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Solo l’ipocrisia più sfacciata può cercare di far passare il voto alle Regionali per un voto esclusivamente amministrativo. Perché se esclusività deve esserci, è solo politica. Sulle Regioni, infatti, può giocarsi la sorte del governo e della maggioranza. Sia chiaro: i puristi della Costituzione affermeranno che nulla c’entri il risultato amministrativo e con la vita dell’esecutivo. È vero. Ma c’è piccolo dettaglio da considerare: nella costituzione le Regioni non c’erano e il senso della politica e dello Stato nei costituenti, al di là delle posizioni, era alto per davvero. Se il buon senso, il rispetto del sentimento popolare, gli intendimenti intimi dei costituenti e la preparazione socio-culturale, esistesse ancora nella politica attuale, nulla di ciò che abbiamo visto in questi anni ci sarebbe stato.

I padri della Repubblica infatti mai avrebbero pensato a maggioranze come quelle gialloverdi o giallorosse quando scrivevano dei numeri in Parlamento per il sostegno ad un governo, mai avrebbero pensato che la democrazia potesse finire sotto un click, mai che l’articolo 138 potesse sfruttarsi per stravolgere la Carta. Del resto, a quei tempi, appena usciti fuori da una monarchia imbelle e da una dittatura infame che avevano trascinato il Paese in una guerra folle e disumana, solo il pensiero che pochi decidessero per tanti, che la minoranza dei votanti governasse sulla maggioranza era impensabile e vergognoso. Il pensiero più profondo che i costituenti vollero trasferire nella Carta, era non solo il primato della volontà popolare, ma l’armonia degli equilibri e degli intenti, della rappresentanza, a garanzia di una maggioranza che rispettasse la democrazia e la proporzione elettorale del Paese.

Ecco perché mai gli estensori della Carta avrebbero consentito che un esecutivo fosse sostenuto dal diavolo e la croce e meno che mai da una coalizione minoritaria e invisa agli elettori, per non dire cosa avrebbero pensato di una accozzaglia politica che fino ad un minuto prima di unirsi si fosse insultata, insolentita e accusata di ogni male. Figuriamoci, dunque, se volessimo davvero rispettare la memoria dei costituenti cosa chiederebbero oggi se alle Regionali il centrodestra crescesse ancora strappando altri governatori al centrosinistra, col territorio per oltre due terzi in mano a una coalizione opposta a quella del governo: ci sarebbe il voto e basta. Ecco perché è inutile girarci intorno coi cavilli e l’interpretazione strumentale della Costituzione, che viene tirata in ballo dalla sinistra solo quando gli conviene.

Perché per il resto viene trascurata. Basterebbe pensare ai Dpcm, alla limitazione del contante, ai soprusi del fisco verso i cittadini, al caso "Palamara", all’interpretazione dei salvataggi in mare dei barconi. Del resto, parliamoci chiaro, è stata la Dc col Pci prima e i cattocomunisti fusi assieme a rattoppare la Carta con modifiche sbagliate e strumentali, utilizzando impropriamente l’articolo 138, oltre a offrire il destro alle istituzioni per interpretazioni "larghe". Tanto è vero che se la Legge delle leggi fosse sempre stata applicata in modo autentico e preciso col piffero che i magistrati avrebbero potuto fare il bello e il cattivo tempo secondo orientamento, col piffero che ci sarebbero stati i ribaltoni, col piffero che saremmo finiti in ginocchio coll’Europa senza l’approvazione del Parlamento. I trattati con firma impegnativa previsti nella Carta non erano certo quelli della Ue di cui allora nemmeno si sognava l’ombra.

Ma quando mai coi padri costituenti avremmo potuto finire in mano ai grillini arrivati secondi al voto escludendo a priori la coalizione vittoriosa, ma quando mai un premier tecnico, figura che nemmeno per idea si pensava allora, avrebbe guidato due governi politicamente opposti, ma quando mai si sarebbe consentito a Matteo Salvini prima e a Matteo Renzi dopo di fare due parti in commedia con gli elettori. Ecco perché diciamo che il voto di settembre negli intenti costituzionali veri sarà politico e se il centrodestra vincesse altre Regioni dovrebbe salire al Colle per farsi sentire eccome. Per rappresentare la decisione maggioritaria degli italiani, per chiedere che la volontà popolare sia rispettata tanto in nuce quanto in numeri reali. Egregi Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi se fosse vittoria dunque, sappiate bene rispettare il voto popolare ottenuto, facendovi rispettare fino in fondo, nell’interpretazione autentica e non demagogica del dettato. Qui si parrà la vostra nobilitate..

ALFREDO MOSCA