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Il Chianti risulta la marca italiana più richiesta. L’eccellenza italiana sbanca soprattutto in Cina dove dati importanti  rilevati da Pinduoduo, la più grande piattaforma di e-commerce per l’agroalimentare in Cina, confermano la tendenza positiva. Basti pensare che un recente evento on line tenuto da Pinduoduo nell’ambito della fiera Wine to Asia di Shenzhe per promuovere i vini italiani, ha attirato oltre 470mila spettatori. “E’ una notizia molto importante – afferma Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – per noi che stiamo lavorando per imporci sempre più come protagonisti in Cina. E’ una sfida fondamentale: la Cina oggi rappresenta circa il 5% del mercato globale del vino Chianti, ma alla luce delle dimensioni enormi di questo mercato, e vista la crescita importante che il Chianti sta avendo in terra cinese da alcuni anni a questa parte, crediamo che possa diventare uno dei mercati più importanti per noi a livello mondiale, se non il più importante in assoluto fra qualche anno”. Il Consorzio Vino Chianti, a novembre, è stato anche protagonista alle fiere cinesi Interwine Canton e QWine di Qingtian. In particolare, a Canton, ha messo in vetrina 10 aziende ed un bancone dedicato alla denominazione con 24 etichette di 14 aziende, proponendo una degustazione orizzontale dell’annata 2016 di Chianti Riserva. A Qingtian il Consorzio è tornato sempre con 10 aziende, per un totale di 74 etichette, ed una degustazione dedicata al Vin Santo del Chianti Doc, con un collegamento virtuale dall’Italia. “Il ritorno in Cina è fondamentale – ha sottolineato Busi -, significa che le aziende ripartono con le attività di marketing. In maniera un po’ zoppa, perché non c’è la presenza diretta dell’azienda dall’Italia, ma è comunque un’opportunità per affrontare nuovamente il mercato cinese, far assaggiare i prodotti, intrattenere rapporti commerciali, malgrado l’amarezza che rimane nel non poter condividere questo momento fisicamente con i compratori”. Per la produzione del Chianti la Cina rappresenta il 5% del mercato, “ma la sua rilevanza – sottolinea Busi – non è legata tanto ai numeri attuali, quanto alla crescita importante che il Chianti sta avendo da qualche anno su quel mercato e, viste le dimensioni che quel mercato ha, è chiaro che si intravede una possibilità di sviluppo commerciale veramente importante. Non ci sentiamo di escludere che da qui a qualche anno la Cina possa diventare il mercato più importante per il Chianti”. La Cina, nei primi difficili sette mesi del 2020, ha importato dall’Italia 45 milioni di euro di vino, in calo del 39,2%, sui 74 milioni di euro dello stesso periodo del 2019, per un 1,28% delle spedizioni totali (in calo dal 2% del 2019) ma resta un mercato di grande interesse per i produttori italiani perché dominato da crescita costante di ordinativi, che solo il Covid-19 ha frenato ma che ora mostra chiari segnali di ripresa di questo positivo trend.