Tutto Maradona minuto per minuto. La vera storia di "Maradona e il Napoli", dagli ultimi giorni di Barcellona, la lunga ed estenuante trattativa, al passaggio – deciso dalla Fifa per promuovere i mondiali in Usa – al Siviglia.

Raccontata da chi l'ha vissuta in prima persona, da protagonista. Un giornalista felice ed infaticabile, fra mille avventure e qualche disavventura, da Napoli a Barcellona, a Zurigo, a New York, penna e taccuino sempre in pugno, e soprattutto una rara quanto invidiabile arma professionale: una memoria di ferro.

Ecco "Nel nome di Diego", ultima fatica (fatica?!..., meglio "divertissement") editoriale di Franco Esposito, la ventesima, e magari con la ventunesima già in cantiere.

Stavolta con la complicità di Dario Torromeo, amico e collega di centinaia di eventi, un'amicizia nata e cresciuta soprattutto a bordo ring, germinata dalla comune passione e competenza per la boxe, lo sport dei pugni, sport duro e doloroso, che nasconde spesso meravigliose storie umane, sport da sempre attrazione fatale per scrittori e cineasti.

Il calcio, certo, è diverso, un abisso di differenza, dalle mani ai piedi, dall'individuale al collettivo. E già questo basterebbe. Se poi l'obiettivo viene focalizzato su "the greatest", il più grande, che nella boxe era Muhammad Alì, ma nel calcio è indiscutibilmente lui, Diego, "il Fenomeno" (quello con la effe maiuscola), allora è facile capire perché la sua storia, ora che se n'è andato, assume la dimensione di leggenda.

"Nel nome di Diego", 264 pagine per "Absolutely Free", 15 euro, in libreria da giovedì 28 gennaio, ha il passo avvincente e seducente di un romanzo giallo, anche se ne conosciamo già vittime ed assassini.

Le vittime naturalmente siamo noi, tifosi, sportivi, giornalisti, e tutti quelli che quel romanzo abbiamo vissuto in qualche modo "in diretta", ciascuno dalla propria angolazione, ma comunque partecipi di questo irripetibile romanzo.

Franco Esposito ce lo propone come un thriller mozzafiato, ci conduce di corsa rivelandoci scene e retroscena di quella trattativa infinita che tenne col fiato sospeso per un'estate intera un'intera città, ma anche tutta l'Italia calcistica, coinvolgendo anche i "non tifosi".
Inarrestabile inviato de "Il Mattino" in quei giorni, Esposito esplora e racconta tutti i personaggi della vicenda, dai primi attori alle comparse, fino ai suggeritori dietro le quinte mai apparsi nelle cronache dell'epoca.

Era maggio dell'84 quando tutto incominciò, "era de maggio" verrebbe da sospirare come la famosa canzone di Di Giacomo e Costa, e questa è la storia di un cronista felice ed infaticabile, all'inseguimento di Diego e di quell'incredibile trattativa, fra vicende inimmaginabili, ansie e paure, imprevisti e colpi di fortuna, senza mai perdere di vista l'obiettivo, "la marrocca", come si dice in gergo, cioè la notizia o l'intervista "da titolo a nove colonne" com'era sui giornali di una volta.

Come quella prima intervista arpionata dopo un inseguimento a dir poco avventuroso in uno sperduto albergo del New Jersey, dove il Barcellona era finito per un quadrangolare cui partecipava anche l'Udinese di Luiz Vinicio.

E poi, a seguire, i ventotto giorni di Barcellona, la estenuante trattativa, fra bugie diplomatiche e mezze verità, indiscrezioni e smentite, decine di giornalisti piombati da tutta Italia, ostinatamente sostenuti da quella volontà "Yo quiero irme" di Diego, stella polare della loro ostinazione.

E l'ostinazione del digì azzurro Antonio Juliano, l'antico capitano, che non molla i contatti con il club catalano mentre il presidente Ferlaino prepara nell'ombra le garanzie bancarie, convincenti premesse economiche, con il prof. Ferdinando Ventriglia, presidente del Banco di Napoli e l'on. Vincenzo Scotti. Premesse di una trattativa dall'esito ancora incerto.

Il tutto raccontato nei minimi dettagli, anche quelli all'epoca taciuti al giornale per motivi di opportunità. E poi i due scudetti e il triste declino, i giorni bui, fino alla fuga notturna dopo Napoli-Bari, in quel lunedì in Albis del '91 portando con sé una pastiera, ultimo profumo e sapore di Napoli, omaggio affettuoso del collega Mimmo Carratelli.

Poi il Siviglia, le fugaci esperienze in panchina fino agli ultimi, tormentati spiccioli di una vita da genio maledetto, la morte e la gratitudine di Napoli che gli dedica lo stadio, una statua, una stazione della metro e presto, pare, anche una piazza. Esagerato!... Com'era esagerato lui.

E dopo i ritmi incalzanti della narrazione di Franco Esposito, il ricordo dei gol e dei momenti più belli e memorabili della carriera di Diego rievocati da Dario Torromeo.

Per il lettore è come sprofondare in una comoda poltrona dopo una corsa esaltante e sfogliare l'album delle foto di famiglia. E gustarsele, con calma, una per volta, attraverso descrizioni, dichiarazioni e date ormai scolpite nella storia di Diego e del Napoli.

A cominciare naturalmente dalla doppietta segnata contro l'Inghilterra ai Mondiali del 1986 - la "mano de dios" e poi il "gol del secolo" - , alla magia (che altro se no?) contro la Juve al San Paolo, 3 novembre 1985, punizione a due in area, tocco all'indietro di Eraldo Pecci e Tacconi che vola inutilmente verso il sette.

Una storia, tanti ricordi. Nat King Cole canterebbe "Unforgettable", indimenticabile.

ADRIANO CISTERNINO