Movimento 5 Stelle (foto depositphotos)

Tra le parole inutili e confuse che hanno caratterizzato la diaspora pentastellata di questi mesi, sono scivolate nel silenzio quelle pronunciate nei giorni scorsi da Davide Casaleggio, uno dei grandi protagonisti della stagione di gloria e di baldoria degli uomini di Grillo. Casaleggio ha confessato candidamente che “con Movimento 5 Stelle e Rousseau è stata data la possibilità a migliaia di cittadini sconosciuti di rivestire ruoli di prestigio e di potere assolutamente impensabili“. Per molti versi, è molto più dell’ammissione di un errore. È il confine frastagliato dell’incoscienza, della labilità di una linea politica che ha portato gente che non c’entrava nulla con le istituzioni nel cuore vitale dello Stato. I disastri di questa iniziativa sono sotto i nostri occhi. Presidenti del Consiglio letteralmente inventati, governi senza esplicite linee programmatiche, dichiarazioni quotidiane roboanti con, addirittura, la sparata dell’azzeramento della povertà nel nostro Paese, clamorose gaffe in materia di politica estera, il “vaffa“, la piattaforma Rousseau che vota senza alcuna forma di controllo, marce e retromarce giocate sulla corda del populismo più banale, e poi, soldi, soldi dispensati per tutti, reddito di cittadinanza, navigator (chi li ha più visti?), centri per il lavoro che non danno occupazione ma magari qualche voto. E, poi, gente anonima, priva di qualsiasi, seria esperienza politica, lanciata negli emicicli di Palazzo Madama e Montecitorio a sproloquiare su tutto e di tutto con dichiarazioni, puntualmente registrate dai microfoni dell’ aula che resteranno negli annali della Storia Repubblicana, superiori ad ogni frammento di satira del passato. Ha ragione Casaleggio. Sono arrivati al potere uomini e donne che, per cultura, qualità e spessore, mai avrebbero pensato di arrivare a quelle cariche e che, purtroppo, hanno fatto crollare il livello delle istituzioni. Lo spettacolo indecente che si va registrando in questi giorni tra i 5 Stelle sul superamento del doppio mandato, col povero Conte impegnato a trovare “soluzioni condivise“ per non mandare a casa Di Maio e la vecchia guardia mentre i deputati di prima legislatura, ansiosi di crearsi spazio visto il crollo dei consensi, è un’altra, drammatica commedia degli equivoci tra comprimari senza futuro. I sondaggi, progressivamente, li danno in caduta libera. Rousseau è solo il primo vettore che si stacca. Ma il missile pentastellato, ormai, non ha più energia e la sua disintegrazione appare sempre più vicina.

GIUSEPPE SCALERA