Silvio Berlusconi (foto: depositphotos)

Governo giallorosso sempre più sull'orlo del baratro. Prima l'Udc poi Forza Italia, hanno alzato i toni dello scontro annunciando che dai senatori dei due partiti di opposizione, non arriverà alcun sostegno al Conte bis. "Non saremo della partita e voteremo no a Bonafede" il diktat dei centristi. Sul versante azzurro, è Silvio Berlusconi in persona a escludere tra le opzioni in ballo, quella di un appoggio all'esecutivo a guida 5S-Pd-Leu.

O GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE O VOTO
"Le strade sono solo due: o governo di unità nazionale o le urne" il parere del Cavaliere. Insomma, volendo riannodare le fila del discorso, l'operazione "responsabili" è naufragata sul nascere. La maggioranza che sostiene il governo Conte bis, senza la nascita dell'auspicata e più volte invocata "quarta gamba", rischia di "andare a sbattere" come ci ha tenuto a ribadire il vice segretario del Pd, Andrea Orlando.

IL GOVERNO RISCHIA IL KO IN SENATO
Tradotto in soldoni: se il governo dovessero andare alla prova dei numeri in Senato, tra mercoledì e giovedì, sulla relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede, rischia di incassare una di quelle "scoppole" capaci di mandare tutto gambe all'aria. D'altronde, nelle ultime ore Conte ha incassato il no alla relazione sullo stato della giustizia anche da molti di quei singoli senatori che la scorsa settimana hanno consentito al governo di incassare la fiducia a palazzo Madama, seppur con una maggioranza relativa di 156 voti favorevoli.

IV VOTERA' NO ALLA RELAZIONE BONAFEDE?
E Iv? Come voterà il partito di Renzi? In realtà lo si saprà solo domani quando Bellanova e company decideranno la linea da assumere in sede di voto. Tuttavia, almeno stando agli ultimi rumors, questa volta Italia Viva sembra più orientata a votare no che astenersi. Ciò non toglie che in "soccorso" della maggioranza potrebbero arrivare alcune "assenze strategiche". Anche tra gli stessi renziani.

DIMISSIONI: CONTE CI PENSA
Dunque, le opzioni in campo sembrano restringersi: o Giuseppe Conte sceglierà comunque di sfidare l'Aula, con il rischio di finire in minoranza e di farsi sfiduciare, oppure potrebbe decidere di dimettersi prima del voto a Bonafede e puntare a un governo Conte ter.

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