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In Italia i medici di medicina generale e pediatri sono 50.486. I pensionati 22.418. I pensionati over 70 hanno raggiunto quota 3.266. Il calcolo medio raggiunto è di 1.800 pazienti per ogni medico. Il numero considerato ottimale per ciascun medico di medicina generale e di pediatria di libera scelta sarebbe 1.000. Ma in realtà la media nazionale si attesta su 1.150. Corretta previsione ritiene che 35.200 medici andranno in pensione entro il 2017.

Certe anticipazioni dovrebbero comunque allarmare la sanità e i pazienti. Nei prossimi sei anni saranno chiusi 5.080 ambulatori. I cittadini potrebbero andare incontro ad una situazione indubbiamente spiacevole. Il motivo è presto spiegato: non potranno più contare su 15 milioni di medici di medicina generale. Ovvero rimarranno senza medico.

Il grido d'allarme discende da un'indagine che il quotidiano "La Stampa" ha affidato a L'Ego-Hub. Corsa alla pensione, effetto pandemia, ha appesantito e aggravato un problema strutturale. Il discorso è generale, riguarda tutta Italia, da Nord a Sud.

In molte zone di città italiane e nei paesi non c'è da sperare neppure in sostituzioni temporanee. In Lombardia, come nel resto d'Italia, i sostituti sono stati arruolati per la campagna vaccinale e pieno ritmo lavorano nei grandi hub. I più giovani, poi, sono stati arruolati nelle Usca, dove la paga oraria è migliore e il carico giornaliero di lavoro è meno pesante. Il risultato finale è il seguente: non si trovano medici di famiglia che vengano a lavorare nella seconda estate della pandemia, anche per dare modo ai titolari di andare in ferie dopo un anno intenso anno e mezzo di presenza costante sul tamburo.

Al Giambellino, quartiere di Milano caro ad Adriano Celentano, alta densità di ultraottantenni, dal primo luglio lo storico medico di famiglia andrà in pensione. Al suo posto non arriverà nessuno. "Il quartiere è difficile, nessuno vuole venire a lavorare perché il lavoro e tanto e il quartiere è quello che è".

In Lombardia c'è una carenza di 900 medici. Ma non è che il resto d'Italia sia messo meglio. In Piemonte le assenze di medici hanno raggiunto un limite non più sostenibili: le defezioni sono sull'ordine del cinquanta per cento. Nel Biellese e nel Cuneese la situazione è preoccupante. Nè più né meno come a Torino. Il Covid ha ingigantito il problema. Molti professionisti hanno anticipato il pensionamento. Nel 2020 si sono ritirati a vita privata 3.266 medici di famiglia e pediatri di famiglia over 70.

La conclusione di qualsiasi discorso è di una drammaticità che allarma: 15 milioni di cittadini hanno avranno più un referente sanitario. L'allarme porta un nome e un cognome importante, Domenico Cassarà, vice presidente Fimmg. L'Epam, ente previdenziale delle professioni mediche, comunica che fra il 2015 e il 2020 c'è stato un incremento del 235 per cento (avete letto bene, 235%) di pensionamenti tra professionisti che operano sulla sanità del territorio.

I numeri non sono destinati a migliorare. Anche perché, sul fronte della formazione, dati e notizie seminano ulteriori allarmi. Ad aprile 2021 – il dato è di Consulcesi – 2021 candidati si sono presentati al corso di formazione specifica in Medicina generale. I posti disponibili sono stati però solo 1.302. Uno su dieci è stato ammesso, con sommo dispetto del presidente Massimo Tortorella, che ritiene "inaccettabile mandare a casa migliaia di giovani medici, specialmente in questo complicato periodo d'emergenza".

La Lombardia è la regione in cui la scarsità si borse di studio sparge nuovi timori. Si è passati dalle 300 del 2020 alle 170 di quest'anno. In mancanza di 900 medici è facile capire quanto difficile sia la situazione". I numeri sono impietosi con la loro impenetrabile freddezza. Il presidente della Sanità del Pirellone, Emanuele Monti, non nasconde forti preoccupazioni. Il problema va posto all'attenzione di tutti, e sul piano nazionale.

Promette di attivarsi il governatore lombardo Attilio Fontana. Il tema della mancanza dei medici e dei pediatri di libera scelta sarà portato all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni. L'obiettivo è trovare una soluzione a livello nazionale. Non sarò facile: i numeri presenti nell'indagine de "La Stampa" non confortano soluzioni forti, incisive, decisive. L'unica cosa a cui pensare è l'avvento improvviso di un miracolo all'italiana. Incrociamo le dita, facciamo voti, tocchiamo ferro.

di Franco Esposito