Calcio traditore, tifosi spremuti. Dominano l’egoismo e l’ingordigia di club in gravissima crisi contabile. La vittoria di Dazn su Sky è l’addio alla pay. Ora sarà tutto in streaming. Ma per seguire il calcio d’ora innanzi serviranno quattro abbonamenti. Purtroppo, solo il 42% dei nostri connazionali, tra i 16 e i 74 anni, ha competenze digitali. Due o tre cose bisogna pur dirle dopo la rivoluzione nel calcio in tivù promossa e vinta da Dazn su Sky per la gioia di club assediati da debiti moltiplicati dal Covid.

Con 840 milioni a stagione (per i pacchetti 1 e 3) il gruppo fondato a Londra – focalizzato su video streaming online di eventi sportivi – ha avuto la meglio sulla offerta Sky. E 16 società su 20 hanno bellamente dato l’addio alla pay che per 18 anni li ha foraggiati lautamente. Hanno fatto i loro interessi, per carità , ed ora i presidenti del football italiano tirano un bel sospiro di sollievo. Hanno messo il denaro su tutto. Davanti a tutto. E lo hanno ottenuto . Infischiandomene degli unici sostegni certi,cioè i tifosi. Perché le tivù passano, i tifosi restano. E non tutti hanno gradito il cambio. Anche perché costa. Vediamo.

CLUB INGORDI E CICALE

Le casse delle società piangono. Il solo Covid ha prodotto un miliardo di mancati ricavi (fonte Football Money League 2021 della Deloitte). Ma il buco è più grande. I diritti tivù hanno dato una mano. Ma a che prezzo? Molti, troppi, tifosi mugugnano. Sono stati ignorati. Nessuno al tavolo delle trattative ha pensato a loro. Nessuno. I club stanno scherzando col fuoco. Sui social tira una brutta aria. I tifosi sono stufi di orari impossibili, abbonamenti buttati, spettacoli rovinati. Meglio non tirare troppo la corda.

IL CAMBIAMENTO COSTA

Per seguire il calcio serviranno la bellezza di quattro abbonamenti. Il satellite non è più il padrone del pallone in tivù. Ora c’è lo streaming, il sistema di contenuti audio e video via Internet . Si potranno seguire le partite su Smart tivù, pc, iPad e smartphone. Il costo non è ancora noto ma si parla di 30/35 euro al mese. A fine campionato si saprà.

UN DATO ALLARMANTE

Solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha competenze digitali di base. Nel resto d’Europa siamo al 58%. Una bella differenza. Lo ha confermato, la scorsa settimana, Vittorio Colao, neo ministro della Innovazione tecnologica: “L’Italia è uno dei paesi d’Europa con il maggior digital divide”. Va poi aggiunto che, a tutt’oggi, il segnale non è sicuro in tutto il Paese. La presenza di Tim dovrebbe costituire un atto di fiducia. Basterà? La televisione satellitare è rimasta in corsa per i tre match in co-esclusiva. Unica consolazione, per ora, è che non servirà un decoder. Basterà la App poi fruibile attraverso telefono, computer, tablet, Smart tv e consolle di gioco.

Enrico Pirondini