(foto depositphotos)

 

di Mimmo Carratelli

Scusa Ameri, scusa Ciotti (ha segnato Bruscolotti). Il bel calcio immaginato, narrato, gol, non è gol, l'ultimo fuorigioco, il penultimo corner. Clamoroso al Cibali (Ezio Luzzi). Il terreno è perfettamente agibile, la ventilazione apprezzabile, gli spalti gremiti al limite della capienza (Ciotti). Sino a questo momento i portieri non sono stati impegnati in parate rivelanti (Ameri). Elegie e topiche. Siamo al minuto che intercorre fra il 16' e il 18'. La Stock di Trieste famosa in tutto il mondo per i suoi brandy è lieta di presentarvi Tutto il calcio minuto per minuto. Sigla musicale di Herb Alpert.​ Gentili ascoltatori da Roberto Bortoluzzi, dagli studi di Milano, un cordiale buongiorno.​

Il calcio si giocava alla domenica e all'orario canonico della domenica pomeriggio. Nessuno che si potesse lamentare di giocare prima o dopo. Tutti insieme appassionatamente. Io dell'Inter, lei del Milan, eravamo in centomila cantava Adriano Celentano.​

Radiocronache, che passione! La preistoria del pallone, si capisce. La schedina del Totocalcio in mano. La radiolina sugli spalti per sentire i risultati delle altre squadre. Poi arrivò il 29 gennaio 1993. Era sera. La radiocronaca arrivò dallo Stadio Olimpico di Roma alle 20,30. La Lazio di Zoff contro il Foggia di Zeman. Finì zero a zero. Fu il primo posticipo della storia del calcio. In maniera e immagini confuse, la partita fu diffusa da Tele+2 con la voce di Massimo Marianella. Un flop.​

Fu l'inizio della rivoluzione. Saltò la liturgia della contemporaneità. Le esigenze televisive (la romantica radio conservò amici fedelissimi) piombarono ad antenne spianate a sparigliare il calcio, sminuzzandolo, spalmandolo, diluendolo. Anticipi e posticipi.​

La partita delle ore 18, una al sabato, poi una anche alla domenica. Dal campionato 2009-10 debuttarono l'anticipo al venerdì e il posticipo al lunedì.​

A gennaio del 2010, la prima partita alle 12,30 di domenica (Chievo-Inter). Alle 12,30 il Napoli debuttò il 26 settembre 2010 (Cesena-Napoli 1-4). Le partite del ragù, calcio non sei più tu.​

Scusa Ameri, scusa Ciotti, sta succedendo il quarantotto. Venerdì, sabato, domenica, lunedì: si gioca sempre. Di mattina, di primo pomeriggio, di mezza sera, di notte. Un campionato frantumato. Fors'anche condizionato. Non più perfettamente regolare, omogeneo, sincero. È il campionato televisivo. La tv paga i club e i club ubbidiscono a qualsiasi ora del giorno e della notte.​

I diritti televisivi sostengono i bilanci delle società. E, allora, giocate sempre, giocate di giorno, di pomeriggio, di notte, dal venerdì al lunedì. Spalmatevi, rincorretevi, non fate storie. Si compilano classifiche momentanee al sabato, si aggiornano alla domenica, si completano il lunedì. Anticipatevi e posticipatevi. Rivoluzione, rivoluzione.​

E adesso arriva Dazn, l'emittente spalma-calcio come mai prima d'ora, che dopo 18 anni soppianta Sky. Dieci partite d'ogni giornata di serie A in dieci orari diversi. Sabato una partita alle 14,30, una alle 16,30, una alle 18,30 e una alle 20,45. Domenica una partita alle 12,30, una alle 14,30, una alle 16,30, una alle 18,30 e una alle 20,45. Lunedì una partita alle 20,45. Un poco di zucchero e la pillola va giù.​

Che confusione, non c'è emozione. Siamo al campionato fluido. Lo spezzatino di Dazn durerà tre anni, dal prossimo campionato sfilacciato a dovere. Dazn pagherà alla Lega calcio 840 milioni a stagione, 2 miliardi e 520 milioni in totale, col sorriso di Diletta Leotta.​

Non c'è scampo. Campionato a brandelli. Sedici società si sono dichiarate d'accordo, salvo poi a lamentarsi di giocare prima, di giocare dopo, di giocare al caldo del pomeriggio, di giocare al freddo di notte. Quattro club si sono dichiarati contrari: Genoa, Crotone, Sampdoria e Sassuolo.​

Si moltiplicano gli abbonamenti alla pay-tv. Perché il campionato passa a Dazn, ma la Champions e l'Europa League restano a Sky. Il calcio costa ancora di più anche a vederlo solo da casa (che è un'altra cosa). E si spera che le antenne, i ponti-radio, le parabole e tutto l'armamentario di Dazn funzionino, che non ci siano sussulti di immagine, pause tecniche, gol fantasmi e premi il tasto mi sto spegnendo, e il pennello di elettroni percorra correttamente il raster sulle 625 righe di scansione del televisore, e che il segnale televisivo non sia un segnale di allarme.​

Dazn, la sintesi di dannazione. È il calcio dei ricchi. Proprietario di Dazn è il miliardario Leonard Valentinovich Blavatnik, 64 anni, ucraino nato a Odessa, di origini ebraiche, però anche americano e inglese, patrimonio stimato in 32 miliardi di dollari, quarto uomo più ricco del Regno Unito, quarantaseiesimo Paperone nel mondo, a capo della Access Industries, sede a New York, una conglomerata industriale che tratta carbone, alluminio, plastica, chimica, petrolio e telecomunicazioni. Dazn è nata a Londra l'8 luglio 2015. È apparsa in Italia l'1 luglio 2018.​

Dazn e basta la parola. Dal calcio minuto per minuto al calcio sminuzzato giorno per giorno. Il calcio del telecomando. Domani, chissà, un tempo al sabato, il secondo tempo alla domenica e il recupero al lunedì. Per creare una maggiore suspense, non bastassero gli abbagli degli arbitri.​

È il baraccone del pallone televisivo, in Italia sotto il macigno di quattro miliardi di debiti, che paga 31 milioni l'anno il molto emerito Cristiano Ronaldo di Funchal, Portogallo, alla sua bella età di 36 anni, e un giovane portiere come Gigio Donnarumma, con una vita davanti e un sontuoso conto in banca dietro, vuole ancora 12 milioni netti l'anno per continuare a offrire senza sconti la sua invidiabile statura stabiese di un metro e 96 centimetri tra i pali.​

È il pallone delle plusvalenze fasulle, dei bilanci i rosso, delle partite opache, erede di Calciopoli, un pallone esperto in dribbling e mobbing, con l'ondeggiante protocollo Var e l'eterna sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti dei grandi club rivelata per la prima volta dal dirigente arbitrale Giorgio Bertotto nel 1967 dopo che l'Inter battè il Venezia con discutibili decisioni del direttore di gara Sbardella.​

Alè! Abbassa la tua radio per favore se vuoi sentire i battiti del mio cuore, cantava Alberto Rabagliati. Accendi la televisione, canta Dazn, e che il pennello elettronico te la mandi buona. La partita.​