Michele Schiavone

Il tempo è tiranno e la data del referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari è fissata al 20-21 settembre 2020: scongiurata per l’estero l’ipotesi del cosiddetto ‘election day’ che avrebbe unito anche l’atteso rinnovo di sette amministrazioni regionali: Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Si sta uscendo con fatica da un periodo difficile che ha colpito anche e soprattutto le nostre comunità all’estero.

Michele Schiavone, Segretario Generale Cgie, ha ricordato, in apertura della storica prima plenaria tutta online del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero tenutasi il 25 luglio, il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, trasmesso su Rai Italia e rivolto ai connazionali sparsi nel mondo. L’assemblea del Cgie ha riguardato dunque il tema del referendum costituzionale, già previsto per il 29 marzo scorso e posticipato a settembre per la pandemia. “Da valutare sono sia l’aspetto organizzativo e tecnico e sia quello più propriamente di merito. Gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione Italiana, ossia sulla riduzione della rappresentanza degli eletti in entrambi i rami del Parlamento”, ha spiegato Schiavone escludendo la possibilità del già menzionato ‘election day’ anche perché “le procedure organizzative nella Circoscrizione Estero sono normalmente più macchinose rispetto a quelle delle Circoscrizioni in Italia ed è per questo che abbiamo chiesto al Ministro degli Esteri garanzie affinché il voto, come previsto dalla Costituzione, non sia solo un dovere ma anche un diritto”, ha aggiunto Schiavone. E’ stato sottolineato come, anche con la collaudata modalità di voto per corrispondenza, il rischio di un ‘flop’ in quanto ad affluenza c’è “perché in tanti Paesi l’emergenza sanitaria potrebbe comunque limitare molto gli spostamenti e tali limitazioni potrebbero interessare anche i servizi postali”, ha commentato il Segretario Generale Cgie al quale, dato le premesse tutt’altro che rosee, non sarebbe affatto dispiaciuto un ulteriore rinvio. Si è entrati poi nel merito del referendum, sul quale già a febbraio lo stesso Schiavone aveva ufficialmente comunicato l’invito del Cgie a votare per il “no” alla riduzione. “Il taglio sarà lineare e la riduzione di un terzo porterà ad avere otto deputati e quattro senatori per complessivi dodici rappresentanti invece di diciotto nella Circoscrizione Estero”, ha quindi sottolineato Schiavone che ha chiesto all’assemblea di interrogarsi non solo sul numero degli eletti ma anche su come si ricompatterà l’assetto della rappresentatività post referendum: si dà da più parti per scontato che l’esito dello stesso sia di fatto favorevole al taglio dei parlamentari. “Con l’aumento dei nostri emigrati i numeri rischiano di portare un solo senatore a rappresentare un milione e mezzo di italiani all’estero. Questo referendum è stato ribadito dalle attuali forze di maggioranza ed era di per sé uno degli obiettivi del Governo precedente guidato sempre da Conte. Ad ora però ancora non c’è alcuna campagna di informazione, quale elemento portante per garantire che i connazionali all’estero votino con convinzione e coscienza sapendo quali effetti saranno prodotti dalla propria decisione”, ha aggiunto Schiavone ricordando gli imminenti incontri con il Sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo, e con il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci, Luigi Vignali. “Verranno prese in considerazione le istanze che usciranno da questa assemblea perché lo scopo della riunione è avere una linea atta ad impegnare il Governo e la Farnesina”, ha chiarito Schiavone.

Luigi Billé (Consigliere Cgie – Regno Unito) ha ricordato come le proposte di riforma del numero degli eletti non sia una novità e sia legittima questa riduzione. “Neanche la riduzione degli eletti all’estero deve colpire perché le proposte del passato già la prevedevano. Il problema però andava risolto a monte ossia nel merito di una dimensione parlamentare numericamente davvero rappresentativa della popolazione all’estero”, ha spiegato Billè lamentando una mancanza di riforme a favore degli italiani residenti stabilmente all’estero ma anche la carenza da parte degli eletti all’estero nel saper rappresentare all’Italia il ruolo di ambasciatori di questo Paese svolto dai connazionali nel mondo.

Riccardo Pinna(Componente comitato di presidenza Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei) è partito dall’analisi della situazione in Sudafrica. “Egoisticamente potrei dire di togliere anche tutti gli eletti all’estero e di conferire più poteri a Cgie e Comites perché tanto in Sudafrica non avremo mai né un deputato né un senatore; ma non è così che si ragiona perché la democrazia come tale deve essere trattata. Abbiamo già dato nel 2006 quando abbiamo accettato i diciotto parlamentari ed eravamo 3,8 milioni di italiani all’estero mentre oggi che siamo 6 milioni dovremmo per logica averne trentasei. Quindi il solo chiedere almeno di non toccare i nostri eletti sarebbe stato più che ragionevole” ha rilevato Pinna sottolineando come sia “mancata una lotta unita dei diciotto parlamentari per battersi contro questa proposta di riduzione.

Nello Collevecchio (Consigliere Cgie – Venezuela) si è detto molto preoccupato dall’emergenza Covid e dalla riduzione della mobilità in Venezuela dove lo spostamento da una città all’altra viene controllata rigidamente da posti di blocco. “Il rischio è quello di non poter esercitare il diritto di voto a settembre”, ha lamentato Collevecchio. Giangi Cretti (Consigliere Cgie – Presidente Fusie) ha sottolineato come occorra ribadire la posizione del Cgie contraria alla riduzione degli eletti. “Gli italiani all’estero sono come un fastidio e lo si percepisce dalla superficialità con la quale si affrontano certe questioni. Se anche il risparmio c’è, è talmente minimo che non giustifica una riforma del genere in assenza totale di una riforma elettorale preventiva. C’è poi una disinformazione totale: in Italia non si parla di questa questione ossia del referendum”, ha commentato Cretti domandandosi tra l’altro che valore abbia un referendum in cui oltretutto c’è il rischio che non sia garantito il diritto effettivo di votare in alcuni Paesi a causa della pandemia; oltre a questo, secondo Cretti, ci sarebbe una difficoltà della rete diplomatico-consolare per il lavoro pregresso da evadere al quale si aggiungerebbe un evidente sovraccarico.

Giuseppe Stabile (Consigliere Cgie – Spagna e Portogallo) è intervenuto in primi sulle modalità del referendum. “Sappiamo che all’art. 16 del decreto semplificazioni sono state inserite proprio quelle modalità riorganizzative del voto referendario sulle quali non possiamo entrare nel merito se non per qualche suggerimento. Ci troviamo però in una fase successiva – ha spiegato Stabile – e nel merito è importante ricordare che il testo del quesito referendario non scorpora gli eletti all’estero dai parlamentari nazionali. Ci troveremo pertanto con un referendum nel quale i connazionali saranno chiamati a decidere se tagliare i parlamentari, tutti e quindi anche quelli all’estero, oppure no. Ricordo – ha aggiunto Stabile – a seguito di audizioni e di comitati di presidenza che il Cgie abbia già assunto una posizione e quella posizione è di contrarietà assoluta alla riduzione degli eletti all’estero ma purtroppo ricordo anche che non c’è possibilità di scorporarli dai parlamentari nazionali. Quindi, quale è la posizione del Cgie e quale quella dei nostri parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero di fronte a questo unico e chiarissimo quesito referendario?”, si è chiesto Stabile.

Paolo Da Costa (Consigliere Cgie – Svizzera) si è chiesto chi si assumerà le responsabilità, a livello parlamentare e governativo, nell’eventualità in cui ci siano persone che non potranno esercitare il diritto di voto all’estero anche per le difficoltà della rete diplomatico-consolare. “Da parte del Cgie serve una posizione chiara – ha spiegato Da Costa – perché altrimenti ci si presenta agli elettori dicendo che si è favorevoli alla riduzione dei parlamentari a livello italiano ma contrari a quella all’estero”, ha commentato Da Costa sottolineando anche il ruolo importante dei Comites nell’informare i cittadini.

Mariano Gazzola (Vice Segretario Generale Cgie per l’America Latina) ha contestato il concetto di “riduzione lineare dei parlamentari perché per esempio i due senatori del Molise sono stati salvati cosa che non è avvenuta per l’Europa, per le Americhe e gli altri continenti dove è stata compiuta una vera discriminazione nei confronti del mondo degli italiani all’estero: una discriminazione compiuta da quasi tutti i partiti politici italiani”, ha evidenziato Gazzola parlando di necessità di un vero e proprio empowerment degli italiani nel mondo. “Quanto sarebbe stato utile inoltre avere già la convenzione tra Maeci, patronati ed associazioni per prestare quei servizi ai connazionali a fronte delle difficoltà riscontrate nella rete consolare?”, si è chiesto Gazzola aggiungendo come in previsione di scadenze elettorali ciò avrebbe potuto facilitare anche l’attività informativa.

Luca Tagliaretti (Consigliere Cgie – NCD) ha definito come molto negativa per la collettività la riduzione dei parlamentari eletti all’estero. “Dobbiamo però anche essere realistici ed il referendum è stato indetto nonostante tutta la fase dei confronti”, ha lamentato Tagliaretti ricordando come adesso sia importante svolgere il ruolo di guardiani del voto a cominciare dall’apporto informativo verso le comunità territoriali.

Norberto Lombardi (Consigliere Cgie – Pd) ha ribadito la posizione di “non contrarietà a discutere in assoluto della riduzione dei parlamentari ma allo stesso tempo è improponibile mettere mano al numero degli eletti all’estero perché questo aggrava il vulnus che già esiste”, ha spiegato Lombardi sostenendo come il problema non sarà la modalità di voto per corrispondenza – casomai tra le più compatibili proprio col distanziamento sociale – bensì i servizi postali di alcuni Paesi, la consegna per tempo dei plichi e infine la questione dell’aggiornamento degli elenchi degli aventi diritto al voto.

Fernando Marzo (Consigliere Cgie – Belgio) nutre timori sulla partecipazione perché tastando il terreno tramite trasmissioni radiofoniche italiane in loco ha notato una scarsa reazione al tema.

Fucsia Fitzgerald Nissoli (deputata Forza Italia eletta nella ripartizione Europa)  ha sottolineato di aver chiesto lo stralcio della Circoscrizione Estero dalla riforma ammettendo allo stesso tempo come sia mancata un’azione coesa e unitaria da parte degli eletti all’estero. Nissoli ha ricordato che non sarà necessario il raggiungimento del quorum e che, da quelli che sono gli umori in Italia, è assai probabile una vittoria del fronte favorevole alla riduzione dei parlamentari. “Il referendum dovrà essere ben pubblicizzato e dobbiamo fare in modo che tutti siano informati per esercitare il diritto di voto. Si voterà col metodo della corrispondenza, un metodo obsoleto, poco trasparente e troppo costoso”, ha spiegato Nissoli mettendo in luce come un ulteriore rinvio potrebbe comportare il rischio di spendere comunque inutilmente dei soldi per la preparazione e la stampa dei plichi.

Francesca La Marca (deputata Partito Democratico eletta nella Ripartizione America Centrale e Settentrionale) ha lamentato come le polemiche incrociate espresse diano solo adito a quanti contestano agli italiani all’estero di non saper fare squadra. “Credo che tutti sappiano che quasi tutti gli eletti all’estero si sono mossi, fin dal primo momento, in maniera unitaria esprimendo contrarietà al taglio degli eletti in questa Circoscrizione, anche andando contro la linea dei nostri partiti. “Se non ci sono le condizioni per modificare la legge con un decreto – ha aggiunto La Marca – allora bisogna puntare sulla comunicazione per diffondere il messaggio affinché all’estero ci sia uno schieramento unito contro il taglio”.

Vincenzo Arcobelli (Consigliere Cgie – USA) si è ricollegato alle precisazioni del consigliere Stabile aggiungendo come il suo timore sia quello di una violazione dei diritti dei connazionali all’estero. “Ho il presentimento che  molti non avranno la possibilità di votare per questo referendum perché ci sono zone come Sudafrica e Sudamerica dove la pandemia è ancora in atto con le restrizioni del caso. Quindi reputo di promuovere un’azione presso la Corte Costituzionale per difendere questi nostri diritti. Bisogna dare un segnale forte”, ha commentato Arcobelli aggiungendo perplessità per il grado di informazione cui effettivamente hanno potuto attingere i connazionali finora. Schiavone ha quindi precisato come sia stato già presentato un ricorso alla Corte Costituzionale facente riferimento anche alle difficoltà attuali della rete diplomatico-consolare .

Vincenzo Mancuso (Consigliere  Cgie – Germania) ha lamentato una scarsa considerazione per gli italiani all’estero nonostante poi li si definisca come ambasciatori del Made in Italy. “Dobbiamo puntare a una maggiore rappresentatività perché rappresentiamo il 10% della popolazione italiana ed è per questo che dovremmo avere una rappresentanza di questo livello alla Camera e al Senato”, ha spiegato Mancuso.

Franco Papandrea (Consigliere Cgie – Australia)  ha sottolineato come gli stessi connazionali all’estero sia assaliti dal dilemma: da un lato si vuole il taglio in generale della politica ma dall’altro non si vuole quello della rappresentanza all’estero. “La scelta è molto dura e bisogna capire se la scelta di salvare gli eletti all’estero ci possa portare anche a evitare il taglio parlamentare nel suo insieme”, ha commentato Papandrea ricordando a sua volta come la posizione del Cgie sia stata già espressa in tal senso. Dal punto di vista pratico, benché per esempio in Australia la situazione Covid sia al momento migliore rispetto ad altri Paesi, il servizio postale ha già subito una riduzione: “i plichi saranno consegnati per tempo?”, è quindi la domanda di Papandrea lamentando anche una mancanza di informazione.

Maria Chiara Prodi (Consigliera Cgie – Francia) si è domandata “cosa intenda il Maeci per informazione”, e “quale sarà la posizione del Cgie il giorno dopo il referendum”, ricordando infine anche il milione di euro esistente per la sperimentazione del voto elettronico.

Silvana Mangione (Vice Segretario Generale Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei) ha ricordato come per il referendum confermativo non sia necessario il raggiungimento del quorum. Mangione ha lamentato, con preoccupazione, di aver avuto notizie circa la possibilità di esclusione dal voto in quelle aree in cui non ci siano le condizioni per votare. “Questo taglierebbe fuori molte aree: in primis il Sudafrica ma anche gli Stati Uniti. La prima cosa da far valere nel discorso sull’empowerment per gli italiani all’estero è quella del diritto al voto. Fino a prova contraria all’art. 3 della Costituzione si legge che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando l’eguaglianza e la libertà dei cittadini, impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, ha spiegato Mangione. “Nel documento da far uscire da quest’assemblea, oltre all’esortazione cogente a votare ‘no’, perché questa riforma costituzionale è un’offesa a quella rappresentanza giusta alla quale abbiamo diritto, bisogna aggiungere che nulla può far venir meno il nostro diritto di voto. Tra il 1993 e il 2000, negli anni in cui stavamo lottando per la modifica costituzionale, erano stati richiesti trenta deputati e dieci senatori, perché questo corrispondeva alle cifre di allora, cioè ai poco più di tre milioni di italiani registrati all’Aire. Ora che siamo il doppio dovremmo avere sessanta deputati e venti senatori. Non pretendiamo questo, ma che finalmente si proceda contro il taglio e poi ad una seconda modifica costituzionale che scorpori il numero degli eletti all’estero dal totale dei parlamentari”, ha aggiunto Mangione.

Silvia Alciati (Consigliera Cgie – Brasile) ha sottolineato il rischio di una bassa partecipazione al voto referendario essendo  alcuni Paesi nella fase acuta della pandemia, con relativi problemi negli invii postali . “Bisogna far capire in Italia che co questo referendum si rischia di escludere dalla partecipazione politica un 10% della popolazione che è parte attiva dello sviluppo del nostro Paese”, ha spiegato Alciati. Angela Schirò (deputata Pd eletta nella ripartizione Europa) ha ricordato come fin dal precedente Governo Conte abbia espresso la sua contrarietà personale. “Come cittadini italiani abbiamo diritto ad essere rappresentati e siamo sempre di più all’estero. Ho espresso la mia contrarietà fino alla fine e ho anche firmato per indire il referendum con il Comitato per il No”, ha spiegato Schirò evidenziando l’immobilità dei partiti in Italia dove non c’è una vera intenzione di informare i cittadini. E’ stato anche ricordato lo strumento della Bicamerale per gli italiani all’estero il cui iter di formazione in ambito istituzionale è in una fase già avanzata.

Marcelo Carrara (Consigliere Cgie – Argentina) ha parlato di una lotta compatta da portare avanti come una squadra. “Mi è piaciuto il concetto di empowerment ed è quella la strada da compiere. In America Latina sarà difficile per il referendum durante il mese di settembre perché stiamo vivendo una situazione complessa. Ci hanno discriminato e noi dobbiamo continuare la nostra battaglia”, ha spiegato Carrara.

Gianluca Lodetti (Consigliere Cgie – Cisl) ha ricordato come la posizione del Cgie sia stata chiara fin dall’inizio. “Mi concentrerei di più sull’esercizio del diritto di voto perché oggi non ci sono in tutti i Paesi le possibilità per esercitarlo; allo stesso tempo gli elettori devono avere tutte le informazioni utili”, ha spiegato Lodetti.

Aniello Gargiulo (Consigliere Cgie  – Cile) ha parlato di mancanza di solidarietà verso gli italiani all’estero, rilevando il rischio che con il voto referendario i consolarti vengano oberati di lavoro.

Tony Mazzaro (Consigliere Cgie – Germania)  ha lamentato la mancanza di informazione di ritorno da parte delle emittenti televisive, tra le quali anche la Rai, che devono tener conto della presenza degli italiani all’estero. “Se non dovesse esserci una risposta al referendum in termini di affluenza ciò non dovrà essere imputato a una mancanza di sensibilità ma forse all’inopportunità del momento”, ha sottolineato Mazzaro.

Massimo Ungaro (deputato Italia Viva eletto nella ripartizione Europa)  ha evidenziato come la Bicamerale sarà realtà ed il ciclo di audizioni è finito e si sta predisponendo il testo unificato. “Si andrà in aula in autunno e questa Commissione vedrà la luce entro l’estate del 2021, avendo così gli italiani all’estero un foro predisposto per completare l’architettura istituzionale dedicata”, ha spiegato Ungaro preoccupato adesso dalla messa in sicurezza del voto: sia per la ricezione del plico all’estero e sia per l’espletamento dello scrutinio a Castelnuovo di Porto ma su quest’ultimo punto – ha riferito Ungaro- ci sarebbero rassicurazioni da parte della Corte d’Appello .

Isabella Parisi (Consigliera Cgie – Germania) ha ricordato come tra Covid, carte d’identità elettroniche e plichi elettorali i consolati saranno sottoposti a forte stress.  

Marcelo Romanello (Consigliere Cgie – Argentina) ha sottolineato la difficoltà di votare all’estero.

Rodolfo Ricci (Consigliere Cgie – Filef) suggerisce ai firmatari della proposta referendaria di verificare e attivarsi nel più breve tempo possibile presso la Corte Costituzionale perché circa 2 milioni di italiani all’estero ad oggi rischierebbero di non poter votare. “Quale istituzione di questo Paese, auspico che il Cgie scriva anche al Presidente della Repubblica”, ha precisato Ricci.

Schiavone ha ribadito il ruolo dei primi tre firmatari del referendum aventi la possibilità di interrogare appunto la Corte Costituzionale su punti specifici del quesito. “A febbraio è stata audace la posizione assunta dal Cgie – ha ammesso il Segretario Generale riferendosi al comunicato per il ‘no’– e occorre adesso coinvolgere in questa battaglia tutta la comunità. La situazione delle difficoltà per votare in tante parti del mondo dovrebbe portare alla ragionevolezza riguardo alle date”, ha espresso Schiavone parlando della necessità di un documento che sia sottoscritto non solo dai membri del Cgie ma anche dagli esponenti dei Comites per chiedere almeno di dilazionare i tempi affinché tutti gli elettori possano partecipare al voto.