Dalle stelle alle stalle in una settimana. In pochi giorni il Napoli è passato dalla scorpacciata di gol alla Fiorentina al ko in Supercoppa con la Juventus e, soprattutto, alla clamorosa disfatta di Verona. Insigne è rimasto sul dischetto di Reggio Emilia e, con lui, la brillantezza di un gioco che, al Bentegodi, si è visto soltanto per venti minuti, i primi.

Insieme al risultato, la squadra azzurra - che sin dall'inizio dell'anno ha palesato mancanza di continuità - ha smarrito le sue certezze. La difesa, non più la migliore del campionato, si è letteralmente consegnata alle ripartenze degli scaligeri. La mediana di lottatori Bakayoko-Demme non ha fatto filtro e non ha costruito, perché non è nelle caratteristiche dei suoi interpreti.

E l'attacco, senza la necessaria assistenza, ha retto solo finché Lozano è riuscito a dare sfogo ai suoi guizzi. Quando sono entrati, Osimhen e Mertens hanno confermato di essere ancora lontani da uno stato di forma accettabile.

A far rumore, più che degli ormai ripetitivi tormentoni di Gattuso ("La responsabilità è mia", "Non abbiamo annusato il pericolo", "Dobbiamo crescere") è stato soprattutto il silenzio del presidente De Laurentiis. Anche prima di esonerare Ancelotti il patron azzurro si defilò, salvo riapparire all'improvviso col coniglio nel cilindro: 'Ringhio Star'.

Dalla società filtrano smentite, eppure le riflessioni sono davvero in corso. Gattuso si gioca la conferma giovedì contro lo Spezia in Coppa Italia e domenica contro il Parma. Sullo sfondo il fantasma di Benitez, più sfocati gli altri possibili partecipanti al casting, da Allegri a Spalletti, per finire a Sarri, tutti allenatori accomunati da due aspetti: costano troppo e difficilmente subentrerebbero a stagione in corso.

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