Palazzo Chigi, sede del Governo italiano (foto: depositphotos)

Mes, quel botta e risposta infinito che rischia di far saltare il banco della maggioranza. Cresce la tensione all'interno dell'esecutivo giallorosso. Ed è sempre il fondo salva Stati a dividere le parti. Ci ha pensato, per primo, Beppe Grillo, garante del M5S, ad infuocare gli animi con un post nel quale ha bollato il meccanismo europeo di stabilità come uno strumento "inadatto e inutile". Molto meglio "patrimoniale e Ici/Imu alla Chiesa" porterebbero "25 miliardi spendibili e liberi da vincoli di rientro" ha argomentato l'ex comico genovese. Sulla stessa lunghezza d'onda il sottosegretario all'Interno ed esponente del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia il quale, in merito all'eventuale impiego del fondo sanitario, ha tagliato corto: "Finché ci siamo noi al Governo non ci sarà". Insomma, un muro contro muro che ha scatenato l'ira dei dem, rimasti soli con Iv, dopo che anche Forza Italia ha deciso di defilarsi, allineandosi alle posizioni di Lega e Fdi, a sostenere l'impiego del prestito europeo per la sanità. "E' a rischio la maggioranza, soprattutto al Senato" hanno tuonato i sostenitori del partito di Zingaretti. "Il Mes è ineludibile" ha argomentato Graziano Delrio (capogruppo del Partito Democratico alla Camera). "Quanti di quelli che, in queste ore, discutono, dichiarano e si schierano per il no alla riforma del Mes conoscono realmente i contenuti della riforma?" si è interrogato su Twitter il senatore Pd Dario Stefano, presidente della commissione Politiche Ue a Palazzo Madama. "Solo chi non ha mai visto un ospedale può dire che il Mes non serve" ha sbottato Iv, in un comunicato, al termine della cabina di regia convocata dal partito di Renzi. Tutto questo mentre dal Quirinale Sergio Mattarella ha provato a mettere in guardia i "litiganti": in caso di crisi, l'unica soluzione resta quella delle urne, è stato il monito del Capo dello Stato. Un avviso che però non ha dato i frutti sperati. In serata, infatti, si è riunita l'assemblea dei gruppi pentastellati. Ma la strada indicata è rimasta quella tracciata da Grillo: sul Mes non si fa dietrofront. E le acque nel governo, continuano a rimanere agitate.

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