con il logo di una emittente tv (OAN) che non rappresenta i leftists, la cieca sinistra che vuole di- struggere gli Stati Uniti.

Lavoratori licenziati per non essere d’accordo chi mette a ferro e fuoco una nazione intera. Politici che approfittano di questa situazione, appoggiando la violenza più bieca, solo per vincere le prossime elezioni. E il 34% degli americani è convinto che la seconda guerra civile sia in arrivo e anche per questo i rivenditori di armi stanno ancora aumentando i loro ricavi, già cresciuti in maniera esponenziale durante la fase più acuta del COVID-19. E i poliziotti? Devono solo difendersi, non possono svolgere il proprio lavoro, mentre tanti Democratici sono d’accordo con la folle richiesta guidata dai Black Lives Matter di abolire le forze dell’ordine per affidare la sicurezza dei cittadini agli… assistenti sociali. E in questa pazzia collettiva, perché solo così si può definire, vengono vandalizzate, distrutte, de- capitate decine di statue comprese quelle dedicate ad Abraham Lincoln, Il presidente Repubblicano che abolì la schiavitù. In queste giornate di razzie, saccheggi, proteste il più delle vol- te di una violenza inaudita tra le vittime c’è anche la comunità italo-americana. Quasi 18 milioni di cittadini a stelle e strisce che stanno subendo l’irrazionale attacco dei protestanti.

Nuovamente sotto attacco Cristoforo Colombo, statue decapitate, distrutte, vandalizzate e dove ancora resistono, ci sono sindaci, amministrazioni comunali che cedono al ricatto e in fretta e furia annunciano di aver rimosso il simbolo della italianità negli Stati Uniti. Ma in questi giorni di ‘ferro e fuoco’ non solo presi di mira Colombo, la storia, il Columbus Day che, c’è da scommetterci il prossimo 12 ottobre non si celebrerà nemmeno in quelle città, stati che per ora han- no mantenuto il giorno di festa, troppe le pressioni e non solo fatte di parole. Infatti la grande vergognosa purga che sta assalendo gli Stati Uniti non ha risparmiato nemmeno i mausolei dedicati ai caduti di tutte le guerre. Uno degli episodi più vili a Springfield, nel Massachusetts, dove il sindaco Domenic Sarno ha annunciato che l’Italian American Veterans Memorial Monument, che si trova nel South End della città, era stato vittima dei vandali. “Il mausoleo – ha spiegato in un comunicato – è composto da un monu- mento dedicato a Cristoforo Colombo con i nomi degli abitanti italo-americani di Springfield che hanno fatto parte dell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale (oltre 80 ndr)”. Il nichilismo porta- to avanti da queste folle, sempre a Springfield non ha risparmiato nemmeno il Black Vietnam Veterans Memorial Monuments di Mason Square, dedicato agli afro-americani caduti durante quegli anni. Una ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che in queste violenze il colore della pelle non c’entra più. Infatti anche altri monumenti dedicati al sacrificio degli afro-americani nei conflitti sono stati vandalizzati, dalla California al Massachussets.

E l’atmosfera che si sta vivendo, di assoluta sottomissione, può essere sintetizzata dalle parole del sindaco di Phi- ladelphia, Jim Kenney, che ha trovato molto più facile condannare chi cercava di difendere la statua di Cristoforo Colombo piuttosto che gli assalitori: “Siamo a conoscenza – ha dichiarato – di un gruppo di persone armate che si sono messe a proteggere la statua di Colombo nella Marconi Plaza. Il vigilantismo è inappropriato, questi individui portano più pericolo, a se stessi e alla città“. E anche Larry Krasner, il District Attorney, si è accodato al primo cittadino. Nessuna condanna invece per tutti gli altri.

Stefano Zanni