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di Franco Esposito

L’affare lo hanno fatto i Benetton. Il malaffare la Cassa Deposito e Prestiti. Il Cdp ha acquistato da Atlantia l’88% di Aspi, Autostrade per l’Italia. Valutazione 9.3 miliardi. Fanno quindi tombola i Benetton, ed è come vincere l’intero montepremi della lotteria di Capodanno vecchia maniera pre covid. Escono i soci privati, torna il controllo pubblico.

Dalla privatizzazione a oggi sono passati venti anni. Fatale la domanda: chi ci ha guadagnato e chi ha perso? La risposta è univoca, non ammette discussioni né calcoli troppo articolati. Nel caso in specie, due più due fa tranquillamente quattro. Dal ’99 a oggi i soci privati i Autostrade hanno incassato 14 miliardi, a fronte di investimenti di solo 2,5. Se il Governo avesse deciso la revoca della concessione, Autostrade Italia, l’Aspi, avrebbe incassato meno dei 9 miliardi offerti ora da Cassa Deposito e Prestiti.

Un’operazione a perdere, per Cdp. All’epoca l’Iri vendette l’Autostrada, valutando 7,7 miliardi il cento per cento della società. Lo Stato, tramite Cdp, ricompra il cinquantuno per cento sborsando 9,3 miliardi per il cento per cento della società. Paga quindi di più una società oggi ha molti più debiti di allora, con sedici anni residui di concessione. Ne aveva 38 nel 2000. Davvero un malaffare per Cdp, che è lo Stato.

I Benetton ci guadagnano soldi pesanti. Miliardi. La famiglia veneta e gli altri soci della Schermanventotto acquisirono dall’Iri il trenta per cento di Austostrade. Un’operazione da 2,5 miliardi, nel 2000. I ricavi realizzati raccontano di 1,16 miliardi da cessione di quote nel 2004-2005 e 1,77 miliardi da cessione quote nel 2017; 9,8 miliardi di dividendi e, in aggiunta, una potenziale plusvalenza di almeno un miliardo sulla Telepass. Conclusione: a fronte di un investimento di 2,5 miliardi, recuperato nel giro di pochi anni, Benetton e soci hanno incassato 13,7 miliardi.

Le previsioni confortano le aspettative dei Benetton. Incasseranno 8,2 miliardi da Cassa Depositi e Prestiti e soci. Facile il calcolo: in tutto fanno 22 miliardi a fronte di un investimento di 2,5. Come se il disastro relativo al crollo del Ponte Morandi non si fosse mi verificato. I conti in tasca a Benetton e soci li ha fatti il quotidiano “Il Fatto Quotidiano”.

Un profitto fuori dell’ordinario, per i Benetton. Realizzato senza rischi e senza aver introdotto innovazioni; minimali gli investimenti. Colpa anche dello Stato che ha imposto agli utenti delle autostrade, per decenni, il pagamento di una cospicua rendita senza un beneficio corrispondente. Come azionista della società e come regolatore, lo Stato ha realizzato un clamoroso autogol. Ovvero un colossale fallimento, imputabile all’inettitudine e all’incapacità di chi ha gestito il potere pubblico e alla scellerata privatizzazione. Fino alla convenzione del 2007.

Il momento focale della questione è questo: elargito a titolo gratuito il diritto a indennizzi astronomici in caso di revoca della concessione. Fumo negli occhi all’opinione pubblica per giustificare il mancato coraggio di revocare la concessione dopo il crollo del Ponte Morandi. Allora il Governo giallorosso, Cinque Stelle e Lega, urlò addirittura che avrebbe castigato i Benetton, obbligandoli a vendere. Il cane ha abbaiato senza essere mai nella condizione di mordere.

Il prezzo che offre oggi il Cdp è una sorta di generosa buonuscita. Superfluo aggiungere che gli azionisti di Atlantia sono contenti di accettare la munifica offerta. Chissà come la pensano gli utenti, al cospetto di questa che ha il sapore di un’autentica beffa? Sarebbe clamoroso se dovessero pagare il ristoro con l’aumento dei pedaggi. Fosse stata revocata la concessione per gli azionisti di Atlantia sarebbe andata molto peggio. Anche alla luce lle ipotesi circolate per l’indennizzo, da 14 a 22 miliardi. Non è improbabile che si potesse arrivare a un compromesso. La società Autostrade, in ogni caso, sarebbe rimasta una scatola vuota, in una netta posizione finanziaria negativa. Di oltre 10 miliardi e l’impegno di eseguire opere per circa 3 miliardi. Senza contare il riconoscimento degli indennizzi dovuti in seguito alla disastrosa implosione del Ponte Morandi. Pagate le imposte, ad Atlantia sarebbe rimasto meno dei 9,3 miliardi che incasserà da Cdp e soci. Ma una cosa va chiarita immediatamente: è lo tsunami di un probabile fallimento di Aspi, con conseguente crollo finanziario, e non di certo la minaccia di dover pagare un pesantissimo indennizzo, come auspicato a lungo dai rappresentanti dei fondi esteri azionisti di Atlantia.

Il prezzo è dunque alto anche per questa ragione pratica. All’acquisizione di Cdp partecipino anche fondi esteri, ma non è chiaro che il tutto possa portare benefici per gli utenti dell’autostrada. I pedaggi aumenteranno.